Ex Foro Boario (former bovine market), by Giuseppe Davanzo (1965-1968).
Padua, Italy.
© Roberto Conte (2021)

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Ex Foro Boario (former bovine market), by Giuseppe Davanzo (1965-1968).
Padua, Italy.
© Roberto Conte (2021)
Padova © 2019 - Matteo M. Santoni Rolleiflex T - Kodak Portra 160 website • flickr • dlsan • instagram
ALL in Fondazione Fotografia a Modena
di Desirée Lunardelli
La Fondazione Fotografia di Modena nasce nel 2007 come centro di ricerca sull’immagine contemporanea, con particolare attenzione alla fotografia. Ho avuto il piacere di visitare la sede didattica grazie alla gentilezza di Claudia Fini e Cecilia Lazzaretti in via Pietro Giardini.
La struttura si sviluppa su quattro piani e si ramifica in ambienti a cui gli studenti possono accedere liberamente come la biblioteca settorializzata accessibile anche a persone esterne alla fondazione, la sala computer con stampanti per la realizzazione dei progetti, la camera oscura e la sala posa. L’intento della Fondazione è di formare persone competenti e specializzate per ampliare il dibattito italiano sulla critica fotografica e tentare di recuperare il ritardo storico che l’Italia si porta sulle spalle. L’offerta formativa prevede un Master di alta Formazione sull’immagine contemporanea e l’ICON, il corso per curatori, sempre specializzato sulla fotografia e l’immagine.
Da quest’anno il corso per curatori sarà di durata annuale, invece che di sei mesi, per permettere agli studenti di approfondire ulteriormente l’aspetto critico dell’immagine. Si suddivide in nove moduli e affronta in maniera sia teorica che pratica i diversi campi che aiutano a formare in maniera cosciente e analitica la figura professionale del curatore. Accanto ad aspetti economici, si affiancano l’editoria, le pratiche di allestimento e l’utilizzo delle nuove tecnologie ulteriormente approfonditi da un corso di cultura visuale, uno di scrittura critica e uno di progettazione dedicato alle fasi più pratiche. Gli studenti inoltre, grazie agli archivi della fotografici presenti, sono motivati e stimolati dal confronto diretto con vere e proprie opere d’autore, che permette un approccio specifico con il mondo dell’arte e il mondo dell’immagine contemporanea.
Affiancati da docenti professionisti ed esperti gli studenti alla fine del corso sono invitati a presentare un progetto curatoriale concreto e realizzabile, che possa permettere loro di mettere in pratica quello che hanno appreso durante il percorso scolastico, con la possibilità di scegliere di fare un tirocinio in una realtà di settore sia in Italia, ma anche all’estero. Il corso convive parallelamente al master e grazie al numero contenuto di studenti, sono frequenti gli scambi interni attraverso passaggi diretti tra insegnanti e studenti, ma anche tra studenti stessi, che permettono un approfondimento ulteriore e la nascita di collaborazioni.
Visitando la Fondazione è emerso subito come gli studenti siano immersi completamente nel mondo dell’immagine, affiancati dai lavori dei propri colleghi appesi alle pareti e dal mondo della tecnologia, ma anche da elementi di arredo e materiale tecnico proveniente da vecchi studi fotografici, permettendo così la convivenza tra passato e futuro. Inoltre in sede vengono allestite mostre temporanee realizzate dagli stessi studenti. In corso, fino al 4 giugno, è possibile visitare la mostra curata da Silvia Vercelli, ex studentessa e il fotografo Andrea Simi, dedicata alla carismatica figura di Tina Mazzini Zuccoli, un’insegnante di Imola con la passione per i viaggi e la fotografia. La mostra accompagna il visitatore tra i diversi viaggi di Tina, raccontati attraverso diapositive, supporto da lei prediletto, che le permetteva una divulgazione più facile ed immediata, accompagnate dai suoi commentari in cui proponeva una sorta di racconto del proprio viaggio. La mostra è inoltre supportata da brevi video che raccolgono le testimonianze delle persone che hanno conosciuto Tina, resi fruibili da alcuni tablet a cui sono collegate delle cuffiette. Da un lato viene mostrato il materiale raccolto, dall’altro viene presentato il lascito di Tina con fotografie dei suoi studenti, di sua figlia e dei luoghi che ne raccontano la memoria.
La mostra si inserisce nel contesto del Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia che nella sua corrente edizione 2017, sviluppa il tema “Mappe del tempo. Memoria, archivi, futuro”.
Per concludere: la Fondazione è un luogo di crescita culturale, un luogo in cui nascono studenti coscienti e preparati sul tema immagine, persone pronte ad entrare nel dibattito e ad arricchire il mondo della critica fotografica perché hanno coscienza dei problemi e dei limiti, ma anche delle possibilità e della ricca proposta che il mondo contemporaneo offre.
SEDE ESPOSITIVA Foro Boario Via Bono da Nonantola, 2 Modena T +39 335 1621739 [email protected] SEDE DIDATTICA Via Giardini, 160 Modena T +39 059 224418 [email protected]
Desirée Lunardelli, Arti visive, Università di Bologna
Foro Boario, Padova © 2019 - Matteo M. Santoni website • flickr • dlsan • instagram • BOOK
Terni, il Palasport, il mercato e la fiera della vanità
Terni, il Palasport, il mercato e la fiera della vanità
2021? Dovrebbe essere una data, indicare un anno, il prossimo. Ma rischia di diventare sono un ambo secco da giocare su tutte le ruote. 2021, anzi l’estate del 2021, fu indicata ..
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Arco degli argentari
204 d.C., Roma
Marmo e travertino, altezza 6,15 m, larghezza 3,30 m
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Anche si pare più na porta che ‘n arco se chiama così, e sta che pare appoggiato (ma è perché un pilastro è stato inglobbato naa chiesa) a San Giorgio ar Velabro, vicino aa Bocca daa Verità. E st’argentari sarebbero i banchieri der tempo, che faceveno l’affari loro lì ner Foro Boario che sarebbe come a dì er Mercato Generale der bestiame: e da bravi leccaculi, che come se vede è un mestiere vecchio come er monno, dedicareno st’arco o porta all’imperatore Settimio Severo, a su moje e ai fiji Geta e Caracalla, sarvo poi scancellà Geta e consorte, che essenno questi stato ammazzato dar fratello se considerò mejo fà finta che nun fosse mai esistito. Quinni, ndo vedi che è tutto sgarupato, nun sò stati l’amichi tua vandali e manco li vandali originali, ma popo li romani, pe scancellà ‘a memoria der suddetto. Dice, fratelli cortelli, e questa è n’antra cosa che come se vede risale all’arba dii tempi, e ‘o sa bene Roma che ‘o potete chiede ar poro Remo.
Fin qui ‘a storia. Come arte, ‘a cosa più importante è ‘a decorazione, che se affanna a ricoprì ogni minimo spazzietto der marmo, come quee stoffe orientali tutte fitte fitte de ghirigori, quasi che si nun riempiveno ogni angoletto pareva brutto, come che aveano voluto risparmià e nun se dica mai che dii banchieri cianno er braccino corto; ma nun è pe scoattà, è popo un gusto, che a vorte se spiega co l’horror vacui cioè er terore der vuoto, che devi riempì ogni centimetro, perché er vòto è spazio che nun se controlla e si nun lo controllamo noi magari ce vanno li spiriti maligni, che a dillo sembra che uno è matto e in effetti è un po’ na paura irazzionale. L’arte classica, infatti, razionale e misurata, nun l’avrebbe mai fatto, perché pieni e vòti sò sempre in equilibrio, come naa vita. E n’antra cosa non classica è che ‘e figure sò viste de fronte, piatte. Se dice che sto stile così anticipa quasi er medioevo, l’arte dii barbari. E nun se sa quanto ciò sia dovuto all’epoca, che è già tardina, o a na scerta doo sponsor, che pe quanto banchieri certo nun civaveveno i mezzi economici e er gusto raffinato dii senatori o d’iimperatori, e quinni hanno fatto fà na robba un po’ burina che magara Settimio Severo quanno l’ha visto ciavuto un brivido ma ha dovuto dì “Grazie bello sò commosso”, come tu zia quanno tu madre je regala quii soprammobbili d’argento scorpito a Natale.