1906, nasce, grazie a Vincenzo Florio, la mitica Targa Florio
VINCENZO Florio figlio di Ignazio Senior e di Giovanna D’Ondes Trigona, nacque a Palermo il 18/03/1883 e morì ad Epernay in Francia il 6 gennaio del 1959.
Vincenzo era il più piccolo della nidiata ma non meno importante del celebre fratello Ignazio che a cavallo tra i primi del novecento e gli anni trenta con la sua multiforme attività imprenditoriale che spaziò dal campo armatoriale,allo zolfo, all’enologia, alle tonnare, fece di Palermo la prima capitale industriale dell’isola.in uno alla celebre moglie di questi,Franca Jacona Notarbartolo di Sangiuliano che non a caso verrà chiamata la Regina di Palermo per la sua bellezza,la sua eleganza e il suo charme ,questo binomio indissolubile farà di questa città il primo salotto d’Europa.
Vincenzo segue la trafila di tutti i ragazzi della sua generazione, sin dalla giovane età il ragazzo ha una buona predisposizione per la meccanica e gli piacciono le corse d'auto.
Durante la prima guerra mondiale si arruola in qualità di volontario, nell’esercito come “automobilista”.Nell’esercito affina la sua esperienza nel campo dei motori progettando un tipo di autocarro per le truppe che può attraversare strade impervie con fondo stradale pietroso.
Il prototipo costruito a Palermo viene sperimentato e approvato dall’Intendenza Generale dell’Esercito, che ne commissiona uno stock alla casa Automobilistica Itala. E’ una grande soddisfazione per il giovane che accoppia al pragmatismo una genialità non comune.
Vincenzo ritorna a Palermo dopo la guerra ma non affiancherà mai il celebre fratello Ignazio, anche Lui in quell’epoca volontario ad Udine nei servizi di retrovia, nella sua variegata ricca e multiforme attività industriale.
Vincenzo non si interessò mai dell’attività di Ignazio, che fece dei Florio il primo gruppo Imprenditoriale sin dai primi del novecento fino al suo declino dopo il secondo conflitto mondiale in Italia in Europa oltre che in Sicilia.
Egli fu però sempre presente in famiglia in particolare vicino a Franca e Igea quando si abbatterono in famiglia i lutti per la perdita dei nipotini Giovannuzza e Baby Boy che prostrarono non poco la cognata, Franca.
Inoltre dopo i primi scricchiolii dell’Impero Economico Finanziario e immobiliare Florio, che alla fine preludettero all’acquizione di esso da parte dell’IRI , oltre alle innumerevoli scappatelle amorose di Ignazio ,Vincenzo sarà per Franca e le nipoti Igea e Giulia quest'ultima nata dopo le disgrazie familiari, un punto di grande riferimento perla Famiglia.
Franca da parte sua sino alla fine darà sempre prova di grande attaccamento alla famiglia e ai figli oltre che al marito e il suo comportamento in famiglia e in società non diede mai adito a nessun pettegolezzo, nonostante i tanti corteggiatori che le ronzavano attorno.La sua presenza sarà per Ignazio nell’ultima fase della sua vita una grande ancora di salvezza dal punto di vista affettivo e psicologico.
Vincenzo sposa nel 1909 la nobildonna Annina Alliata di Montereale, giovanissima bellezza dell’aristocrazia Siciliana .Il matrimonio dura due anni ,fino a quando la sposina non venne colta dal colera,morirà dopo una straziante e atroce agonia quando ancora non era diventata mamma.Per l’aitante e brillante Vincenzo sarà una dura prova da superare.
Dopo qualche anno conosce ad Epernay in Francia la nobildonna Lucie Henry che si legherà a Vincenzo e lo seguirà amabilmente fino alla sua morte, disinteressatamente senza mai alcun fine di appropriarsi del patrimonio di famiglia, ingente fin quando ci fù.Per questo motivo i due non si sposarono.Lucie quando si incontra con Vincenzo ha già una figlia Renè, che Vincenzo amerà e accetterà come fosse sua figlia naturale.Renè giunta alla maggiore età, sposerà l’Avv. Giuseppe Paladino dalla cui unione nascerà Cecè che diventerà l’erede prediletto di Vincenzo e che passerà la sua vita a casa dello zio Vincenzo e Lucie Hanry. Cecè che poi sposerà la figlia del barone Ramione,erediterà dallo zio Vincenzo l’unico bene rimasto ai Florio a Palermo, la villa dell’Arenella, dopo l’acquisione per fallimento di tutto il patrimonio Florio, da parte dell’IRI come sopra detto..
La seconda guerra mondiale sorprese i due coniugi Vincenzo e Lucie a Roma nel 1944.Per sopravvivere dovettero vendere qualche gioiello di famiglia oltre a qualche gioiello della stessa Lucie , ma i Tedeschi li tenevano d’occhio e per questo motivo vennero arrestati e portati in Via Tasso e imprigionati nelle famigerate carceri..Rischiarono di morire e di far parte delle liste per le fosse Ardeatine se non fosse intervenuta l’ultima nipote di Vincenzo, Giulia Florio ultimogenita di Ignazio e Franca che nel frattempo si era sposata con un rampollo della nobile Famiglia Romana, Afan de Riveyra Costaguti, che intervenne e liberò gli zii Vincenzo e Lucie, destinati a morte certa.
Dopo la GuerraVincenzoritornò nella sua vecchia casa di Via Catania a Palermo riprendendo il filone interrotto dalla guerra,”le corse”. Egli aveva una passione insanabile per le corse alle quali lui stesso da giovane, partecipò e vinse, mostrando abilità notevole nella guida.Inoltre restò particolarmente impressionato dalle varie edizioni della Mille Miglia.Il suo sogno rimaneva quello di portare in Sicilia, precisamente nelle Madonie una corsa simile alla Mille Miglia che avrebbe mostrato al mondo le bellezze di questa terra.
L’idea della corsa in Sicilia nacque nei primi del 900 a Rochefort in Francia e dopo negli uffici della prestigiosa rivista automobilistica francese “L’Auto”.Si mise nero su bianco grazie agli uffici di Gordon Bennet.Quando ci fu la certezza che la corsa venisse disputata ,Vincenzo Florio telefonò al Conte d’Isnello a Palermo inviando questo messaggio:”A L’Auto tutto bene!Pregoti scegliere percorso privo di passaggi a livello , invia urgentemente at Henry Desgrange “L’Auto”-Parigi” pianta percorso e attraversamento.”Grazie abbracci Vincenzo “.Siamo nel 1906, cosi nacque grazie a Vincenzo Florio la mitica TARGA FLORIO.
Venne fuori un avvenimento mondano eccezionale che riuni tutta quella elite mondiale davanti alla quale Donna Franca Florio si presentò in tutto il suo splendore.Fu proprio Donna Franca a consegnare al vincitore della corsa il bassorilievo della Targa che Renè Lalique aveva modellato nello stile dell’art Nouveau.La corsa prese poi uno sviluppo tale che per ospitare i concorrenti , fu costruito un villaggio al quale fu dato il nome di:”Floriopoli”.Inoltre alla gara fino a prima che scoppiasse il secondo conflitto mondiale, si affiancarono manifestazioni connesse alla Primavera Siciliana come gare di tiro a volo, corse ippiche sotto l’egida di Ignazio con Vincenzo che curava la parte organizzativa e sportiva della manifestazione.
Nel dopoguerra l’impero dei Florio si avviava al tramonto ma Vincenzo sarà fino alla sua morte l’animatore, l’organizzatore e l’anima di questa corsa .Dopo la morte di Giulia Trabia sorella di Vincenzo e Ignazio nel 1947 , e quella di Franca a Migliarino Pisano nel 1950, nel 1957 muore Ignazio all’età di 88 anni.
Vincenzo aveva ripreso le redini dell’organizzazione della Targa grazie all’aiuto prima di Raimondo Lanza di Trabia scomparso poi tragicamente e in seguito si avvalse del fido Cecè Paladino, nipote acquisito, del cuore.Entrambi insieme allo sforzo di uomini illuminati,(Avv. Marasà-Vincenzo Gargotta-Avv. Sansone etc.) si posero le basi affinchè la corsa acquistasse nel sessanta validità per il Campionato del Mondo Marche e prototipi;
Don Vincenzo con la sua esperienza, la sua visione dell’andare sempre oltre, diede un impulso a tutte le componenti economiche della zona tali che negli anni a cavallo tra il sessanta e il 1970 le Madonie, Cerda, Collesano, e Campofelice entrarono nell’immaginario collettivo dei tifosi della Targa di tutto il mondo, fino a quando non venne decretata la fine, per motivi di sicurezza e di inadattabilità del percorso.
La presenza di Vincenzo Florio sul circuito era sinonimo di sicurezza .Ottenne il premio di “benemerito dello Sport” ,consegnato dal famoso giornalista dell’epoca Giovanni Canestrini.Sulle Madonie corsero i migliori driver del mondo,i migliori assi del momento mai comprimari sempre primedonne, come prevedeva la sua filosofia di vita.
Alla fine del 1958 sentiva il peso del tempo che incombeva, manifestò cosi il desiderio di ritornare nella sua Epernay , poi in seguito si seppe del suo ricovero in una clinica per problemi di cuore. Il Cavaliere ebbe il presentimento della fine.Chiamò a questo proposito la sua compagna Lucie e il nipote Cecè Paladino al suo capezzale e si fece promettere che la Targanon sarebbe mai morta , affidandogli l’oneroso incarico della continuazione della corsa finche la situazione economica lo avrebbe permesso.Vincenzo Florio mori a Epernay e visse nel suo tempo una leggenda che non sarebbe mai morta.Mori un mito per tante persone che lo conobbero.Mai più sarebbe stato rimpiazzato un personaggio cosi carismatico.Mai più Palermo sarebbe stato il salotto buono d’Europa.
Autore dell'articolo: Raffaello Brullo