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Restammo sole, sistemavo l'ultimo piatto dopo averlo asciugato, lei aspettava seduta e mi guardava da quando avevo cominciato a sciacquarlo, l'avevo notato e lo adoravo, adoravo il suo sguardo su di me. Mi girai a guardarla a mia volta, camminai verso di lei e lei non tolse per un secondo gli occhi dai miei. Era più alta di me, così, da quella posizione mi bastava abbassare la testa perché i nostri nasi si toccassero. Aspettai per qualche secondo una sua mossa, non si spostò di un millimetro, mi guardava quasi con aria di sfida, con quel suo atteggiamento costante e innato da essere superiore, con un mezzo sorrisetto stampato in faccia e con le sopracciglia inarcate quasi come per dire "Beh, allora? Tutto qui?". Nonostante sapessi perfettamente della sua natura umana, a volte toccarla era come accarezzare davvero qualcuno di soprannaturale e dio, avrei potuto lasciarmi fare qualunque cosa, da lei, in quel momento.
La baciai, delicatamente,
ricambiò delicatamente,
ma la volevo così tanto che salii sul divano, appoggiai le ginocchia ai lati delle sue gambe e mi spinsi su di lei a baciarla ancora, le presi il viso tra le mani e approfondii quel bacio mentre portava un braccio attorno alla mia vita e con una mano mi toccava il sedere. Sarei potuta impazzire per quello, quel modo di fare mi faceva sentire sua, solo sua, completamente sua, sua da inclinare la testa come per supplicarla di baciarmi sul collo, sua da lasciarmi stringere ancora dopo averlo fatto per tutta la notte, sua da dormire meno per guardarla un po' di più, sua da sussurrarle ad un centimetro dalle labbra, "Sono tua", per poi sentirmi dire "Non sei mia" e ricevere un bacio leggero come aria.
"Non sei mia" come per dire "Sei bellissima da sola, non ti posseggo mica, ti amo e ti terrò per mano per sempre", giusto?
No no no no no.
"Non sei mia" come per dire
"Svegliati".
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