TUTTI FRUTTI
Mi svegli alle sei di mattina, fuori c’è musica, proviene dal tempio, sono eccitato dall’idea di andare a sbirciare, ma poi mi riaddormento.
Ci alziamo, è ora di andare a visitare la spiaggia, in realtà in questa zona tutti vengono per fare surf, sono l’unico turista disinteressato da questo sport. La spiaggia in realtà se comparata con gli standard australiani non esiste, qua ci sono più che altro sassi, e la sabbia essendo questa una zona vulcanica è nera. Oggi c’è una competizione, molto noiosa, io e M decidiamo quindi di andare a casa di Putu che è situata vicino alla nostra. Vive in un quartiere a maggioranza indù, ci sono templi ovunque e, a giudicare dalle case attorno, direi che qui sono benestanti.
Lui non c’è ma c’è sua madre che ci offre della frutta locale. Il Mangus, molto dolce, decisamente il mio preferito, e Il Langsat, che è un po’ come mangiare noccioline, tanto lavoro poca sostanza. Finisco tutto. Rendendosi conto del mio appetito la madre di Putu decide che sono pronto per la sfida della zona, assaggiare il Durian.. (Mangus, lasciami scrivere!!!). A quanto pare è il frutto preferito dai balinesi, cresce nella giungla e si raccoglie quando cade per terra, un mese all’anno. Il colore della parte mangiabile non è dei più invitanti, un giallastro senape, ed è costituito da tre semi circondati da una polpa poco solida e appiccicante. L’odore è insopportabile ed il primo assaggio mi fa quasi vomitare, ma non volendo deludere la signora decido di finirlo e devo dire che verso la fine cominciava quasi a piacermi, sicuramente è da riprovare, ma non oggi. Prima di partire arriva Putu che mi mostra la sua casa, la sua moglie, e mi invita ad andare ad ascoltare la musica al tempio per le 9 di sera.
La prossima tappa per oggi è il fiume vicino a casa dove la gente va a lavarsi e a lavare I panni. Arriviamo che è quasi deserto, l’acqua è fresca e piacevole. Poco dopo arrivano un gruppo di ragazzini che si spogliano nudi e si mettono a fare tuffi, inizialmente non sono timidi ma dopo non molto arrivano un gruppo di ragazze. I ragazzi in un primo momento fanno gli spavaldi ma poi se pur continuando a saltare nell’acqua cercano di coprirsi, quando possibile, I genitali con le mani, mentre le ragazze, apparentemente disinteressate, si lavano con i vestiti addosso (??) . Mentre nuoto mi imbatto in un una bustina di detergente usa e getta, il marchio indica Unilever, maledetti.
Alle nove dopo aver cenato fuori mi dirigo al tempio, Putu non c’è ma un giovane ragazzo che sta osservando mi invita ad avvicinarmi, sa parlare in inglese. Un gruppo di donne sta suonando gli strumenti tipici balinesi, dei gong chiamati Gemelan. Riconosco subito che si tratta di musica pentatonica, il tono base così a orecchio mi sembra il si. Solo uno strumento, il più lungo, è dodecafonico ed è usato come solista. Il ragazzo mi spiega che le donne stanno imparando a suonare una sinfonia con l’obbiettivo di esibirsi in un tempio più grande verso agosto. La musica è particolare. Alcuni gong, più grossi, creano la base e suonano più lentamente, mentre quelli più acuti fanno da melodia ma sicuramente è la ritmica che rende questa musica unica. A quanto pare non si suona seguendo I classici 4/4 ma semplicemente le varie parti della sinfonia sono scandite dal gong più grande. Una volta che le signore avranno imparato a suonare tutto il pezzo potranno aggiungersi I cantanti. Prima di lasciarli mi viene offerto una specie di banana che sa di patata, non ne ricordo il nome.
NOTA: in Indonesia la carta di identità riporta anche la tua religione di appartenenza e tutta la famiglia deve appartenere alla stessa religione quindi ,quando la moglie di Putu, che era mussulmana, si è sposata ha dovuto diventare Indù..ma alla fine si tratta dello stesso dio, anche gli indu di qui a modo loro sono monoteisti.













