Cacio cavallo che l’erba cresce – Giangengero Peritale
Oggi vi presentiamo Giangengero Peritale, uomo di grande levatura ma piccola statura, famoso per i suoi quadri rianimanti la natura morta e per la sua fantasmagorica “Serenata alla mietitrebbia” intonata dal grande Ovidio Marequantebbello a Sanremo 2012.
Giangengero nasce da una povera famiglia della campagna uggiatese, da madre dentista e padre chirurgo estetico. Purtroppo, date le palesi ristrettezze economiche, ha dovuto rinunciare a tantissimi beni di prima necessità come il jet in platino e diamanti neri, le scarpe di pelle di coguaro o l’automobile con interni ricoperti di peli del petto di Robert De Niro: cose imprescindibili per poter sopravvivere nella cruda campagna di Uggiate Trevano.
Fin da piccolo emana una forte predisposizione alla pittura, alla creazione di piccoli capolavori rappresentanti la vera vivida e vitale natura che germogliava nel piccolo giardino di casa. Alcuni dipinti rimarranno imperituri nella pagana storia come la sua ultima fatica: “Cacio cavallo che l’erba cresce”.
La storia di questo splendido quanto fremente dipinto, inizia nel lontano 1999, quando preso dallo sconforto dovuto principalmente alla sua miseria, Giangengero compra una masseria in Puglia con annessi 26 ettari di campi da ping-pong sull'erba, 139 stalle per pipistrelli e un piccolo giardino di un paio di acri dove vengono allevati i cobra da compagnia. Con questo fortissimo atto di emancipazione, cercando di sopravvivere in un territorio ostile, quasi medioevale, l’esimio Peritale diventa in poco tempo sindaco del piccolo paese di Saliva Lescale (BA), poiché la sua masseria, tra gli altri evidenti meriti, dava lavoro a circa 186 persone.
In un pomeriggio quantomeno caldissimo, Giangengero armato di treppiede, tela e tavolozza di mille e più color, preso da nostalgica nostalgia, torna a dipingere, memore della sua giovinezza da povero frugoletto uggiatese che non poteva permettersi neanche un divano ad acqua San Pellegrino. Quello che partorisce è uno spaccato commovente di vita rurale, di agricoltura eco sostenibile, di allevamento perpetuamente satinato. Il dipinto trasuda semplicità, genuinità e spontaneità e narra di tempi che furono, di quando “la rava e la fava” non era un detto popolare ma il frugale piatto servito dal nonno Nanni nelle buie e pietrose taverne della campagna uggiatese.
“Cacio cavallo che l’erba cresce” è un fulgido riassunto della faticosa vita campestre, un compendiato che erudisce gli abitanti di grandi metropoli attraverso la descrizione di chi, ogni mattina uoh uoh ed ogni sera uoh uoh, prova a congiungersi carnalmente a madre natura, di chi riesce a fare letteralmente l’amore con il sapore.
Non posso che ringraziare, a nome di tutta la redazione, Giangengero per questo immenso e redivivo bagno di umiltà.
Il dipinto è visibile presso la sala “Angore non uè” del comune di Saliva Lescale.
Eliodoro Naso Tartarelli










