RCR Arquitectes, Horizon House, Girona, Spain, 2007 VS Aldo Rossi and Gianni Braghieri, Casa Bay, Borgo Ticino, Italy, 1971-1980
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RCR Arquitectes, Horizon House, Girona, Spain, 2007 VS Aldo Rossi and Gianni Braghieri, Casa Bay, Borgo Ticino, Italy, 1971-1980
Cimitero di San Cataldo, Modena | Aldo Rossi | 1976 - 88
Expansion of the S. Cataldo cemetery Modena, Italy 1971–1983 Aldo Rossi (1931–1997), architect Luigi Ghirri (1943–1992), photographer Gianni Braghieri (1945–), architect È il progetto vincitore del concorso nazionale del 1971 che aveva come tema l’ampliamento del vecchio cimitero neoclassico del Costa. L’inserimento nel grande cimitero preesistente avviene nell’ingrandimento del recinto perimetrale, senza lacerazione, ma con continuità della muratura esistente. L’inserimento del portico avvenuto più tardi si presenta come una strada coperta di carattere urbano, che accoglie le attrezzature necessarie alla vita del cimitero; nella parte superiore si trovano una serie di loculi. La forma tipologica del cimitero è caratterizzata da percorsi rettilinei porticati; lungo lo sviluppo di questi sono ordinate le salme. I percorsi porticati sono perimetrali e centrali; essi si svolgono sia al piano terra sia ai piani superiori. Questi edifici sono costituiti principalmente da colombari. Al centro dell’area sono collocati altri colombari con successione regolare inscritta in un triangolo; questa spina centrale, o vertebra, si dilata verso la base e le braccia dell’ultimo corpo trasversale tendono a richiudersi. Alla estremità di questa spina centrale si trovano due elementi con una forma definita: un cubo e un cono. Nel cono e al di sotto di questo, si trova la fossa comune; nel cubo, il sacrario dei morti in guerra e gli ossari. Questi due elementi monumentali sono collegati alla spina centrale degli ossari mediante una configurazione osteologia. Solo il loro rapporto dimensionale è monumentale; qui monumentale significa il problema della descrizione del significato della morte e del ricordo. Questi elementi definiscono la spina centrale. La costruzione cubica con le sue finestre regolari ha la struttura di una casa senza piani e senza copertura, le finestre sono senza serramenti, tagli nel muro; essa è la casa dei morti, in architettura è una casa incompiuta e quindi abbandonata. Quest’opera, incompiuta e abbandonata, è analogica alla morte. Il cono che sovrasta la fossa comune come una larga ciminiera è unito al percorso centrale dalla spina dei colombari. L’unione avviene a due livelli; al livello superiore si accede a un ballatoio aereo. Questo ballatoio è legato al percorso dei colombari e ne costituisce come la conclusione. Dal pavimento di ingresso una serie di gradoni scende verso la pietra tombale che ricopre la fossa comune. Aldo Rossi
“Interior with Theatre”, Alcantara Exhibition, Milan, Italy [1982] _ Architects: Aldo Rossi and Gianni Braghieri.
Adjmi, M. (ed.) (1992). Aldo Rossi: The Complete Buildings and Projects, 1981-91, London: Thames & Hudson, pp. 273-275.
Aldo Rossi, Cemetery of San Cataldo, Modena 1971. 'On a visit to Aldo Rossi’s morbid pomo masterpiece in Modena, Diogo Seixas Lopes, one of the chief curators of the 4th Lisbon Architecture Triennale in 2016, and the fine art photographer Nuno Cera found beauty in the eye of the abyss. The Cemetery of San Cataldo in Modena, Italy is a consummate masterpiece by the Italian architect Aldo Rossi (1931-1997). Designed in tandem with his former pupil Gianni Braghieri, it resulted from a public competition organised in 1971 by the municipality of Modena. The brief called for an expansion of the Costa Cemetery, a monumental funerary complex constructed by Cesare Costa in 1876. Under the motto of “L’azzurro del cielo” – the title of a rather gruesome novel by Georges Bataille set at the outbreak of the Spanish Civil War – Rossi and Braghieri proposed to duplicate the basic outline of the original cemetery and trace out an “evil twin”. While the Costa Cemetery relies on the civic qualities of neoclassical architecture to face the collective experience of death, San Cataldo offers no comfort or solace in its stark appearance: a kind of postwar social housing unit for the deceased. In this sense, the project gazes at the abyss of annihilation and the abyss gazes back at us. More: uncube Photo 'City of the Dead' by Thomas Nemeskeri. Flickr
Sanctuary of Santa Cristina, Paulilatino, Italy, 1000 BC VS Aldo Rossi and Gianni Braghieri, Cemetery of San Cataldo, Modena, Italy, 1971 (plan)
Edvard Munch, The City Hall under Construction, 1929 VS Aldo Rossi and Gianni Braghieri, Cimitero di San Cataldo, Modena, Italy, 1971-1984 © Laurian Ghinitoiu
Teatrino scientifico 1978 Aldo Rossi (1931–1997) Gianni Braghieri (1945–) Roberto Freno (1953–) Questo ultimo progetto mi è particolarmente caro, esso è un progetto di affezione. Ho sempre pensato che il termine teatrino fosse più complesso del termine teatro; questo non si riferisce solo alla misura ma al carattere di privato, di singolare, di ripetitivo di quanto nel teatro è finzione. Alcuni hanno pensato che il termine teatrino fosse una parola ironica o infantile. Teatrino invece di teatro non è tanto ironico o infantile, anche se ironia e infanzia sono strettamente legate al teatro, quanto un carattere singolare e quasi segreto che accentua il teatrale. La definizione di scientifico deriva da molteplici motivi: è certo un misto tra il Teatro anatomico di Padova e il Teatro scientifico di Mantova e tra l’uso scientifico della memoria dei teatrini a cui Goethe ha affidato gli anni della giovinezza. Erano anche strutture semplici, provvisorie; il tempo di un amore di mezza estate, di una stagione febbrile e incerta, il teatro provvisorio, distrutto dall’autunno, che Cechov ha sapientemente progettato tra un gabbiano morto e un colpo di pistola. Era proprio un teatrino dove la vicenda si svolgeva all’interno della vita ma dove la vicenda teatrale, estiva, da tempo di vacanze, segnava la vita. Il progetto è definito nell’ora e nel luogo: verso le quattro all’interno di un’imponente capitale. Questa imponenza è offerta da semplici capanne, che però sono appunto innumerevoli. Anche sul fronte del Teatrino vi è un orologio; dove l’ora non batte il tempo. È ferma sulle cinque; le cinque possono essere verso le quattro o anche le mitologiche cinque di Ignacio Sánchez Mejias. Anche per le cinque di Siviglia nel tempo della Feria l’ora dell’arena non batte il tempo. È certo che il tempo del teatro non coincide con il tempo misurato dagli orologi; anche i sentimenti non hanno tempo e si ripetono sul palcoscenico ogni sera con impressionante puntualità. Ma l’azione non sarà mai estranea al clima del teatro o teatrino: e tutto questo è riassunto in poche tavole di legno, un palco, luci improvvise e impreviste, gente. Il prestigio del teatro. Aldo Rossi