Il ministro dell’Interno ripropone una versione aggiornata della Fini Giovanardi . Ma finora le politiche repressive hanno causato il sovraffollamento delle carceri senza risolvere il problema. Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni: “Sarà un regalo alle mafie”
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Ormai la strategia del ministro dell’Interno è chiara per quanto ripetitiva: sceglie un tema sociale divisivo, annuncia una misura drastica ben comprensibile dall’opinione pubblica e attira le critiche sguaiate di chi ritiene la soluzione peggiore del problema. E così, per reazione, aumenta la sempre di più la folta schiera di chi vede in lui un politico con soluzioni semplici a problemi complessi ingiustamente attaccato. Così com’è successo con il decreto sicurezza. Per evitare l’uso scorretto dei permessi umanitari, concesso anche ai migranti economici , il Governo ha stabilito la chiusura dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo. E così per strada sono finiti migliaia di migranti senza essere rimpatriati. Lo stesso rischia di accadere per le droghe leggere con una misura perfetta per colpire con clamore mediatico i pesci piccoli senza però risolvere il problema alla radice. «Se il Parlamento approverà questo disegno di legge sarà un bel regalo alla mafia. Decenni di proibizionismo hanno dimostrato che la guerra alle droghe ha fallito ovunque nel mondo» spiega a Linkiesta Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. «Con la proposta di Salvini si rafforzerà il profitto delle mafie perché aumenterà il prezzo delle droghe e allontanerà di più chi consuma abitualmente droghe leggere e vorrebbe un’alternativa più economica, pulita e soprattutto regolamentata».
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Il modello italiano proposto dal ministro dell'Interno assomiglia a quello proibizionista degli anni ‘20 negli Stati Uniti. Non andò benissimo per i cittadini che continuarono a bere, di nascosto. Ma per le mafie italoamericane fu l’inizio di uno straordinario successo. L’Italia continua politiche vecchie di quarant’anni mentre il mondo sta andando da un’altra parte. Il governo canadese ha deciso di legalizzare il consumo di marijuana a scopo ricreativo come già fatto negli Stati Uniti dal Colorado alla California. Già nel 2001 il Portogallo ha depenalizzato l’uso delle droghe leggere. La legalizzazione non aumenta l’uso di cannabis tra i giovani. Lo conferma uno studio dell’Università del Kent pubblicato sull’International Journal of Drug Policy sul comportamento di oltre centomila adolescenti in 38 Paesi del mondo. Il risultato è unanime: le politiche restrittive sull’uso della cannabis non scoraggiano i giovani dal consumarla. Anzi come citato in un articolo pubblicato ieri su Linkiesta migliora la qualità del prodotto commercializzato, e gli introiti per le casse pubbliche e di ottimizzazione nella gestione dei flussi carcerari. «Bisogna legalizzare le droghe ognuna a seconda della loro pericolosità. In Svizzera addirittura anche l’eroina è legale. Viene prodotta dallo Stato senza alcun ruolo della criminalità organizzata. I risultati sono strabilianti per diminuzione del consumo e regolamentazione del fenomeno. In Italia la mafia non ha nessun interesse che il consumatore esca dal consumo di droga», conclude Cappato.















