La normale reazione delle persone quando racconti che in gioventù andavi ai "boy scout" è più o meno: "NUOOOOO BUAAAA AHHAHHA DAIII AI BOISCAUT????? UAH... UAH ...UAH ...QUELLI COI PANTALONCINI CORTI ANCHE IN INVERNOOOO".
In un linguaggio meno della jungla descriverei la reazione come un misto didivertimento, vergogna e presa per il culo. Eh sì, sugli scout come sui carabinieri si è speso molto in barzellette e sarcasmo, ma come biasimarvi? Uno dei detti più famosi recita più o meno: "Gli scout sono un gruppo di bambini vestiti da cretini e il loro capo è un cretino vestito da bambino".
Ripeto, come biasimarvi? Poi magari da grande il tuo capo Scout diventa sindaco... ma sorvoliamo.
Mi ero fissato con gli scout grazie ai racconti trasognati di mio papà, avevo credo otto anni. Lui che ha vissuto una infanzia durissima dopo la guerra mi raccontava le avventure trascorse con gli altri ragazzi in quella che poteva sembrare, ai miei occhi, una magnifica cosa da grandi. Mi parlava di divise color militare, file indiane al passo destr sinistr destr, ma anche di notti in tenda accampati nei boschi, giochi adrenalinici, grandi momenti di solidarietà in cui si imparavano cose, si accendevano fuochi, si campeggiava. Farsi da mangiare, lavarsi la roba, vivere all'aria aperta, prendere il sole e la pioggia come veniva, a seconda di come il buon Dio la mandava.
Già, c'erano in mezzo i preti. Non li percepivo come un problema anche se non capivo cosa ci azzeccasse la religione con quelle attività militaresche. L'avrei capito molto presto!
Per iscrivermi sgli scout mi misero in lista ed aspettai un anno. Non era come adesso, erano i primi anni 80: auto a benzina col piombo, anni di piombo, lira, Standa, cartoni animati con tette non censurate, pallina rimbalzina, Playmobil e lista di attesa per entrare in un fottuto gruppo scout.
Gli Scout. Lo scoutismo è stato inventato da un ex militare Inglese un po' sballinato nonchè Lord di Sua Maestà la Regina che passò la vita in India e in Africa a difendere il potere coloniale e sterminare musulmani (c'è da dire che l'unica volta che imbracciò davvero un fucile si sparò su una gamba). A fine carriera fece la pensata che, per coinvolgere e militarizzare da subito i più piccini sarebbe stato utile inventarsi una associazione, un gruppo dove iniziare ad impartire una morale, una disciplina che sarebbe tornata molto utile quando il soldato fosse cresciuto. Non sono sicuro che Lord Baden Powell non avesse un autentico amore per la natura, l'esplorazione e la vita all'aria aperta. Scrisse il celeberrimo "Scoutismo per ragazzi", una specie di manuale delle giovani marmotte ma meno gay dove si spiega come cavarsela in un ipotetico accampamento in mezzo alla natura. È un libro che può far breccia nel cuore di un ragazzino come ero io a quegli anni, selvatico e curioso, lo conservo ancora tra i miei libri.
Pare che al tempo, parliamo dei primi del 900, lo Scoutismo trovò subito una solida spalla nella religione. In Italia lo Scoutismo è rappresentato per lo più dall'Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, nella quale confluirono in epoca progressista le due associazioni fino ad allora separate dei maschietti (Scout) e delle Guide (le femminucce). Le attività che si svolgevano dentro questo movimento erano dunque scandite da preghiere, messe e anche predicozzi impartiti da pretini mancati o zitellone che non avevano gatti a cui dedicarsi,i quzli erano i nostri effettivi Capi. Talvolta sembrava proprio di andare a dottrina, ma c'era più vergogna. Dovevi cantare, fare dei gesti imbarazzanti secondo strani rituali. Dovevi scrivere i tuoi pensieri più reconditi in un diario che poi veniva letto a voce alta. Ovviamente nessuno scrisse mai del suo turbamento nello svegliarsi qualche mattina col pisellino duro, o almeno non me ne ricordo. Poi molte altre cose che secondo loro dovevano formare il carattere di, o "educare" il fanciullo.
Il gruppo dunque, formato da una quarantina di marmocchi era chiamato Branco, poi crescendo si passava di grado, attorno ai 12 anni si veniva separati dalle femmine, forse proprio per quella cosa del pisellino (che credo i suddetti capi avessero scoperto). Come i conigli, femmine di qua, a fare giochi e attività per conto loro, e maschietti di là, a crescere nel rigore morale di un sano ambiente cattolico. Il gruppo dei grandi dunque, suddivisi per sesso si chiamava reparto. Suonava solenne, ed era una cosa ancora più cretina. Si era a nostta volta suddivisi in piccole squadre di sette o otto persone, ognuna con un capo e un vice capo, nominati dal gran consiglio di stocazzo per meriti presunti o per dimostrata spavalderia (ora diremmo "liderismo").
A ben guardare, a nessuno di noi fotteva un cazzo del bene, dell'amore, dell'uguaglianza, dei cosiddetti principi cattolici, gli insegnamenti di Cristo. Veniva imposta una forma di buonismo di facciata, veniva richiamato quello stereotipo del ragazzo che fa attraversare la signora, ma alla fine era una vera Jungla dove regnava solo e soltanto la legge del più forte.
Questa cosa aleggiava, la si percepiva partecipando alle attività durante l'anno ma si faceva prepotente al campo estivo. Perchè tra messe, giochi e imbarazzanti momenti di comunione trascorsi nel piazzale dell'oratorio o nelle gelide sale che puzzavano di vernice, una volta svernato si partiva per le montagne.
Lì, lontani dal mondo, eravamo in balia della vera legge del più forte, la cosiddetta legge di Natura. Nessuno poteva salvarti, i telefoni non esistevano, credo che la prima cabina fosse ad almeno dieci chilometri. Dovevi saper fare tutto senza saper fare niente. Ma tranquillo, c'era un tuo coetaneo più grosso e cattivo che ti avrebbe insegnato tutto.
Cioè niente. Quello che imparavi lo imparavi a tue spese, per tentativi, errori, dolore, fatica.
Non posso dire di aver solo subito, non ero proprio uno degli ultimi ed ero silenzioso, timido ma molto sveglio, per fortuna. Le sevizie (peso bene le parole e non sono ironico), le SEVIZIE commesse da ragazzi su altri ragazzi, e tollerate, erano di fatto la legge dietro alla maschera del perbenismo cattolico di cui dicevo prima.
Certo, cazzate, dal farti portare lo zaino più pesante sù per le montagne, e calci nel culo se ti fermavi, a varie punizioni come non mangiare o mangiare schifezze, o lavare montagne di gavette a mani nude sul greto del torrente, usando la ghiaia e il muschio come spugne e detergenti. Non si moriva, è chiaro, ma con un decimo di quel trattamento oggi qualcuno finirebbe sul giornale.
Mi ricordo di certi episodi di nonnismo, c'era un tizio che si era fissato a voler portare un berrettino, tutto il giorno. Chissà perchè, forse l'isolamento nei boschi gli aveva dato alla testa. Bene, appreso che andava in bestia se qualcuno glielo toglieva, tutto il branco idiota, me compreso, trovòdivertente farglielo volare via in ogni occasione. E una, e due, e seicento volte... questo sbroccò, fece sù armi e bagagli e si incamminò nel sentiero per tornarsene a casa.
Nessuno mosse un dito, tornerà.
E infatti ritornò al campo in piena notte e se ne andò a dormire. Nessuno più gli ruppe i coglioni e lui smise di dare peso al fatto di portare quel cazzo di berretto. Qualcuno dirà che un po' di naia non ha mai fatto male a nessuno e che i giovani di oggi sono smidollati ma secondo me la selezione naturale non è un gran metodo educativo.
Io sono sopravvissuto e avrei un sacco di aneddoti e storielle con cui annoiarvi.
Ricordo in modo vivo anche dei momenti belli. Stare nella tenda sotto la pioggia, di notte col walkman portato di nascosto per ascoltare i Pink Floyd in cassetta duplicata. Stendersi sull'erba sopra un pendio verde, al sole, col panorama delle mucche al pascolo, andare dal casaro a farci dare del formaggio. Ricordo un laghetto alpino, in mezzo al nulla, in una radura circondata da boschi raggiungibile solo a piedi attraverso sentieri faticosissimi. Immergere i piedi distrutti da quelle giornate di cammino nell'acqua gelida, scura, verso sera. Dormire all'addiaccio, guardando i satelliti, le meteore passare, le stelle, ascoltando i passi degli animali che di notte sono tutti in giro a far festa per il bosco, a cacciare. Ricordo la natura e non ricordo nessun volto, nessun nome, mi facevano schifo tutti dal primo all'ultimo.
Li sopportavo.
E infatti a quattordici anni o giù di li me ne andai, richiamato dal mondo reale, dalla vita al di fuori di una cosa che diventava una specie di setta. Crescendo ti viene richiesto sempre più impegno, tempo, ma per che cosa? Quali erano i valori? Quale era lo scopo di quel gioco assurdo?
Non è una leggenda che gli Scout tendano ad essere un gruppo chiuso su sè stesso, lo sono. Spesso si accoppiano sposandosi tra loro (hey, non intendevo dire che scopano prima dell'altare, sia ben chiaro), poi si frequentano tra di loro in compagnie, vedono come sbagliate e detestabili le abitudini del mondo "esterno". Consumista, mondano, trasgressivo.
A quattordici anni avevo accumulato, anche grazie a loro, un tale desiderio di trasgressione che nessun cazzo di capo in pantaloncini di fustagno avrebbe potuto arginare, e malgrado le insistenze dissi per sempre addio a tutta quella faccenda.
Fondai in quello stesso autunno la mia prima rock band, dall'altisonante nome IMPATTO.