“ Suona solo per me, oh violino tzigano. Forse pensi anche tu a un amore laggiù sotto un cielo lontan. “
Se c'è una canzone che mi rimanderà per sempre a te è questa per come la intonavi e ne mimavi i passi, assieme però a tutte quelle di un'epoca che, nonostante tutto l'orrore si portasse dietro nei tuoi ricordi, sapevi raccontare con leggerezza, complice probabilmente il fatto che lì vi era racchiusa tutta la tua giovinezza.
A chi minimizza ricordandomi che tu sia arrivata fino a quasi 96 anni, come se non lo sapessi, manco rispondo. Fa male, fa male sempre, magari il dolore in questo caso fosse solo un numero che diminuisce maggiore è l'età di chi ci lascia.
Sono giorni di grandi e lunghi mal di testa questi, è come se qualcuno dentro di me volesse immagazzinare più ricordi possibili ora, anche e soprattutto i tuoi, e senza preavviso in certi momenti mi ritrovassi davanti una miriade di fotogrammi che mi intasano i pensieri fino alla saturazione. La testa davvero mi scoppia.
E’ strano come mi tornino alla mente anche tutti i momenti in cui gli altri nonni mi abbiano lasciato. Ricordo come fossero ieri quegli istanti, sono state età diverse, con reazioni altrettanto diverse. A 8 anni nonno Ermanno, del quale non ho mai veramente realizzato la morte, in fondo nel tempo mi è sempre sembrato di credere che lo avrei incontrato ancora da un momento all'altro attraversando la strada, mentre se ne andava a bere un calicetto in Bar Moderno fumando le sue MS. A 19 nonna Bibi, in un momento in cui lo scopo della vita era principalmente uscire e divertirsi con gli amici, il che forse mi ha aiutato a non piangere e rimurginare anche se negli anni ho ritrovato il suo volto diverse volte negli anziani che incrociavo al supermercato o in fila in posta e solo in quei momenti realizzavo che, cavolo, lei non c'era più. E a 35 tu. Si pensa che con l'età si accetti più facilmente l'inaccettabile ma io credo di no, si arriva solo con una consapevolezza più grande sul fatto che non siamo eterni, anche chi, come te, sembrava immortale. Quindi non so se fa più male, ma sicuramente sento un macigno molto più greve da digerire questa volta.
Ci sono un paio di cose che mi hanno colpito delle 24 ore che circondano il tuo andartene e su cui ritorno con la mente spesso. La mattina stessa Sadhguru, uno yogi indiano che seguo da diverso tempo, sui suoi profili social aveva scritto la frase “If you do not know how to address the most serious aspects of life lightly, life will sit heavy upon your heart”, che mi è rimbalzata in testa davvero tutto il giorno. La sera sono andata con un'amica a veder le stelle cadenti, ne è passata una di quelle grosse che incendiano il cielo e mi son ritrovata ad augurarmi di getto senza rifletterci dentro di me “Non voglio che soffra”. Dieci minuti dopo ha chiamato Giovanni dicendomi di rientrare ché l'ospedale aveva telefonato. Il fatto, però, che mi ha colpito di più è stato che, il giorno dopo, quelli dell'appartamento sotto il tuo abbiano appeso un fiocco azzurro fuori dalla porta e ho sorriso involontariamente, come se fosse il finale di un bel film.
Ciao noneta mia, ciao.
“ Questo tango è d'amor, ma il mio amore è lontano. Suona, suona per me pur se piango con te, oh violino tzigano. “








