Manuale - semiserio - all'edonismo consapevole
Sei pervaso dalla noia, o forse da un improbabile quanto inspiegabile narcisismo; la tua giornata universitaria è stata gratificante o magari il tuo datore di lavoro ha deciso di invitarti al torneo di minigolf domenicale. L’orologio a pendolo batte le ventidue e tu, imperterrito, continui a messaggiare con un amico, con la tua ragazza, con tua madre, con il tuo dirimpettaio, con il tuo allibratore di fiducia, il tutto mentre stai scolando una pinta di birra, rigorosamente doppio malto: odi cambiare le tue abitudini. Ed è proprio questo senso di ributtante consuetudine che ti spinge a spegnere la televisione, nonostante si stia giocando una semifinale di Champions League o un bambino di settanta centimetri stia cucinando una ricetta così complicata da far arrossire anche tua nonna mentre è alle prese con il solito quintale di polpette al ragù. Vuoi cambiare qualcosa, vuoi rompere la routine che segna le tue interminabili giornate. Impugni lo smartphone. Accedi alla fotocamera. Scegli l'effetto fotografico migliore da abbinare alla pallida luce del tuo stanzino di cinque metri quadri, al massimo. Alzi l'ascella, o forse no, la giornata è stata troppo lunga per tollerarne il puzzo. Decidi di baciare l'aria, in una posa che hai visto, rivisto, disprezzato e contemplato allo stesso tempo, allo stesso modo. Scegli la posa perfetta: raggomitolato, sdraiato, seduto, supino, no, in piedi. Sembra perfetto, sarà apprezzato. C'è da scegliere l'ambientazione per il tuo capolavoro: lo skyline crotonese del tuo attico al secondo piano ammezzato, il salotto barocco della casa del collega o la toletta del pub in cui hai deciso di trascorrere il tuo solito, leggendario, week end? Non fa differenza. La consapevolezza che sarà fantastico ti ha, ormai, permeato il subtalamo. È arrivato il momento tanto agognato, è fatidico. Il polpastrello del tuo indice destro, o sinistro, si accinge a sfiorare lo schermo touch del tuo IPhone, o del tuo Samsung, o del tuo Nokia, o di qualsiasi altro smartphone tu abbia acquistato. È fatta. Il selfie è pronto.
Stavo fantasticando sul perché e sul percome sia potuta esplodere questa irrazionale moda del selfie: l'autoscatto che spopola sui social network e non solo. Sembra certamente qualcosa di innocuo, sì, divertente, forse, certamente è ciò che si allontana maggiormente da un'azione produttiva. Eppure non si parla d'altro, le celebrities non fanno altro e, come la pedissequa storia del popolo della rete ci insegna: se per Brangelina infilarsi tre dita in una sola narice può risolvere la crisi tra Russia e Ucraina, allora avranno certamente e pienamente ragione.
Potrebbe esserci una spiegazione di carattere sociologico? Non credo. E di certo non l'avrà pensato neanche Robert Cornelius, nel 1839, quando decise che il mondo era pronto a conoscere la sua sagoma autoscattata. Non avrebbe mai potuto immaginare quali ripercussioni avrebbe potuto avere, la sua azione, poco più di centosettanta anni dopo.
Robert Cornelius, felice come una Pasqua, mentre consegna la sua immagine ai posteri - Fonte: Wikipedia.org
Non voglio annoiarvi con "L'improbabile storia del selfie attraverso i secoli dei secoli" ma credo sia comunque di vitale importanza, ma neanche tanto, capire e sapere che il mondo pare abbia dimenticato o, comunque, accantonato la moda di quest'autoscatto fino all'avvento del ventunesimo secolo. Appare dunque evidente chi sia, o meglio, quale sia il maligno artefice dell'inizio dell'infausta moda: i social network. È ora che i vari Mark Zuckerberg, Eduardo Saverin, Jack Dorsey, o chi per loro, si assumano le proprie chiare responsabilità: le loro idee miliardarie hanno generato un qualcosa di indefinibile che probabilmente, e cerco di discostarmi il più possibile da una previsione catastrofica, genererà un buco nero destinato ad inghiottire, nel migliore dei casi, la coscienza critica di una grossa percentuale del popolo digitale.
Mi sono stancato, per un momento, di fare della facile ironia, o forse no. I detrattori dei selfatori, selfier, o come diamine si chiamino, saranno costretti a ricredersi quando gli farò presente quali personalità hanno aderito alla corrente degli autoscattisti (giusto per coniare un, altro, nuovo termine). Faccio solo due nomi: Papa Francesco e Barack Obama. E credo di essere in pieno diritto di non giustificare a voi eretici il perché "selfie è bello e giusto" se l'hanno fatto anche loro.
Barack Obama intento a scattare un selfie, con i suoi fidi compari, nel luogo e nel momento meno adatto possibile: il memorial a Nelson Mandela. Fonte: Link
Per i miscredenti che continuano a sostenere che sia qualcosa di transitorio voglio ricordare che l'Oxford Engligh Dictionary ha deciso di consegnare il termine selfie alla storia, giusto per evitare la catastrofica circostanza in cui tra qualche decennio qualcuno dovesse dimenticarsi degli anni bui in cui impazzavano sul web le foto di bagni con degli individui all'interno. E, comunque, selfie è anche la parola del 2013.
Convinto e speranzoso che non ci sia bisogno di aggiungere altro per convincervi a trascorrere le prossime tredici/quattordici ore in posa, vi lascio, ma non senza avervi ricordato che il selfie di 'sti quattro tizi qui sotto è stato ritwittato più di un milione di volte.
Da sinistra a destra: Sono tutti attori stramilionari, lo sono anche le loro caricature, quindi non fa differenza. Loro guadagnano milioni e scattano selfie. Punto. Fonte: Link
Eh, beh, beati loro.
Giuseppe Russo












