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Parliamone... #bozen #demonstration #fattienonparole #fattienonpugnette #haivinto (presso Bolzano Bozen) https://www.instagram.com/p/Bt571IPlyK0/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=xnrkahk6mmsd
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Se te ne fotti hai vinto.
vorreiundomanifattosolodinoi
"Hai Vinto!"
Partiamo con classe e facciamo scartare al primo protagonista, il suo biscotto della fortuna:
Luca Scopetti. 29 anni. Nato a Pisa. Incominciamo da qui. Artista Multiuso. Sì, avete capito bene: multiuso. Perché Luca non è solo uno degli artisti più famosi della zona Pisana, ma il nostro Luca, ovunque tu lo metta, vince sempre. Curatore d’arte. Musicista. Cuoco provetto. E a mio avviso, un amico che ti fa pensare al vecchio detto: “chi trova un amico trova un tesoro.” Lascio a lui raccontare il suo viaggio. Un viaggio che per lui non finisce mai, nel cercare di raggiungere un arte infinita. Il suo luogo, dove tutto è cominciato, è una cucina e questo la dice lunga. A mio parere, partire dal cibo, è sempre cosa gradita, soprattutto accompagnato da un buon vino e una buona compagnia. Infatti, Luca mi invita a cena. La sala da pranzo collegata a una cucina. Assaggiando i suoi piatti deliziosi e di bell’aspetto, mi racconta di se stesso, senza nessuna paura di dire ciò che pensa. Luca mi parla a ruota libera. E comunque voi la possiate pensare, dopo aver letto la sua intervista, per me “ha già vinto.”
Come ti sei avvicinato all’arte? L’arte è una passione remota, me la porto dietro fin dall’infanzia, mi piaceva molto disegnare fin da quando ero piccolo. Con gli studi è cresciuta la passione e mi sono affinato sempre di più. E come mai un Istituto Tecnico e non una scuola più Artistica? L’ Istituto Tecnico è stata una scelta politica non dettata da me. Parliamo di genitori, ti hanno mai privato di seguire ciò che volevi esprimere attraverso l’arte? Assolutamente no, mi hanno sempre appoggiato e anche per questo motivo che sono riuscito a realizzare quello che volevo nell’arte. Mia madre mi racconta spesso di un bambino di dodici mesi con la febbre alta, piangeva fortissimo quel bambino e febbricitante toccava gattonando il freddo del pavimento del corridoio di casa, mi racconta che l’unico modo che sua madre trovò per calmarlo, fu quello di fargli dipingere il muro del corridoio. Quel bambino ero io. Mia madre si è ritrovata la mia prima opera d’arte in casa. Sei partito dalla passione per i graffiti e hai fatto un percorso da autodidatta, un percorso a ritroso immerso nell’arte, tutto da solo, studiando le tecniche e i vari filoni artistici. Esatto, mi sono molto appassionato ai graffiti. Pisa è una città importante, dove sono nati i migliori writers di fama internazionale e mi piacevano tantissimo, io avevo 14 anni e già la scuola che frequentavo era il luogo dove si svolgevano le migliori jam della cultura hip hop. All’interno di queste jam c’erano anche i graffiti. Opere di grandi dimensioni e bei colori che hanno accesso dentro di me qualcosa. In un primo momento volevo emularli e lo fatto, per un periodo. Io sono una persona molto annoiata. La mia noia la chiamo “cronica”, perché si sviluppa anche nelle cose che mi piace fare, quindi annoiato dei graffiti, in maniera positiva, sono tornato indietro per studiarmi realmente tutta l’arte. Studiarmela completamente, per un periodo frequentando anche l’Accademia, volevo andare oltre, sapevo che mi mancava qualcosa e tengo a dire sempre, che anche tornando indietro, ho sempre studiato quello che mi interessava studiare: captando e utilizzando solo le nozioni che mi servivano per provare a spiegare quello che avevo dentro, attraverso l’arte, inserendole all’interno dei miei quadri, che mi sto portando dietro fino ad ora. Ho sempre messo come punto focale della mia arte il mio io. E con il mio io, intendo realmente “me stesso”. Bocche, nasi, occhi, i tuoi simboli e l’ “essere”, il tuo vero “me stesso”, per te, cos’è realmente l’essere? Per me l’essere è proprio la persona, l’individuo che affronta la vita quotidiana, ovvero io. La tua arte è cambiata sei andato oltre ai tuoi simboli, hai iniziato a introdurre altri tuoi interessi nell’arte ad esempio le riviste. Ho impresso il simbolo prima di tutto dentro me, mi sono ritrovato. Le persone che mi seguono e amano il mio lavoro vedono in quel simbolo solo me: ora è una cosa riconosciuta. E come se il mio simbolo fosse al centro di un piatto. Era un mix di occhi, nasi e bocche ripetuti all’infinito nello spazio e nel tempo, privando il quadro della parte verbale e lasciando solo la parte espressiva. Tu guardi un quadro ci sono le parole ma non sono scritte. Ho preso, poi, gli altri miei interessi: il cibo, gli oggetti, la musica, le frasi e le figure geometriche. Esse girano intorno a quel simbolo. E di tutto ho preso solo ciò che mi interessava e l’ho messo insieme. Quindi tu prendi solamente ciò che ti interessa o colpisce nella tua ricerca e lo rendi tuo? Esatto. Come costruire un puzzle, se tu levi tutta la parte poetica, hai una tela, prendi una macchia, un oggetto geometrico, una frase e prendi il simbolo: fai un piatto componendo l’opera, come se creassi sempre una nuova “ricetta artistica”. Cosa vuoi raggiungere con l’arte? Si evolverà ancora la tua ricerca? Ti senti arrivato? Mai, arrivato mai, sentirsi arrivato è come avere già perso in partenza. Io provo un profondo divertimento a scoprire nuove cose, mi piace andare oltre Se guardi le mie opere d’arte che vanno dal 2004-09 son tutte diverse, forse in realtà era quella diversità di tutte le correnti artistiche che catturavo e mi interessavano, ma non riuscivo a trovargli una collocazione. Quindi grazie ad un intenso periodo di live painting, di ricerca e studio dentro me stesso e performance, ho messo tutto in un gran minestrone e rimescolando ho trovato il mio percorso. Trovando il simbolo, secondo me, ho trovato un vestito nero che sta bene su tutto.
Un progetto Musicale e tanti eventi come curatore d’arte. Il 19, 20 e 21 settembre ci sarà la Pisa Tattoo Convention… Di cui non posso parlarti e non ti parlerò! Ti parlo, invece, della mia attività di curatore d’arte, che consiste nel curare eventi artistici collaterali all’interno di grandi manifestazioni. Cerco di collocare l’artista in una realtà più adeguata, cercando di far conoscere il suo lavoro al pubblico. Io lo provato sulla mia pelle, le performance live sono come in economia e nel marketing degli “start up”, sono trampolini di lancio per gli artisti, che cercano di farlo di lavoro, ti dai in pasto alle persone e al pubblico, alla critica. L’arte è una guerra, siamo tutti contro tutti, certo esiste il buono, anche se non ci credo molto, ognuno di noi vuole raggiungere la vetta. È falso pensare che l’artista non voglia un contratto, non voglia soldi e successo, chi dice il contrario, secondo me, vuole fare solo il personaggio, la racconta molto male. Con le performance cerco di dare agli artisti mezzi e opportunità per farsi conoscere a costo zero e offrendo visibilità in manifestazioni che accolgono dalle mille alle diecimila persone. Certo, la parte di curatore d’arte è una visione più “imprenditoriale”, fa parte comunque della mia ricerca. Per me è un modo di dare un inquadratura a tutto il mio lavoro artistico. Forse ho dovuto perdere quella spontaneità e incoscienza. Adesso mi sento una macchina: una macchina con uno spirito artistico. Due concetti l’uno opposto all’altro ma quando ti trovi davanti a una tela, cerchi te stesso, studi e fai ricerche, apprendi, ti ricerchi tanto, sembra che sai già come va a finire e forse la cosa bella di me, è che cambio sempre il finale della “favola” che faccio. Cerco sempre di arrivare a un punto del quadro dove cambio sempre il finale, perché è quello che ancora mi rimane per dargli quel tocco di incoscienza. E il tuo progetto musicale? La musica è una cosa molto importante per il mio percorso. L’unica cosa che faccio in gruppo. Mi ha insegnato a mettermi in gioco, nell’accettare le idee di altri, di lavorare a un progetto con altre persone. Sono sempre stato in tutto quello che facevo una persona individuale. Sono riuscito a istaurare con Alessio, il batterista, e Rossella, la nuova bassista, un rapporto di completamento. Il 19 Novembre 2013 è uscito il disco “ D.a.l.ì Dolce Allucinazione Lenta Indigestione”, grazie anche alla casa discografica R(ESISTO). Insomma, una grande meta raggiunta! Sì, perché questo cd contiene tutto ciò che mi sono creato e portato dietro in ambito artistico e musicale. Cosa vorresti fare con la musica? La inserisci quindi nel tuo percorso artistico? In questo anno ho chiuso il cerchio e tutto si sta rivelando adesso, sono finalmente riuscito a portare me stesso anche nella musica, Dalì è solo l’inizio, il primo start, il primo play di ciò che sarà. Io nelle mie copertine ho sempre messo il cibo. E grazie a questo cerchio che si chiude, ho capito che la passione per il cibo mi ha sempre seguito in ogni mio passo. Ti spiego meglio. Mi sono accorto che dar vita al me stesso ha avuto un percorso che si chiude sempre nella stessa maniera. Nel 2007, con il vecchio gruppo mettevo i dolci in copertina, cosa che non è cambiata nell’ultimo. Nel 2012 inserivo il cibo nei miei quadri e ancora lo faccio. Ho sempre dipinto in cucina, soprattutto all’inizio del mio percorso. Tutto mi porta alla mia passione più grande: il cibo. Questo mi ha stupito tantissimo. Cosa consigli per raggiungere i propri scopi? Senza dubbio: idee chiare, volontà e anche un po’ di sano egoismo, e questa maschera che tutti pensano che fai come vogliono loro ma in realtà non lo fai. Apri il tuo biscotto della fortuna, cosa vorresti ti dicesse? “Hai vinto!” E’ un pò come scaricarsi, finalmente qualcosa che nella vita non ti devi sudare. Solo realmente chi vive la musica e l’arte sa quanto non è semplice fare queste cose. Raccontarle e spiegarle. La persona comune fa fatica a capire ciò che c’è dietro, nel crearsi un nome, un personaggio, riconoscersi in quell’io che crei e porti avanti. Ho ricordi del passato dove mi sentivo un nulla, dove non ero nulla, mi sentivo vuoto. Adesso la mattina mi alzo e guardandomi allo specchio penso: “Buongiorno Alangrime, conquistiamo il mondo!” C’era un periodo in cui non dipingevo, non ero la persona che volevo essere, con l’arte e con tutto quello che sto creando la sto raggiungendo. Quindi sì, in un senso ho vinto quel nulla. Arriviamo alla domanda fatidica: Ma in un viaggio, è più importante il luogo da raggiungere o il viaggio che fai mentre vuoi raggiungerlo? Sicuramente il viaggio, è senza dubbio la parte più bella. La cosa che odio tantissimo: arrivare nei posti. Quando arrivi è già finito tutto, io penso che nell’arte non ci sia questo concetto o pensiero. L’arte è infinita, non c’è mai fine, l’unica cosa che può porle fine è il “Dio denaro” ma anche quello, può essere infinito se sei bravo. La fortuna di restare sempre a galla, ma la fortuna te la crei. Mi hanno insegnato un metodo, è quello con cui arrivi al successo. Come qualsiasi cosa, se tu nel metodo ci investi tanto: te stesso, i soldi, la passione e il lavoro duro, comunque arrivi. E le occasioni secondo me nascono nel momento giusto. L’arte è come la vita, è un ciclo, un giorno puoi piacere, un giorno non piaci più, l’arte è veramente quotidiana. Io vivo costantemente pensando al prossimo quadro, al prossimo dipinto, a come impastare una “torta” dentro a un mix di cose. L’arte la fai mentale. Vivo nella mia darkside, vivendo totalmente in un’altra realtà. Il cervello non si spenge mai. Faccio da solo, dipingo i miei interessi, il “me stesso” che mi sono creato, che ogni giorno mi stupisce e vivo totalmente nei miei quadri. Come vivo completamente in me. L’artista è un “cazzuto egocentrico” che viaggia nel proprio Ego Trip.
Post scriptum: per chi volesse vedere con i propri occhi, l’Ego Trip di Luca Scopetti, può godersi i suoi quadri in mostra al Blu Cafè, Lo Spazio del Gusto, Piazzetta Pasquale Piejaia, Pisa, mostra personale, fino al 1 Giugno 2014, dal titolo: “Strappi di io nel me”, a cura di Giada Fedeli, di cui parleremo nella nostra prossima intervista.
http://www.lucascopetti.com/
Buon Viaggio a tutti.
song by Hai Vinto, and I take vocal on it