Il mondo divino di Esiodo
Gli dei immaginati da Omero hanno già conquistato il potere e si sono già divisi onori e privilegi, abitano l’Olimpo, regnano sul mare e nell’oltretomba. Apparentemente nulla sembra increspare la superficie di una vita perfetta che trascorre in un perenne banchetto, in una estate piena e senza fine. La loro vita presente, tuttavia, sembra far riferimento a un passato di oscurità, di conflitti, di scontri aspri, se ancora Efesto ricorda di essere stato scaraventato dall’Olimpo, se Poseidone rivendica una signoria pari a quella del fratello. Omero spesso allude ai miti teogonici e cosmogonici, a quella fase primordiale nella quale anche il mondo divino ha conosciuto guerra e distruzione, ma soprattutto ha rischiato di essere annientato o, meglio, fagocitato nelle tenebre.
La teogonia greca è infatti un lungo e faticoso viaggio dal buio alla luce e l’autore che meglio esprime questa transizione è Esiodo. Egli, già conquistato alle forme del pensiero pre-filosofico, è capace di narrare nel mito l’esistenza di principi, di astratte componenti nel pensiero. Il racconto di Esiodo è fitto di immagini prive di una struttura e di un andamento razionalizzante. Esiodo, poeta greco, nacque ad Ascra, città della Beozia, e la sua opera può essere ragionevolmente fatta risalire all’VIII-VII secolo a.C. Esiodo fu autore di due opere: "La Teogonia", breve poema incentrato sull’origine degli dei, e "Le Opere e i Giorni".
La Teogonia dipende strettamente da modelli orientali, anche se, evidentemente, i racconti sacri sull’origine degli dei circolanti nel mondo micro-asiatico furono rimodellati dal poeta e giunsero poi a una sintesi originale. Nonostante la collocazione periferica della Beozia, Esiodo ebbe la possibilità di entrare in contatto con la cultura orientale, evento condizionato anche dagli influssi culturali provenienti dal mondo asiatico. Dobbiamo considerare che due precedenti illustri della Teogonia di Esiodo sono le tavolette ritrovate ad Hattusa e le successive elaborazioni poetiche babilonesi.
Nella Teogonia Esiodo descrive l’origine degli dei e dell’universo. Al principio di ogni cosa vi era il Caos. La parola Caos nella lingua greca sta a indicare una voragine aperta sul vuoto. Prima che l’universo venisse formato, esisteva dunque una specie di baratro senza forma. Secondo il modo di pensare dei Greci, l’universo nasce proprio dal passaggio dall’informe alla forma. Secondo Esiodo, dal Caos ebbe origine Gaia e insieme a lei il suo esatto opposto, la Notte, il luogo delle tenebre, e Amore, principio di forza dell’universo. L’ambivalenza, la genealogia divina caratterizzata dallo scontro di forze costituiscono l’elemento cardine della Teogonia greca.
Torniamo ora a occuparci del racconto di Esiodo. Gaia dà poi vita a una generazione di dei da sola, che a loro volta si riproducono. La Terra in questo modo è innalzata a forza primordiale, principio di vita e di fecondità, come sarà per sempre nel pensiero greco. Anche la Notte genera da sola come Gaia. Il divino nei due principi opposti di Gaia e Notte è percorso dalla differenza e dalla opposizione. Poi Gaia si unisce con Urano e le forme divine del Cosmo si fanno variegate, ma Gaia è schiacciata da Urano e solo l’inganno da lei ordito con l’aiuto del figlio Crono può liberarlo dall’oppressione dello sposo.
Così, metaforicamente, l'Aria può finalmente circolare tra terra e cielo e l’infinita varietà dell’universo può prendere vita. Perfino il taglio dei genitali di Urano è fonte di rinnovamento vitale. Tuttavia il regno di Crono, che aveva sostituito quello di Urano, sarà a sua volta scaraventato da quello di Zeus, poiché Crono rappresenta ancora la divinità primordiale. Così il racconto delle origini dell’universo segue due linee guida: le nozze tra Gaia e Urano e i conflitti tra le generazioni divine. Il tema mitico delle nozze tra terra e cielo e dei conflitti tra gli dei è antichissimo e ricorrente nei poemi arcaici. Per fare un esempio concreto, nel poema ittita di Kumarbi venivano narrate le nozze tra gli dei primordiali. Anche in un poema babilonese le nozze tra principio femminile e principio maschile erano prefigurate e probabilmente ispirarono la Teogonia di Esiodo, che resta opera nella quale il racconto a volte appare lacunoso, privo di giunture essenziali, anche se comunque affascinante.
Quello che tuttavia si rivela di estremo interesse nell’opera di Esiodo, come poi anche nell’altra opera di Esiodo "Le Opere e i Giorni", è la fissazione di un equilibrio del cosmo nel quale arbitro è Zeus, che si fa garante di giustizia. La teogonia greca è stata definita ascendente e a base caotico-evolutiva, retta com’è su tre forze primigenie che conducono poi alla differenziazione, alla popolazione dell’universo e a vari conflitti tra le divinità, fino a quando si ha la vittoria di Zeus, definitiva quando la cacciata e l’incarcerazione dei Titani nel Tartaro segnano la definitiva separazione del mondo della luce dell’Olimpo dalle tenebre ctonie.
C’è un altro aspetto che colpisce nella teogonia greca, ovvero il ruolo molto secondario dell’uomo. Infatti, gli uomini compaiono all’interno del mito di Prometeo, figlio del titano Giapeto. Giapeto figura come uno dei tanti rivali di Zeus che sfidano la signoria del padre degli dei, questa volta non sul piano della forza fisica, come era accaduto nel caso dei Giganti, ma sul piano dell’intelligenza. Dobbiamo dire che il mito è volutamente metastorico, ma ricostruisce un'epoca nella quale uomini e dei vivevano ancora in perfetta armonia. Di conseguenza il mito salda insieme due prospettive: la vicenda dell’oscura conquista del potere da parte degli dei e la vicenda dell’inganno di Prometeo. Dobbiamo mettere in evidenza che l’inganno di Prometeo mette fine all’età dell’oro, ovvero alla pacifica convivenza tra uomini e dei. Inoltre, l’inganno di Prometeo segna anche la chiusura dell’uomo nei limiti della sua mortalità.
Ma, in ultima analisi, qual è la principale importanza rivestita dalla Teogonia di Esiodo? Appare evidente che con la Teogonia di Esiodo, pur nelle contraddizioni dell’opera e nelle lacune del racconto, i Greci riuscirono ad acquisire definitivamente una vera e propria mitologia degli dei che riecheggiò a lungo nel rito. Comunque sia, nessuno può mettere in dubbio il fatto che Esiodo, insieme ad Omero, deve essere considerato il padre della religione dell’antica Grecia. Tuttavia dobbiamo mettere in evidenza che gli dei descritti da Omero hanno già conquistato il potere dell’universo, mentre gli dei immaginati da Esiodo sono impegnati in aspri continui conflitti. Comunque sia, sia i poemi omerici sia la Teogonia di Esiodo sono senza dubbio opere dalle quali non si può prescindere se si vuole comprendere e conoscere non solo la religione greca, ma molti aspetti ed elementi dell’universo dell’antica Grecia. Omero molto spesso nei suoi poemi illumina la realtà culturale e cerimoniale esistente nel mondo dell’antica Grecia. Molto probabilmente il poeta proietta all’indietro realtà proprie nel suo tempo.
Prof. Giovanni Pellegrino









