Oroscopo
Gemelli: Incontri con persone collegate in qualche modo con il tuo destino.
<Cazzate.> sospirò. L'unica cosa che vedeva nel suo destino era una foschia grigia. Si rigirò nel freddo letto vuoto. Quanti giorni erano passati da quando Henrietta lo aveva lasciato? Portandosi via i suoi figli e qualsiasi speranza? Giorni? o settimane..? o solo qualche ora? Ormai non riusciva piu a capirlo. Si sentiva solamente stanco.
Ma in fondo non avrebbe mai potuto incontrare qualcuno se avesse continuato a starsene a letto. Afferrò il pacchetto di sigarette del comodino, e si alzò. Aprì la porta per il balcone, e l'aria fresca lo inondò come una doccia gelata. L'aria nel suo triste appartamento ormai era viziata, e si faceva quasi fatica a respirare. Era scalzo, in boxer, e con una canottiera nera, e gli ci volle qualche istante per abituarsi alla fresca notte. Ma non era affatto male. Sfilò una sigaretta dal pacco e prese l'accendino che teneva al suo interno per poi accenderla - dopo qualche tentativo. Tirò una boccata di fumo mentre si appoggiava alla ringhiera. La città pareva spenta. Erano circa le 2 di notte, ma in quel mondo la luce solare ormai non esisteva più. La coltre di smog era talmente fitta che nessuno poteva scorgere il sole ormai da diversi anni. <Che merda di vita> sussurrò mentre guardava il fumo salire e disperdersi nell'aria notturna. Era strano che il suo quartiere fosse così fresco, effettivamente. Riusciva addirittura a vedere fino a qualche isolato di distanza, come se la nebbia stesse diradandosi. Ma era impossibile - o almeno così pensava. Guardò giù, per strada. Riusciva a scorgere solo figure confuse, ma udì chiaramente la voce di una donna che si lamentava. Sembrava di vedere un certo movimento, e stava onestamente preoccupandosi. Uscì dal suo appartamento ancora scalzo, saltando due gradini su tre mentre precipitava in soccorso. Una volta arrivato per strada, rimase ad osservare la donna che sospirava appoggiata ad una parete, mentre due grossi uomini si avvicinavano. Aveva il fiato corto, e gli girava quasi la testa da tutte quelle scale, ma si avvicinò, poggiò una mano sulla spalla bianchissima della donna e sborbottò un <lasciatela stare> spezzato dal respiro affannato. Lei si girò subito, una preoccupazione chiaramente evidente nel sentire una voce così affaticata. <che succede?? ti senti bene?> <Io- si- ma tu-- loro-> <lo so!> sussurrò la donna <Stanno facendo del loro meglio, ma ho proprio paura che non voglia passare.> <eh-?> Si guardò attorno confuso. I due uomini sembravano quasi divertiti dalla scena. <amico-> cominciò il primo <è normale che una donna non abbia piacere quando succedano ste cose> <ma vedi> proseguì l'altro <è un tavolo molto vecchio e al quale è affezzionata, e smontarlo era l'ultima delle possibilità! E non vuole assolutamente perderlo. è un gran bel tavolo.> Lui si accasciò sul muro a sua volta. <.....ma..> e cominciò a tossicchiare sentendo il battito cardiaco tornare alla normalità. Vide la donna abbracciare i due ringraziandoli per il tentativo, e chiese loro se fosse possibile riportarlo in officina, smontarlo, e rimontarlo una volta nel locale. Vago assenso dei due, che riportarono il tavolo finemente decorato sul grosso camion, salutarono la donna e ripartirono nella notte. Lei si strinse nel morbido scialle che ricadeva dolce dietro la schiena, appoggiato sui gomiti. Si girò con aria dubbiosa verso l'uomo che ancora respirava piu forte della norma. "Ti serve una mano?" domandò. Lui indicò il suo appartamento. "in nemmeno 2 minuti sono sceso da lassù. Avevo sentito dei brutti rumori e mi stavo preoccupando." Non si accorse di come la donna ignorò bellamente la mano e lo fissava. "posso offrirti qualcosa? Il mio locale è ancora aperto." sorrise.
E Alexander non avrebbe mai potuto rifiutare un drink.









