Gli occhi seguono la linea sinuosa, infinita ed estremamente scoscesa dei fianchi nudi di Gracie, e sono le dita a sfiorarle il costato subito dopo aver contemplato l'argentea perfezione di una bellezza disarmante. Il respiro che le spezza il sonno ritrova tranquillità quando le pupille si posano sulla curva delle labbra di Theodore, che lentamente abbandona il torace altrui con una delicatezza impropria, ma cucitagli addosso nello stesso istante in cui i sottili strati di pelle collidono insieme. Il lenzuolo si tuffa nella moquette della stanza, raggruppandosi poco lontano dal termine del letto sul quale sono distesi. Tutto intorno è costellato da bottiglie vuote, posaceneri e cicche spente. La poltrona è ribaltata chissà per quale motivo, e la voce familiare di un disco sentito troppe volte rimbomba nelle orecchie dei due. Theodore giace supino sulla parte opposta del materasso - così come Gracie d'altronde - e una volta rivolto lo sguardo ancora verso di lei, fa leva con le braccia per sollevarsi e scivolare giù dal letto. Per qualche ragione non riesce a parlare, o forse è mentalmente troppo stanco per tradurre la lunga sinusoide di pensieri in parole concrete. Barcollare completamente privo di vestiti è l'unica cosa che riesce a fare, a cercare fra fogli e bicchieri una sigaretta o il ricordo di questa. Poggia poi i gomiti sul ripiano, aprendo i cassetti senza risultato. Le mani si portano ai capelli, i polmoni vengono svuotati molto lentamente e strizzando gli occhi solleva la testa greve di ricci terribilmente scompigliati. Vede se stesso riflesso nello specchio, il letto, Gracie che sembra aver perso interesse nella ricerca quasi disperata di Theodore e poco dopo la testa di Cecil che si issa con il busto, incurvandosi la schiena, sbadigliare spoglio di qualunque indumento (..)
Il pavimento della camera è come se fosse disposto su più piani, o almeno così pare a Theodore, dato che con le spalle arcuate ne studia l'inclinazione passo dopo passo, arrivando a toccare con fatica la coperta del letto. Non sale su questo, piuttosto fa scorrere la schiena contro il suo spessore lasciando che sia la moquette ad accogliere poco più tardi tutto il suo corpo. Torce il muso ancora una volta verso i due ancora stesi, seguendo il palmo di Cecil carezzare laddove lui stesso aveva creduto di poter possedere l'unicità della concessione, in una maniera così simile e terribilmente sbagliata che lo porta a voltarsi e a premere uno dei palmi a terra, che si schianta alla cieca su un posacenere. È mezza sigaretta che si trova incastrata involontariamente fra le dita, mentre il disco continua a cantare sempre le stesse identiche strofe, e il rumore di corpi che sfregano sul materasso comincia a martellare e ad allungarsi come un eco. L'alzarsi di scatto non giova al senso già deviato della percezione di Theodore, che vede il comodino scontrarsi contro il suo ventre piuttosto che il contrario. Che raccoglie confusamente e propri vestiti, che guarda per un attimo uno scontro crudo di corpi senza pudore, che comincia a sentire gli odori della stanza far riaffiorare anche sapori sopiti, che chiude la porta dietro di sé per non sentire i gemiti sgraziati di chi è incastrato nei ricordi della sera prima, mentre è lui il primo a riacquistare contatto con la realtà e ad inghiottirne la lucidità, provando a lenirla nel fumo di una Engine già fumata da qualcun altro.