Il vento distante, José Emilio Pacheco (edizioni SUR 2014)
La prima sensazione che si prova di fronte ai racconti di José Emilio Pacheco è l'inquietudine. La seconda, un'irresistibile attrazione. È solo alla fine, dopo aver attraversato senza soste l'universo dei suoi controversi personaggi e aver goduto dell'incombente mistero delle sue storie, che scatta l'ammirazione. L'innamoramento puro. La raccolta Il vento distante, edita da SUR, ne conta ben quattordici che, nella loro essenziale brevità, si delineano come piccoli incantesimi dai quali è impossibile sfuggire. Tra i tanti punti di forza, quello che più trascina il lettore è, a mio parere, il gioco di contrasti tra divertimento e disperazione, eccitazione e paura che le situazioni raccontate suggeriscono: è quello che accade, per esempio, in Parco divertimenti (il parco è un luogo di assurdi e paradossali orrori), e nel sublime e toccante racconto che dà il titolo al libro, dove l'antitesi tra la spensieratezza di due innamorati al luna park e l'infelicità di un uomo e di una bambina (lì fenomeni da baraccone) diventa nettissima. I bambini, poi, sono tra i soggetti privilegiati dallo scrittore messicano: osservano con insistenza le crudeltà del mondo che li circonda, mettendo alla prova l'inadeguatezza degli adulti (Non capiresti), si struggono e si umiliano per amore (La regina), si mettono nei guai (Pomeriggio d'agosto), sono irrilevanti, quasi invisibili agli occhi dei grandi (Il castello di carte) - e i grandi, dal canto loro, sono quasi sempre crudeli e vendicativi. C'è un solo racconto in cui il ritmo serrato degli altri non riesce a dominare, e il tempo sembra rallentare, dolce: è Acheronte, in cui Pacheco sapientemente indugia sui gesti di due ragazzi in un bar, che tra sguardi ora furtivi ora languidi, mettono su una piccola illusione d'amore: “Sotto quel falso chiarore lei alza di nuovo la testa e incrocia lo sguardo del ragazzo. Gira il cucchiaino di peltro per sciogliere lo zucchero rimasto sul fondo. Lui assaggia il suo caffè e osserva la ragazza. Sorride nel vedere lei che lo guarda e poi si gira verso la strada”. Scoprire Pacheco è stata una fortuna. Questi racconti potenti e atipici sanno di apocalittico, di inesorabilità, talvolta di innocenza. Il vento distante, pertanto, è un libro che consiglio, imperdibile per chi ama questo genere. Quattro ciliegie.
















