È la sera del giorno 0.
Le palpebre mi pesano come se avessi dimenticato di dormire le notti precedenti, oggi le gambe mi tremavano come se non fossi mai stata in piedi.
È stato il trasloco, in aggiunta alla recente poca voglia di mangiare.
Il cuore mi batte agitato, come la sera prima di compiere diciotto anni. Vivi tutta la vita aspettano i traguardi imposti dagli altri come se fossero punti di arrivo e di non ritorno. Come se avere diciotto anni ti vincolasse ad una vita e ad un modo d’essere diverso, da un giorno all’altro.
Così il mio cuore batte agitato questa sera del giorno zero. Il traguardo che sto per varcare è quello di andare a vivere da sola. Non proprio sola sola, avrò delle coinquiline, due che non conosco affatto; in una casa in cui c’è una stanza profumata di the verde, due specchi e un tavolo rotondo. Il letto è morbido al punto giusto e fuori dalla finestra c’è una vista mozzafiato sulle cime delle montagne. Perché questa casa è già sopra quei versanti, perciò basta voltare il mento al cielo per sentirsi piccoli e insignificanti, ma anche protetti e pronti a volare davanti a questi giganti.
È la sera del giorno zero e le paure sono tante, tutte dovute alle incertezze.
Sono le porte chiuse che mi terrorizzano. Le porte chiuse non permettono l’uscita e neanche di conoscere cosa c’è dietro ad aspettarti. Le porte chiuse, sono la mia fragilità.
Un giorno leggerò queste parole e sorriderò. Forse perché ne avrò nostalgia e vorrei tornare a questo preciso istante e riavvolgere il nastro all’indietro, prendere una decisione diversa e posticipare la partenza, o forse perché mi terrorizzava una vita che sarebbe stata finalmente quella più bella.
È la sera del giorno zero.
Il mio cuore batte agitato, le palpebre pesano, le gambe tremano, lo stomaco brontola e il mio corpo è asciutto, fragile.
Domani sarà il giorno uno e richiederà che io sia forte, ma per ora, per ora no,
è ancora il giorno zero.







