Hell’s Kitchen parte due…
Spettacolo pirotecnico di inusitata portata ci viene offerto in queste ore da due soggetti femmina (sperando di non urtare i genderfree) del web politicamente corretto, progressista, globalista, gayfriendly e ovviamente proimmigrazionista.
Nel corso di una permanenza in Sicilia, hanno apostrofato la vil plebe canaglia incappata nel loro cammino, di scarso spirito di inziativa, eloquio annoiante, scarsa cultura internazionale, fannulloneria traghettata dal divano (quello del reddito di cittadinanza per intenderci) al posto di lavoro.
Nulla di nuovo se si considera che sono soggetti mediati dalla sinistra 2.0 di Renziana ideazione. Si coglie comunque un aspetto quasi educativo nell’intento di queste signore impegnate a vario titolo nella comunicazione social.
Il desiderio di imprimere una declinazione di rapporti sociali fra un ceto dirigente o presunto tale e le classi subalterne. Una sorta di campo di rieducazione all’aperto in stile consumista dove il subalterno, che possiamo ormai chiamare “inferiore” (cit.Ugo Fantozzi), deve subire la lezioncina e la reprimenda del capo di turno. Sovviene come spontanea la contiguità con certe trasmissioni televisive: quelle delle scuole di alta cucina (cuochi ricchi e di successo altrimenti detti chef).
La funzione allenante di queste trasmissioni dirette proprio alla vile plebaglia, è proprio questa: eventi in cui famosi chef sfogano il loro sadismo verso un manipolo di aspiranti futuri chef. Queste promesse del tegame non potranno mai competere con la magnificenza dei loro giudici-aguzzini se non a prezzo di un lungo trail allenante per il carattere. L’analogia con l’addestramento delle reclute dei corpi speciali è evidente. Per questo loro vengono umiliati sotto i riflettori quotidianamente nel corso della trasmissione e i loro aguzzini li sovrastano dall’alto della loro magnificenza. Così le due “giornaliste” progressiste che, smessi i panni della supremazia intellettuale, si rifanno col bullismo da reality show in cucina.
E’ un percorso educativo entro il quale, mediante questi programmi televisivi ora anche spot social, vengono allenate le plebi alla ginnastica d’obbedienza in questo meraviglioso mondo globalista, immigrazionista, genderfree. Dove non importa cosa sei, ma se hai i soldi, sei quello che comanda e spadroneggia senza alcun freno sugli altri. Per tutti gli altri sono lavori a chiamata, mazzate durante i picchetti per un lavoro dignitoso e incidenti sul lavoro dei quali, retorica piagnona a parte, non frega niente a nessuno; tanto le “vittime” non contano un cazzo. E vergognarsi poi e chiedere perdono anche per non aver fatto nulla, ma mettersi in ginocchio lo stesso, adesso che è diventato praticamente una prassi per l’accettazione sociale e poi diciamolo…sotto sotto un po’ omofobi, razzisti e sessisti lo siamo tutti, compresi voi che lo negate. Ci vediamo il 25 aprile per festeggiare la Liberazione dal giogo della tirannide. Benvenuti nel bellissimo regno di Oz.









