Ciao, Dio. È da un po' che non mi faccio sentire: non è per bestemmiare, non è per nominarti invano, non è per criticare, recriminare, colpevolizzare, né per dubitare di te.
Questa volta, non è per chiederti un favore.
Va bene chi mi ama, scegli Tu, chi c'è c'è.
Va bene la distanza dalla mano a ciò che serve. Davvero.
Non sono in ritardo per un treno; non ho paura degli esami del sangue degli altri.
Un tumoraccio, uno sfratto, la miseria, il Natale da soli, non ho paura, di notte, se sto sveglia,
e non fumo più.
Non ti nomino per dirti vieni o vattene o ricordati di me.
Ma siccome smette di piovere e respiro e la schiena fa meno male e mi scappa da ridere anche senza
venti milligrammi di Cipralex,
volevo dirti grazie – Tu sai perché – o almeno spero,
perché io per cosa di preciso non lo so.
– Beatrice Zerbini












