Guardò a lungo il foglio bianco sperando che le parole uscissero veloci e sicure dalla sua stilografica. Prese un altro sorso dal bicchiere ormai vuoto e sentì il liquido alcolico scorrere lungo la gola per poi ardere nell’esofago.
La sigaretta accesa continuava a consumarsi piano abbandonata sull’orlo del tavolo, ogni testa di cenere accumulata abbandonava la sua estremità non appena diventava troppo pesante per rimanere attaccata al resto del corpo.
Si guardò intorno nell’oscurità e scorse qualche conoscente ballargli intorno, gli occhi fumanti di delusione, arsi dall’insopportabile leggerezza della bottiglia che era trattenuta a stento tra le mani. Riconobbe qualche volto amico ma non scorse nessun volto amato. Portò nuovamente il bicchiere alla bocca e rimase delusa nel sentire la mancanza del familiare calore sulle labbra screpolate.
Diede il primo e ultimo tiro alla sigaretta consumata dal suo lento bruciare invano. Scrisse la sua prima parola consumata dal suo lento intercedere senza meta: “Incompiutezza”; e, spegnendo il mozzicone, ancora una volta il fuoco si disperse tra le vie ignote della coscienza.










