È una bella giornata. Non fa troppo caldo, la primavera sembra arrivata. Dal parco qui accanto arrivano voci, bambini che giocano.
Mi sono sempre piaciuti i bambini. Sono semplici, diretti. Innocenti nella loro ignoranza. Con loro è tutto più facile, niente livelli nascosti, niente doppi significati. Solo quello che c’è. Trovo più semplice interagire con i ragazzini, piuttosto che con le ragazzine. Anche se, a pensarci bene, fino a una certa età sono tutti uguali. Poi cambia qualcosa.
Mia sorella avrà una bambina. Ha deciso di darle il nome di nostra madre. Una scelta di cuore, immagino. Probabilmente avrei fatto lo stesso, anche se entrambi i nomi dei nostri genitori erano discutibili.
Dice che saprò insegnarle molto, che saprò giocarci, che sarò presente. Lo dice come se fosse ovvio. Io invece mi chiedo cosa possa davvero imparare da me.
Cinismo? Egoismo? Essere distaccati?
Ho sempre pensato che il bello dei nipoti sia che, in fondo, la responsabilità non è tua. Se qualcosa va storto, la colpa torna sempre ai genitori. Un sistema comodo.
E lei è in buone mani. Mia sorella è una persona decente, più di quanto lo sarò mai io. Su di lui non posso dire molto, non siamo mai andati oltre conversazioni da ascensore. Ma immagino sia abbastanza normale da restare e soprattutto da essere stato scelto da mia sorella, a volte basta questo.
Io invece cosa sono?
Credo che da me si possa imparare solo freddezza, indifferenza, oltre alle cose dette prima.
Eppure li guardo. Sorridono. Occhi aperti, curiosi, vivi. Luminosi, non importa se chiari o scuri. Sono pieni. L’opposto di me.
E nonostante questo, spero di essere dignitoso, almeno ai suoi occhi.
Questo mi rende decente? O è solo egoismo mascherato?
Non mi è indifferente. Lo so già. La sua innocenza mi farà ridere.
Ma mi chiedo: sono la persona giusta con cui interagire? Con cui far interagire un bambino?
Beh, vedremo.
















