Quando ero piccolo pensavo di avere un superpotere.
Non qualcosa di spettacolare. Niente mantelli o forza sovrumana. Solo… la capacità di vedere le emozioni degli altri. Non metaforicamente. Le vedevo davvero. Come forme, colori, pesi nell’aria.
Le persone parlavano… ma io guardavo altro.
Capivo cosa provavano. O almeno, così credevo.
I bambini erano diversi. Più semplici. Più puliti. Emozioni dirette, senza filtri. Facili da leggere. Facili da… proteggere, forse. Avevano ancora una possibilità. Una direzione.
Qualcosa che io non ho mai avuto.
Poi arriva la realtà.
Un turno di notte. Uno qualsiasi. O almeno, così pensavo.
Inevitabile, dicono. Era già così quando è arrivato. Una di quelle frasi che servono più a chi le pronuncia che a chi le ascolta.
È stato… pesante.
Il padre era crollato in silenzio. La madre no. Lei si stava spezzando ad alta voce. Due modi diversi di distruggersi.
E io?
Io ero concentrato su altro.
Su di me.
C’era qualcosa nel petto. Una massa. Densa. Grigia. Non si muoveva. Non cambiava. Stava lì.
Una presenza che non sentivo da un po'. Questa oscurità.
Ero arrabbiato.
Non succede spesso.
Non così.
Era ingiusto.
La parola è semplice. Ma quella notte aveva peso. Consistenza. Quasi la stessa di quella cosa nel petto.
Non so se ho provato davvero qualcosa.
Ma quando è arrivata la conferma… qualcosa si è rotto.
Di nuovo.
Non in modo pulito. Niente crepe eleganti. Solo frammenti.
Scomposti.
Inutili.
Ingiusto. Completamente ingiusto.
I genitori non se ne sono accorti. Ovviamente. Il loro mondo si era appena fermato. Non c’era spazio per altro.
Ma qualcuno mi ha visto.
“Sei veramente glaciale.” Una pacca sulla spalla..
È un complimento? Una constatazione? Un avvertimento?
Dovrei sentirmi… cosa? Superiore? Invidiabile?
Il mio disturbo non mi ha mai lasciato esplorare questa parte.
Questa… deviazione. Che cos’è?
Perché è qui?
Mi sento strano.
Troppo.
Come se potessi distruggere qualcosa. Non per impulso. Non per caos.
Ma per pressione.
Come stringere un pugno troppo a lungo.
“Ma come è stato possibile, la prego.”
Quella è stata la parte più difficile.
La spiegazione.
Le parole che cercano di dare giustizia a qualcosa che giustizia non ha.
Sentivo le sopracciglia tirare, il volto irrigidirsi. Una maschera che cercava di reggere.
Come sempre.
Tutto… fuori posto.
Tutto ancora fuori posto.
Cos’è questa parte di me?
A casa non ho dormito.
Quaranta ore sveglio.
Ma non è quello.
Sono lucido. Troppo lucido. O forse questo è solo l'ennesimo delirio di un folle.
E quella pressione è ancora lì.
Non se n’è andata.
So cosa fa.
So cosa ha fatto.
Ha rotto qualcosa.
Ancora.
E questa volta non sono sicuro di voler sistemare i pezzi.


















