A volte basterebbe solo un abbraccio per stare meglio.

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A volte basterebbe solo un abbraccio per stare meglio.
Vivere
Qualcuno mi sorride e io ho già apparecchiato la tavola per i prossimi dieci anni.
Mi affeziono in un attimo, in modo quasi imbarazzante. Mi basta una conversazione fatta bene o un modo simile di vedere le cose e sono già lì che consegno le chiavi di casa, senza nemmeno controllare se l'altra persona ha davvero intenzione di entrare.
Mi innamoro del potenziale, dell’idea di qualcuno, e finisco per caricarlo di aspettative che nessuno ha mai chiesto di portare.
Poi però, quando la gente se ne va, perché la gente spesso è solo di passaggio, io resto lì a chiedermi come sia possibile sentirmi così svuotato da qualcuno che conoscevo a malapena.
È stancante vivere così. È stancante scambiare ogni piccolo gesto di gentilezza per un legame eterno e ritrovarsi puntualmente con le mani vuote.
Dovrei imparare a dosarmi, a non dare tutto il pacchetto completo al primo che passa. Ma alla fine torno sempre lì: con il cuore in mano e la speranza, un po' stupida, che stavolta non vada in frantumi.
<3
La mente cura il corpo, il corpo cura la mente.
Promemoria.
Quando prendo la moto la domenica mattina e ho voglia di aprire il gas con cattiveria non è mai un buon segno. Scalpito, ho bisogno di scappare via. Questa primavera preme da tutte le parti e non trova vie libere, non ha ancora la temperatura giusta. La vecchia spina che ho conficcata torna a farsi sentire, fa movimenti millimetrici che riecheggiano in tutto il corpo, mi fanno sbandare. Vorrei indietro la me del prima di tutto, del veleno sparso, delle ferite, delle delusioni, della fatica immensa che ora faccio a crederci, della voce che mi dice che tutto andrà sempre a puttane.
Per mestiere scrivo in codice, passo giornate intere a cercare errori che non fanno girare le cose come dovrebbero, a mettere in ordine tutti i comandi, a controllare, a razionalizzare, a efficientare. Sono capacissima di farlo, ho gli strumenti, le conoscenze, le armi. Eppure. Eppure quando si tratta di cercare virgole, apici, asterischi e stringhe difettose dentro di me si accende una spia da low battery, vado in sovraccarico e tutto si confonde. Sento forte e chiara l'incapacità di intervenire dove c'è da correggere, raddrizzare, implementare. Tutto è un grumo indistinto di inizio e fine, di tutto quello che c'è nel mezzo.
La vita è fatta di fatica, di scelte e di coraggio, di responsabilità e di rischi, questo l'ho capito. Quello che ancora non ho capito è come ci si addormenta la sera, come si spengono i pensieri, come si ascolta il silenzio e come si scavalcano i muri senza farsi spezzare le gambe. Nessuno me lo ha mai insegnato e io non ho ancora trovato tutti i libri giusti per impararlo.
Avvampo come una ragazzina di tredici anni quando, nel chiedermi cosa stavo leggendo, nota che tolgo le cuffie e allora mi dice: ah quindi tu fai tutte e tre le cose insieme, ascoltare musica, leggere e mangiare? Non so cosa, in quello che mi ha detto, mi ha fatta arrossire, forse semplicemente l'essere stata notata nel mio ambiente e cioè musica e lettura durante il tentativo di fare un pasto rilassato. Già semplicemente essere stata notata sarebbe sufficiente, a ricordarmi che forse posso esistere anche sotto l'occhio altrui. Poi effettivamente nel domandarmi cosa stavo leggendo già entriamo nell'intimo, come il chiedermi cosa significa il tatuaggio sul braccio. Se poi addirittura l'altro è sorpreso dal fatto che facessi quelle cose assieme, allora ecco che viene fuori l'imbarazzo. Ma imbarazzo per cosa? Manco fossi una ladra. Al di là però della forte calura in viso che mi ha fatto pensare che ero arrossita, ero piacevolmente sorpresa nel constatare che non sono l'unica che per tanti anni è stata incapace di leggere e ascoltare musica insieme. Anche lui dice che ha difficoltà a fare le due cose insieme – anche se mi chiedo se un tipo del genere si metta a leggere. Gli dico allora che mi serviva un sottofondo e avrei voluto aggiungere: un sottofondo per negare questa realtà, questo posto; il silenzio poi mi fa un sacco paura, devo fare finta che ci sia qualcuno intorno a me e che quel qualcuno non sia la brutta gente che lavora qua.
È che ad un tratto mi sono vista col suo sguardo, con uno sguardo esterno e mi sono vista sorprendentemente migliore di come mi penso solitamente, e avevo quasi curiosità. Forse è stato questo a farmi arrossire, a vedermi altro da me e scoprirmi più interessante e bella di come mi vedo, l'aver insomma notato una bellezza che non sapevo che ci fosse.