I nostri accadimenti di vita spesso finiscono col diventare intercalari nei nostri discorsi senza neanche rendercene conto o, solo in ritardo, dopo essere ritornati col pensiero a quel che s’é detto.
Capita a me ma anche a tanti altri.
Mi ritrovo a parlare di mia figlia o delle mie noiosissime giornate, finendo, col malcapitato di turno, sul mettere l’accento sul fatto che vivo solo, o che mangio da solo, o che faccio le cose da solo.
Lo dico così, buttato nel discorso, senza neanche rendermene conto. E non lo dico per scatenare compassione nel mio incauto interlocutore. Lo dico e basta, così di getto. Proprio perché la solitudine mi è diventata una condizione di vita così intollerabile da lamentarmene anche soprappensiero.
E stasera, incontrando al cinema una mia conoscente, abbiamo iniziato a parlare dei rispettivi figli, che vivono fuori, che siamo condannati a non vederli per lungo tempo o mai più e… zac mi è uscito fuori un “e poi sto da solo…”
Al che di contraltare la mia conoscente mi risponde con un “beh d’altronde anch’io mi sto separando” usando quel tono misto di stupore e contumelia “così all’improvviso… non me lo aspettavo proprio” facendo quell’espressione, venata di triste rassegnazione, di chi davvero non ha capito nulla e ha finito col prendere una mazzata improvvisa tra capo e collo, il tutto accompagnato da un sospiro di chi si sta lamentando perso nei propri pensieri.
Mi è uscita una banalissima frase di circostanza e l’amara constatazione che la mia, la nostra é una generazione bacata, portando ad esempio che più del 65% dei miei compagni di liceo (maschi e femmine) sono separati o divorziati e anche alla seconda esperienza matrimoniale. Al che uno spettatore, accanto a noi, ci guarda sconsolato e con un sospirone esclama “non me ne parlate” ma sempre con quell’aria assorta di chi in realtà parlando da solo, perso nei propri pensieri.
Quella frase “non me lo aspettavo proprio” però m’é rimasta dentro, indigesta come la peperonata di sera sullo stomaco, e manco il film di Godard “Il disprezzo” ha aiutato. Anzi! È più ci pensavo e più tornavo sui miei passi e più ripercorrevo i disastri sentimentali della mia vita. L’avrei voluta fermare la mia conoscente e dirle che “mai nulla accade all’improvviso”. É che solo non abbiamo voluto vedere. Il morto ce lo avevamo in casa da tempo, era da tempo tra noi, il tanfo della decomposizione del nostro, del suo rapporto era talmente intenso e costante da assuefarsi e non sentirlo più. Quando poi uno dei due arriva finalmente a prenderne coscienza, ha un moto di ribellione, cerca altro per potersene uscire da quel rapporto soffocante, ed è lì che l’evento diventa davvero improvviso, inaspettato e che ci coglie di sorpresa, spiazzandoci e lasciandoci parlare da soli e a voce alta.
Nulla succede all’improvviso, cara amica, nulla. Ci siamo solo turati il naso e non abbiamo voluto vedere.
Poi è più che normale che si finisce a parlare da soli o con intercalari, soprappensiero.















