The Stonewall Inn
YOU ARE THE REASON

oozey mess
macklin celebrini has autism
KIROKAZE

if i look back, i am lost
taylor price

Origami Around
Noah Kahan
Monterey Bay Aquarium

#extradirty
occasionally subtle

Game Changer & Make Some Noise
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
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Product Placement

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almost home
Fai_Ryy
TMBGareOK. The Official They Might Be Giants tumblr
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@unfilodaria
C’è una parte di me, la gran parte, che è spaventata a morte per l’incertezza del mio futuro e per tutto quello che sto vivendo in questo periodo. Ma c’è la restante parte, piccola in verità, che non ha mai smesso di sognare, di emozionarsi anche dinanzi a un cielo stellato, di credere ancora che si possa vivere diversamente rispetto a quello che la quotidianità mi sta dando. Resistere e andare avanti.
Puck bids farewell to the audience, drawing the curtain and bringing the performance to an end. Yet magic still peeks out from behind it, as the mischievous fairies peer beneath the fabric for one last round of applause.
"A Midsummer Night’s Dream", William Shakespeare Illustration by Arthur Rackham, 1908
Swiped from @witchythings1990
ZENDAYA as EMMA HARWOOD THE DRAMA (2026) dir. Kristoffer Borgli
Effettivamente è monoespressiva e corrucciata. Una Nicolas Cage al femminile, il cui successo resta insondabile
Caroline Kelley
Domanda esistenziale delle 22:56:
ce l’hai piccoli attimi di felicità che ti regalano soddisfazioni e ti conciliano con il mondo? Io mi sono sparato ora una fettina d’anguria e sono in pace. Fanculo se poi mi sento male.
Elenco di piccoli attimi:
- sfilarsi le mutande la sera
- scambiare due chiacchiere e ridere come gli scemi
- guardare il mare al tramonto
- cercare la cintura di Orione o Giove o Marte nel cielo
- vedere una stella cadente
- sfilarsi le mutande la sera (già detto eheheh)
- incrociare sguardi complici
- sentire una vecchia canzone e ritrovarsi a canticchiarla
- l’odore di cucinato buono
- il sapore è l’odore di sesso sulle mani
- un buon libro
- il rumore della pioggia
- il rumore del mare
- la brezza
- un’acqua tonica con una scorzetta di limone e due cubetti di ghiaccio
- sfiorarsi con le mani
- svegliarsi la mattina ed osservare felice ed in silenzio chi ti è accanto
- avere un pensiero di gratitudine per chi ti ama
- dire a tua figlia che le vuoi bene
- dire alla tua compagna che la ami
- gelato al cioccolato fondente e ricotta stregata
- una doccia calda in una mattina d’inverno
- le canzoni di Pino Daniele di quand’eri ragazzo
- il canto delle cicale e dei grilli
- guidare in mezzo ai campi con il grano nelle diverse stagioni
- rubare il volo di un rapace
- sognare di fare l’amore
- fare l’amore
- sfilarle le mutande…
There’s more than one multiverse, Shane Drinkwater
Io che dialogo con la camera di commercio un martedì pomeriggio d'estate a 37°
Io che leggo, oggi, mail di cancellazioni di atti, tenuti a dormire per mesi pur con mille e mille riedizioni richieste, con motivazioni puerili, assurde e in italiano pessimo. Si invocano le peggio pene dell’inferno. Come minimo emorroidi a grappolo, purulente e sanguinolenti, con contemporanea paralisi degli arti superiori. Adda schiattá ma non di subito. Lentamente e con molto molto dolore
C’è un motivo perché scrivo: mi rasserena, mi mette in condizione di allineare tutti i pensieri, le paure, le ansie che si accumulano nella mia testa. Oggi ho fatto una colonscopia perché il mio intestino urla da mesi e la mia pancia non si può guardare, con quel bozzo enorme che è spuntato da un lato e non si può proprio vedere — uno dei veri motivi per cui mi sto negando il mare. L’ho fatta, ‘sta colonscopia del cavolo, ed è stato un pomeriggio pesante e doloroso. Ricordavo il dolore della prima, di anni fa, ma questa di oggi per ora non la batte nessuno. Urla e dolore manco se stessi partorendo. E poi il medico mi ha fatto vedere come sto messo dentro e non è stato un bello spettacolo, proprio per niente. Lì per lì il dolore è passato su tutto, ma poi al ritorno, sul bus, nel dormiveglia, la mia mente ha cominciato a realizzare il bello impiastro che mi porto dentro. Nulla che prometta al momento catastrofi imminenti, ma le premesse ci sono tutte, se non decido seriamente di smetterla di boicottarmi, di prendermi in giro quando devo curarmi e cominciare a farlo seriamente. E invece c’è una parte di me, silente, che rema contro, che mi sussurra «ma chi se ne fotte» con quel tanto di fatalismo meridionale che ti fa pensare “tanto cchiu nera ra mezzanotte no’ po’ veni’”. Ed è su questo andazzo che mi sto avviando lentamente verso una vecchiaia — ci arriverò? — non facile, piena di possibili inciampi e dolorose cadute. Ma che cavolo sto facendo? È come se mi dovessi punire per qualche peccato oscuro e ancestrale.
Letizia Battaglia 📷 Palermo 1977