Cominciamo a discutere seriamente dopo la lezione, quando l’aula si è svuotata. Mi fa domande sulla mia vita, e mi cita brani di Erich Fromm, Martin Buber, Erik Erikson. Spesso rimanda alle loro parole, chiosandole con le proprie teorie, pur se ovviamente ha pensato le stesse cose. È in tali circostanze che mi rendo conto come sia proprio un professore e non uno zio. Un pomeriggio, mi sto lamentando della confusione della mia età, di quanto ci si aspetti da me rispetto a quanto io voglia per me. «Ti ho parlato della tensione degli opposti?» mi fa lui. La tensione degli opposti? «La vita è una sorta di tiro alla fune. Vorresti fare una cosa, ma sei costretto a fare qualcos’altro. Qualcosa ti fa male, eppure tu sai che non dovrebbe. Prendi per scontate alcune cose, pur sapendo che non c’è nulla di scontato. La tensione degli opposti, come un elastico che si tira. E quasi sempre stiamo da qualche parte, nel mezzo.» Sembra un incontro di pugilato, commento io. «Già, un incontro di pugilato», ride lui. «Ecco, potresti proprio descrivere la vita così.» Chi vince, domando io? «Chi vince?» Mi sorride, e gli si formano le rughe intorno agli occhi, gli si scoprono i denti storti. «Vince l’amore. L’amore vince sempre.»
















