Il messaggio della mia amica mi fa ricordare dell'indignato Nicola Ferrelli che si lamentava che non riusciva a trovare personale non perché non ci fossero candidature ma perché “osavano” chiedere a quanto ammontava lo stipendio e per quante ore si lavorasse. Ma i casi sono parecchi, in cui imprenditori anche (e soprattutto) rinomati si lamentano di “questi” che vengono a chiedere informazioni.
I gruppi di Facebook poi sono una fonte preziosa di queste testimonianze, ricordo l'annuncio dell'albergatore a Pietrasanta:
E ho anche letto parecchio, sempre su vari gruppi Facebook, di persone che avevano il timore di chiedere dello stipendio e di quante ore di lavoro si trattasse. Come se non fosse un proprio diritto.
Ma su questo piano posso parlare anche a livello personale. Lavoravo in una rosticceria gestita da una mia mezza parente. A parte la paga misera (280 euro al mese, nessun contratto, abbiamo dovuto pagarci di tasca nostra il certificato HACCP; due sole domeniche libere e dopo chiese anche che venissimo tutte le domeniche esclamando "tanto noi ve le paghiamo" come se ci stesse facendo un favore a noi banconiste - che in realtà facevamo di tutto, dalle pulizie, alla cassa, al cucinare il cibo -) ricordo la vergogna che provavo quando puntualmente la datrice di lavoro si “dimenticava” i soldi e dovevo chiederglieli, come se non meritassi quei soldi, come se non mi li fossi guadagnata, come se non ci avessi buttato tempo ed energie appresso. Ricordo anche l'umiliazione di essere tornata in rosticceria dopo essermi licenziata per prendermi gli ultimi 15 euro di stipendio che doveva darmi, soldi che non mi diede nemmeno lei di persona ma la figlia allora adolescente.
Leggo un articolo del Fatto Quotidiano in cui lo dice chiaramente: “il datore di lavoro e il direttore del personale hanno paura di legittimare il candidato a richiedere una retribuzione più alta” mettendo annunci ambigui o appunto dove non viene specificato lo stipendio, ore di lavoro, tipo di contratto. Articolo in cui, poi, viene anche specificato del perché certi imprenditori, spesso per visibilità, si lamentano di non trovare personale:
“All’Inps risultano 368mila assunzioni stagionali da maggio a luglio, dato già di per sé sufficiente a smentire sia le previsioni catastrofiste delle rappresentanze imprenditoriali sia le tante dichiarazioni sulla presunta mancanza di candidati”, racconta Danzi. “Come se non bastasse, con il nostro giornale SenzaFiltro abbiamo scoperto come molti degli imprenditori che lamentavano carenza di personale non l’avessero minimamente cercato o, quanto meno, non lo avessero fatto sui canali adibiti a tale scopo: le piattaforme dedicate e i centri per l’impiego“. Tra loro ad esempio Paolo Agnelli, numero uno dell’omonima azienda di lavorazione dell’alluminio nonché presidente di Confimi Industria, l’organizzazione che rappresenta gli operatori del settore manifatturiero e dei servizi alla produzione. “A ottobre 2020 vari giornali hanno ripreso la sua testimonianza sulle difficoltà a reperire addetti ma da una verifica effettuata in quegli stessi giorni non è emersa alcuna offerta di impiego pubblicata dalla sua società su LinkedIn né altrove nel web, così come nessuna sezione ‘lavora con noi’ risultava disponibile sul sito istituzionale”, spiega il fondatore di FiordiRisorse.
“Un fact checking analogo è stato fatto in estate anche su tanti altri nomi, da Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, ad Andrea Madonna, che guida la sezione veneta della stessa associazione di categoria per albergatori e operatori turistici, fino a Daniela Petraglia, presidente di ConfRistoranti Confcommercio Provincia di Pisa. E in tutti i casi l’esito è stato il medesimo: offerte di lavoro non pervenute”. Al punto che, precisa Danzi, “viene da pensare ci si basi sul semplice passaparola o su agenzie interinali locali” invece che “fare ricorso a professionisti del personale o meccanismi di selezione strutturati“. Per poi lamentare pubblicamente, forse per “desiderio di visibilità”, le presunte difficoltà a reperire personale.
Una delle poche cose buone di questa pandemia è stata proprio il fatto che molti che prima lavoravano con turni allucinanti, sono stati costretti a stare a casa e non lavorare (ad esempio commesse di negozi, soprattutto dei centri commerciali, che stavano a casa la domenica, durante le festività, chiusura anticipata). Cioè molti lavoratori, restando a casa causa lockdown, si sono ricordati di avere una vita al di fuori del lavoro e che forse avere del tempo per poter anche semplicemente riposare. Dunque risulta sempre più insopportabile per il lavoratore dover accettare certe condizioni, anche solo certi atteggiamenti da parte del datore di lavoro che si prende addirittura la libertà di lamentarsi se un candidato gli chiede della paga. Ovviamente la richiesta si è fatta più feroce e spudorata, ed i lavoratori stanno iniziando a ricordare - mi auguro, spero - che hanno dei diritti, una dignità, una vita, che prima di tutto sono delle persone e che offrono solo la propria esperienza, la propria forza lavoro non la propria vita.