Con un attacco di questa portata, dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche per mezzo mondo, un ministro degli esteri non può limitarsi a dire: "La nostra priorità è la protezione dei nostri cittadini e delle nostre forze nella regione".
Preoccuparsi degli italiani è doveroso; adoperarsi per tutelare i connazionali è sacrosanto, e nessuno lo mette in discussione. Il problema è ciò che quella dichiarazione lascia nel silenzio: nessuna visione, nessuna parola sull'impatto globale, nessuna posizione che vada oltre il recinto di casa propria. In uno scenario simile, restare nell'angolo più comodo e meno esposto non è prudenza diplomatica, è assenza di ruolo internazionale e di strategia.
Non si chiede imprudenza, né proclami muscolari. Si chiede una posizione. Un Paese che non prova nemmeno a dire quale ordine internazionale intenda difendere finisce, di fatto, per accettare quello deciso da altri.
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Tratto da
Appunti antimilitaristi nella mattinata del bombardamento dell’Iran











