Hat tip: il grande flagello


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Hat tip: il grande flagello
“L’armata BrancaMeloni”
LA TOP TEN DEL “PEGGIO” AL POTERE
Abbiamo la fortuna immensa di godere di questo governo (quasi sempre) di scappati di casa da più di tre anni e mezzo. E’ un esecutivo sfavillante e mirabile, che tutto il mondo ci invidia. E’ finito due giorni il campionato di serie A. Immaginiamo una classifica in qualche modo analoga, però al contrario: la serie A dei peggiori al governo, o comunque nei piani alti delle istituzioni. Per esigenze di sintesi mi limiterò alle prime dieci posizioni, ben sapendo che in realtà non ne basterebbero venti. Ma forse anche trenta o cinquanta.
10. Roccella. Lei non fa gaffe: dice e fa esattamente quello che pensa, ed è anche peggio. Infatti è la ministra che meno si adatta alla satira e più alla rabbia (e allo sconforto), perché incarna sin troppo bene l’aspetto più avvilente e inquietante dell’agire politico del governo Meloni: il bigottismo. L’oscurantismo. L’ostentazione retrograda di una morale, ove esistente, che sarebbe parsa eccessiva financo al tempo dell’Inquisizione. Siamo messi malissimo.
9. Valditara. L’incarnazione del preside bacchettone e illiberale de L’attimo fuggente. Ha un’idea di scuola antica, censoria, bacchettona. Confonde la mafia con le Brigate Rosse e poi neanche chiede scusa per la gaffe (anzi straparla di bullismo mediatico a suo danno). Colleziona – come tanti al governo – erroracci e inciampi. Del tutto inadeguato al ruolo. E quindi perfetto per il ruolo.
8. Lollobrigida. E’ incredibile che sia sceso in una posizione così bassa: fino a due anni fa, pareva irraggiungibile. Bei tempi, quelli in cui faceva fermare i treni a Ciampino. Tra strafalcioni sulle Sacre Scritture e dichiarazioni tragicomiche a iosa, il riso che involontariamente genera sugli elettori (ahinoi non tutti) diventa vomito e dolore, pensando all’aberrante “legge sulla caccia” che è riuscito a sdoganare.
7. Santanché. E’ crollata in classifica solo perché è stata defenestrata (con tre anni di ritardo) dopo il rovescio al referendum (una delle poche colpe che non aveva). Resta però strepitosa la sua capacità di inseguire (raggiungendola) l’antipatia, ostentando lusso gratuito in tempo di miseria e fregandosene con assoluto compiacimento della questione morale.
6. Delmastro. Fino a due mesi fa faceva il fenomeno ovunque, si vantava delle liste elettorali intonse (?) di Fratelli di Italia e diceva di provare gioia vera nell’osservare i blindati che toglievano l’ossigeno ai carcerati. Poi, in un amen, gli è caduto il mondo addosso: condanna in appello per il caso Cospito, e soprattutto la società creata con la figlia del prestanome del clan camorristico più potente di Roma. Meloni ha minimizzato finché ha potuto, poi lo ha cacciato. Evidentemente il karma di Delmastro ha cominciato a remare contro: inevitabile, quando fai i capodanni con Pozzolo e sei addirittura coinquilino di Donzelli.
5. Urso. Parla una lingua tutta sua, non indovina sei parole di fila neanche per disgrazia e come ministro trasuda una impalpabilità da Guinness dei Primati. Un gigante.
4. Tajani. Fino a un anno fa sembrava il meno peggio (a conferma del livello generale). Poi ha messo la quinta e non lo ha fermato più nessuno. I droni che entrano in garage, non prenotate in Oman se non volete andare in Oman, il ponte sullo Stretto che ci serve se ci attaccano da Sud, il diritto internazionale che conta fino a un certo punto, eccetera. M-I-T-O.
3. Salvini. Come leader politico non esiste da almeno sei anni. Politicamente stra-postumo in vita. Le sbaglia tutte, sempre. Ma è pur sempre vicepresidente del Consiglio e ministro dei Trasporti. Condoglianze: a noi, però.
2. Nordio. Il peggior Ministro della Giustizia di sempre. Per distacco.
1. La Russa. La peggior seconda carica dello Stato italiano di sempre. Per distacco.
Buona catastrofe a tutti!
(Uscito ieri sul Fatto Quotidiano)
Il ministro Tajani che invita gli israeliani a non esagerare con gli attacchi il Libano.
Dopo questa mi posso anche suicidare in pace.💥⚡⛽🗽
Con un attacco di questa portata, dalle conseguenze potenzialmente catastrofiche per mezzo mondo, un ministro degli esteri non può limitarsi a dire: "La nostra priorità è la protezione dei nostri cittadini e delle nostre forze nella regione".
Preoccuparsi degli italiani è doveroso; adoperarsi per tutelare i connazionali è sacrosanto, e nessuno lo mette in discussione. Il problema è ciò che quella dichiarazione lascia nel silenzio: nessuna visione, nessuna parola sull'impatto globale, nessuna posizione che vada oltre il recinto di casa propria. In uno scenario simile, restare nell'angolo più comodo e meno esposto non è prudenza diplomatica, è assenza di ruolo internazionale e di strategia.
Non si chiede imprudenza, né proclami muscolari. Si chiede una posizione. Un Paese che non prova nemmeno a dire quale ordine internazionale intenda difendere finisce, di fatto, per accettare quello deciso da altri.
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Tratto da
Appunti antimilitaristi nella mattinata del bombardamento dell’Iran
Tutti a prendersela con Gigino DiMaio, ma guardate lo scendiletto di Berlusconi dove è arrivato nel suo splendore.
L'Italia che partecipa al Board of Peace come paese osservatore mi fa venire in mente un recente episodio. Ero a casa di amici e stavamo cenando. Nella sala c'era un grande tappeto ripetutamente calpestato da chi si alzava dal tavolo. Verso mezzanotte mi sono avvicinato al tappeto e gli ho chiesto: «Come ti senti?». E lui: «Sono qui nella veste di osservatore».
[L'Ideota]