Karchata è un antico canto ucraino, e come la maggior parte dei canti popolari giunti sino a noi, sfugge il significato. La versione più comune è che il canto si ispiri alla leggenda di due amiche che, innamoratesi dello stesso uomo, si avvelenano durante un banchetto di tè nel bosco. Divenute fantasmi sono intrappolate in questa scena per l'eternità.
Ma se si traduce il testo del canto Karchata-che dovrebbe significare piccoli corvi- la versione cambia. Ivanko ha sempre cacciato le ragazze ma un giorno si invaghisce di Mariika, la porta con se nel bosco e le chiede di mangiare delle bacche, invitandola a dimenticare le altre ragazze- un verso che si ripete come un incanto. Ivanko potrebbe averla avvelenata; oppure alcuni simboli -il corvo, gli alberi sempreverdi, le bacche- potrebbero rimandare ad un rito di passaggio della ragazza, che perde qualcosa -gli alberi sempreverdi potrebbero indicare la verginità, l'integrità dell'anima oppure tagliare legami, rompere col passato- per trasformarsi, rinnovare se stessa.
Al di là del significato questa è una canzone che parla all'anima, anche non capendo la lingua, ti avvolge nel suo mistero. Le voci femminili sembra stiano conversando; se si sono avvelenate a vicenda mi sembra un tacito accordo, a meno che il tradimento non venga fuori alla fine della canzone, nelle ultime parole. Nel culmine del canto una celebrazione: sembra di vederle danzare nel bosco, sotto la luna calante. Se è Ivanko che ha rapito Mariika, credo si sia liberata alla fine, nella morte ha trovato sollievo. Questo canto è magia, lo ascolto da anni e mi incanta ogni volta.













