Avendo constatato l'inutilità dell'escalation di Johnson, il candidato [alle elezioni presidenziali del 1968] Nixon cancellò la prospettiva di una "vittoria militare in Vietnam". Ma come disse in seguito, non aveva intenzione di diventare "il primo presidente degli Stati Uniti che perde una guerra". Pensava invece di terrorizzare i nordvietnamiti e indurli alla sottomissione adottando una tattica adoperata da Eisenhower all'inizio del 1953. In quel periodo, in Corea, i cinesi e i comunisti coreani negoziavano e combattevano contemporaneamente; al tavolo della conferenza le loro posizioni continuavano ad essere le stesse, mentre cercavano di migliorare la loro forza sul campo di battaglia. Attraverso i suoi intermediari, Eisenhower fece sapere che avrebbe potuto far ricorso alla bomba atomica, se i negoziati non avessero fatto passi avanti; le possibilità di un armistizio si avvicinarono rapidamente. Allora, le conversazioni a Parigi stavano languendo. Nixon riteneva di poter emulare il suo precedente capo. Avrebbe spiegato ad Haldeman [capo dello staff di Nixon e futuro Capo di gabinetto della Casa Bianca] questa idea, dicendo che avrebbe minacciato i nordvietnamiti di annientarli. «La chiamo la teoria del pazzo. Voglio che i nordvietnamiti credano che ho raggiunto il punto in cui farei farei qualsiasi cosa pur di porre fine alla guerra. Faremo giungere alle loro orecchie che "per Dio, sapete che Nixon è ossessionato dai comunisti. Non riusciamo a fermarlo quando è arrabbiato e ricordatevi che tiene il dito sul bottone nucleare". Vedrai che Ho Chi Minh in persona in due giorni sarà a Parigi a chiedere la pace.»
Stanley Karnow, Storia della guerra del Vietnam, (a cura di Piero Bairati) B.U.R., 1994⁴ [ed.ne or.le Vietnam: a history, WGBH, 1983]; p.394.













