" È una specialità russa quella di capire le altre nazioni. È veramente un dono (come la facilità di apprendere le lingue straniere) che può aprire molte strade ai russi, ma non sono certo se sia un dono che non abbia anche i suoi lati funesti. Molti diranno che gli europei conoscono poco la Russia e la vita russa perchè non hanno avuto bisogno di studiarla nei suoi particolari. Questo è vero: in Europa nessuno ha sentito il bisogno di conoscerci troppo bene. Ma rimane tuttavia certo che un europeo, di qualunque nazionalità egli sia, imparerà molto più facilmente un'altra lingua europea e capirà lo spirito di un'altra nazione assai meglio di quanto non gli accada con la lingua e con lo spirito russi. Persino gli europei che si sono messi a studiarci deliberatamente e con qualche scopo (e ce ne sono stati tanti) se ne sono andati dalla Russia senza avere imparato gran che. Tutto questo, purtroppo, ha stretta parentela con il nostro triste, e forse ancora lungo, isolamento nella famiglia dei popoli d'Europa come pure con molti errori degli europei basati su un probabile senso di ripugnanza per la Russia; soprattutto con quella eterna condanna, tanto nota quanto implacabile, che noi non siamo europei… Noi evidentemente ne siamo rimasti assai offesi e facciamo di tutto per dimostrare il contrario. "
Fëdor M. Dostoevskij, Diario di uno scrittore, traduzione dal russo di Evelina Bocca e Gian Galeazzo Severi, Milano, Garzanti, 1943.
NOTA: ne Il Diario di uno scrittore (in russo Дневник писателя, Dnevnik pisatelja) è riunita una serie di articoli scritti da Fëdor Dostoevskij dal 1873 al 1881 per la rivista Il cittadino (Гражданин, Graždanin), pubblicati settimanalmente e poi raccolti in volumi per volere dello stesso autore. Il brano qui riportato proviene dall'articolo del 26 marzo 1873 intitolato A proposito di una esposizione (По поводу выставки, Po povodu vystavki).









