Kill List di Ben Wheatly (2011)
OK, la tua vita è uno schifo. OK, hai una famiglia bellissima, una moglie splendida e un figlioletto che ami, ma tu stai male, e li tratti male ogni giorno. Sarà mica per quelle cose che hai fatto a Kiev? Comunque, i soldi sono finiti, e il tuo amico e compagno di lavoro da una vita Gal ti propone il solito lavoro: ammazzare una lista di persone. Va bene, sì può fare, ancora una volta... E non badiamo al fatto che la fidanzata del mio amico è venuta a casa mia e mi ha inciso uno strano simbolo sul retro dello specchio in bagno.
Bel quadretto iniziale, vero? Si può aspettare questo e altro da Wheatly, d'altro canto: ormai per me è acclamato il fatto di come voglia (e riesca, più o meno) prendere una situazione iniziale e ordinaria della vita sociale britannica, e macchiarla delle sue peggiori visioni surreali e violente, come se effettivamente dietro a ogni uomo si possa nascondere qualcosa di oscuro e terribile. Ancora non ho bene inquadrato se questo sia tutto un social commentary di qualche tipo, o semplicemente attinge a qualche sua profonda ispirazione, ma il risultato è sempre ottimo. O almeno.
Kill list qua secondo me soffre un po' del "diretto bene, sceneggiato maluccio", in quanto la slippery slope che tu ti aspetti arriva un po' troppo tardi, e un po' troppo ripida, lasciando lo spettatore con la netta, nettissima sensazione di un certo "ma che cazzo ho appena visto?". Eppure a un ragionamento più lucido, oppure a una seconda visione, si possono notare dei passaggi e delle piccolezze mica male che possono dare ancora più spessore alla pellicola. Certo, non siamo ai livelli di "Mother" (ci arriverò anche a quello, promesso), e neppure allo stesso "A Field in England" (giuro che parlerò anche di questo!) dello stesso autore, dove il sottotesto è subdolo e palese allo stesso tempo, ma essendo venuto prima di quest'ultimo, posso concedergli comunque il beneficio dell'"opera prima", almeno per aver cercato di sperimentare con questo tipo di narrazione.
Dettagli bellissimi: gli stacchi da una scena all'altra con pochi millisecondi di schermo nero, talmente alienanti da riuscirti a dare un senso di inquietudine da fare male; inoltre sempre la sua colonna sonora dark incredibile, e il montaggio audio/video sconnesso che piace non poco. Elementi mondani come un bollitore che diventano elementi primari della tensione. La violenza, vera da fare male.
Qualcuno lo ha paragonato a True Detective (prima stagione), ma vi dico: vale solo per alcuni elementi scenografici/di trama, perché in realtà imho non siamo andati molto più lontani di The Wicker Man (no, NON QUELLO con Cage, l'originale britannico), e può avere senso che Wheatly l'abbia ben interiorizzato e applicato anche qui. Diciamo che è un trope di sicuro non originalissimo (e non dico altro per non spoilerare).
Ora, visto che non voglio avere 1h e 30 sulla coscienza di nessuno, e ben sapendo che arriverete a "ma che cazzo ho appena visto?", vi invito a contattarmi privatamente nel caso non vi sia chiara la chiave di lettura (e non vi sarà chiara, mi spiace), in modo che possa illuminarvi senza rovinarvi il viaggio (e vale anche il fatto che dopo avervi spiegato tutto, mi mandiate a cagare dicendo che il film è una merda, perché il bello del cineforum è anche il confronto, e se non c'è un po' di drama, che cineforum è?). Un servizio così non lo troverete neanche sul volantino dell'Esselunga.









