Beautiful portrait of Tina Aumont printed at Italian newspaper "L'Espresso", 5th October 1969.
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Beautiful portrait of Tina Aumont printed at Italian newspaper "L'Espresso", 5th October 1969.
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This L'Espresso story is so fucking funny. Imagine being so fuckin ugly that your own country's ambassador calls an unedited picture of you racist propaganda. How do you come back from that?
Se nati per tornaconto e non per merito, alcuni rapporti tendono a sfaldarsi sotto il reciproco fango e tant'è che succede...
Barbara Bach photo from Italian newspaper "L'Espresso", 12th December 1971.
Here it says that Barbara Bach was going to be in the French film Un peu de soleil dans l'eau froide, this film was directed by Jacques Deray and Barbara played the role of Héloïse / Elvire; other co-stars were Claudine Auger, Marc Porel, Gérard Depardieu and Guido Mannari.
Our scan.
“ Sono favorevole alla passione calcistica come sono favorevole alle carriere, alle competizioni su motociclette sull'orlo di abissi, al paracadutismo forsennato, all'alpinismo mistico, alla traversata degli oceani su canotti di gomma, alla roulette russa e all'uso della droga. Le corse migliorano le razze, e tutti questi giochi portano fortunatamente alla morte dei migliori, consentendo all'umanità di continuare tranquillamente la sua vicenda con protagonisti normali e mediamente sviluppati. In un certo senso sarei d'accordo coi futuristi che la guerra è la sola igiene del mondo, salvo una piccola correzione: lo sarebbe se fosse consentito di farla solo ai volontari. Sfortunatamente essa coinvolge anche i renitenti e perciò è moralmente inferiore agli spettacoli sportivi. Sia chiaro che parlo di spettacoli sportivi, e non di sport. Lo sport, inteso come occasione in cui una persona, senza fini di lucro, e impegnando direttamente il proprio corpo, compie esercizi fisici in cui fa lavorare i muscoli, circolare il sangue e funzionare i polmoni a pieno regime, lo sport dicevo è una cosa bellissima, almeno quanto il sesso, la riflessione filosofica e il gioco d'azzardo con i fagioli come posta. Ma il gioco del calcio non ha nulla a che vedere con lo sport così inteso. Non per i giocatori, che sono professionisti sottoposti a tensioni non dissimili da quelle di un operaio alla catena di montaggio (tranne trascurabili differenze salariali), non per i guardanti - e cioè la maggioranza - che appunto si comportano come schiere di sessuomani che vadano regolarmente a vedere (non una volta nella vita ad Amsterdam, ma tutte le domeniche) coppie che fanno all'amore o che fan finta di farlo (o come i bambini poverissimi della mia infanzia, a cui si prometteva di portarli a vedere i ricchi che mangiano il gelato). “
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Brano tratto dall’articolo pubblicato su L'Espresso il 19 giugno 1978 col titolo Il Mundial e le sue pompe, raccolto in:
Umberto Eco, Sette anni di desiderio. Cronache 1977-1983, Bompiani, 1983. [Libro elettronico]