Comunque amo mettere in difficoltà la gente appena conosciuta, quando questa si prende la briga di avanzare giudizi non richiesti, non soffermandosi neppure su quali potrebbero essere le reazioni suscitate dalle loro frasi nelle persone costrette a stare di fronte al loro smisurato ego parlante.
Ieri un amico (mai visto prima) di un vecchio compagno di scuola con cui ho scambiato due chiacchiere annoiate durante la festa di paese, ha fatto l'errore di spiegare dal nulla come, secondo lui, dall'alto dell'esperienza che vantava, tutti i fuori corso siano dei falliti dediti a fare la bella vita con i soldi di mamma e papà. Ha anche aggiunto che dovrebbero cambiare strada, vista l'evidente incapacità di portare a termine un compito semplice come il conseguimento della laurea, poiché palesemente in difetto.
L'ho ascoltato blaterare per un po', cercando di non far trapelare il disgusto sul mio volto dovuto alla puzza di sambuca proveniente dal suo respiro pesante e agli atteggiamenti supponenti e orticanti, fino a quando non ho deciso di spiazzarlo, interrompendolo in pieno flow criticante. Con un enorme sorriso sociale gli ho detto: "io sono una fuori corso fallita da un bel po' di anni. Hai qualche consiglio da dispensare visti i gran cazzi miei che mi hanno portata a ritardare la laurea fino a questo punto?"
Mi ha risposto che io non rientravo nel suo discorso. Non ho ben capito secondo quale criterio, però, io possa definirmi salva dalle sue critiche.
Mi sono sentita un po' delusa dalla sterilità della risposta, ma la sua espressione da pesce lesso colto in fallo è stata impagabile.