Ora, siamo nell’epoca della società fluida e di conseguenza della cultura fluida e bla bla bla, e musicalmente qui siamo “fermi” a dieci anni fa. Prendi la ricetta degli Opeth diciamo fino a Deliverance, ci infili un po’ di black(’n’roll), un po’ di post metal alla Baroness, un po’ meno di Tool del solito, frulli tutto non dimenticando la lezione di cucina appresa dai Refused (potremmo chiamarlo “The new shape of Metal to come”), e hai il miglior album dell’anno, dell’unico gruppo in Italia che riesce a fare del Metal serio. In Italia l’Hardcore è passato marginalmente, di gruppi veri non ne abbiamo mai avuti fino, appunto, ai Laghetto. E il Metal (quello serio) nasce da un’esigenza punk che sublima la denuncia sociale raccontando le stesse cose con una forma diversa. Perché alla fine le tematiche, anche dei dischi precedenti, son sempre quelle dai tempi dei Laghetto, solo messe ancora meno alla cazzo di cane, meno dirette, più sottili, laterali, ma proprio per questo più forti e meno passibili di non-sense. La differenza tra uno Zweihänder alla Gatsu e uno stocco alla Griffith. Con la differenza che a scagliare colpi è Kratos di God of War.
La prima cosa che impari studiando letteratura latina è che Livio Andronico tradusse l’Odissea perché Roma aveva bisogno di una saga marittima vista la sua espansione nel Mediterraneo. Dopo aver studiato Dante capisci che scrisse la Commedia per far comprendere meglio le sue opere precedenti e poter dire ancora di più. Io queste due nozioncine le applico alla trilogia del fallimento. La seconda non ve la sto nemmeno a spiegare, per la prima scriverò un po’ di cose random e forse sconnesse. La società italiana (occidentale? no vabbè non mi spingo così tanto in là) si affaccia finalmente al naufragio del berluconismo e cerca di uscire culturalmente dagli anni 80 grazie a una crisi che oltre di valori è anche economica. Non ci sono più punti di riferimento (autorità, nemiche o amiche che siano) se non volatili e passeggeri e la figura dell’intellettuale (forse dovrei limitarmi a musicista, ma tanto ormai l’ho scritto) ne soffre, ma al tempo stesso trae energia da questo nichilismo. Comunque deve muoversi. Non sa il dove, non sa il perché, ma ha trovato il come (o almeno così ci dice John D. Raudo). E il come è il Punk. Il muoversi. “Il buio è solo la sparizione dell’orizzonte”. La presa di coscienza che anche se non lo palpiamo, anche se siamo chiusi nel labirinto calviniano, il nemico è ancora lì, e se non lo possiamo combattere e non lo possiamo indicare, non possiamo far finta che non esista.