"La fabbricazione di libri è diventata un fatto industriale, sottomesso a tutte le regole della produzione e del consumo; di qui una serie di fenomeni negativi, come la produzione su comando, il consumo provocato artificiosamente, il mercato sostenuto con la creazione pubblicitaria di valori fittizi. Ma l’industria editoriale si distingue in questo dall’industria dei dentifrici: che vi sono inseriti uomini di cultura, per i quali il fine primario (nei casi migliori) non è la produzione di un libro da vendere, bensì la produzione di valori per la diffusione dei quali il libro appare lo strumento più comodo. Ciò significa che, secondo una partizione percentuale che non saprei precisare, accanto a “produttori di oggetti di consumo culturale”, agiscono “produttori di cultura” che accettano il sistema dell’industria del libro per fini che ne esorbitano. Per pessimisti che si voglia essere, l’apparizione di edizioni critiche o di collane popolari testimonia una vittoria della comunità culturale sullo strumento industriale con il quale si è felicemente compromessa."
Umberto Eco, Apocalittici e integrati: comunicazioni di massa e teorie della cultura di massa, Milano, Bompiani, 1964¹.