«La sera di novembre, quando cala, è una mano che avvicina due cose come fossero innamorate: la luce e l'ombra. Rende lo sguardo semplice, lo lava dai detriti.
Il freddo è un lieve trauma che esalta il profumo di terra e di foglie morte. In questo odore, si perdono i monologhi inudibili delle anime sole, fragili come le fronde che il vento porta via, senza un indirizzo, senza un perché. Un inventario di perdite.
Novembre, la sera, si fa vasto e silenzioso come una biblioteca deserta. Ed è lì che ti trovi di fronte al vetro interiore, allo spessore nudo della vita. Un chiarore nero, la confessione del non-senso che ci abita.
Ci salva non la vita, ma il pensiero, piccolo e ostinato, della sua ripartenza. Il colore delicato dell'aurora, che non promette la felicità, ma la semplicità di una tavolozza lavata» (Sosio Giordano)










