«Abitare la terra non è un'osservazione distaccata, ma un baratto continuo di sostanze in cui la nostra pelle condivide lo stesso destino del fango e delle foglie. Il buio fitto della boscaglia trattiene la traccia della luce, e la quiete che precede la sera non è un'assenza, ma un mormorio pesante che interroga la coscienza. Su questo pavimento umido, l’ombra di un tronco possiede la gravità della corteccia, e l'acqua che brilla in una pozzanghera risponde alla volta celeste con la stessa onestà del sole. Il vento stropiccia l’azzurro dell'aria come una stoffa consumata, mentre i colori della foresta entrano sotto la pelle, deviando il corso profondo dei nostri pensieri. Chi cammina tra questi faggi secolari sperimenta un'improvvisa reciprocità: l'occhio viene modificato dalla selva, ma nello stesso istante la pietra si scuote dalla sua vecchia immobilità vegetale per ricevere il nome che la sosta del viandante le ha regalato» (Sosio Giordano)












