CLASSE ARBITRALE DA DENUNCIARE - ROCCHI DIMETTITI!!!

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CLASSE ARBITRALE DA DENUNCIARE - ROCCHI DIMETTITI!!!
LA SOCIETÀ SI FA SENTIRE - SCANDALO ARBITRO IN INTER JUVENTUS - BASTONI SIMULATORE!!!
Mr.LaPenna's 93rd Birthday. 10%off Everything, Oct.21st only, #Lapennaco #Lapenna (at Niagara Falls, Ontario) https://www.instagram.com/p/CVQ3MLSvpld/?utm_medium=tumblr
Juve-Fiorentina referee excluded and sanctioned!
Federico La Penna, the Roman referee who coached Juventus-Fiorentina last night, will be sidelined for one game. This is a sort of punishment for his dismal arbitration yesterday.
If Juve is the main responsible for the outcome of the meeting, it is true that Mr. La Penna was anything but up to the task last night. In the 50th minute of the game, he should have given Borja Valero a second yellow card for a foul from behind on Bentancur. He also denied two bianconeri penalties (Castrovilli foul on Ronaldo and goalkeeper Dragowski's foul on Bernardeschi). Episodes for which the Var absolutely did not intervene. The Var, on the other hand, intervened in the 16th minute following the fault of Cuadrado, initially warned before being excluded, leaving his teammates at ten for almost the entire match.
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“La penna a voi”-”A quanti anni si può/deve fare un figlio?”
Parlo con M, un giovane ragazzo e nel discorso tocchiamo un argomento.
Io dico:” Alla mia età non andrei a convivere con un uomo, magari verso i 35″
Lui mi risponde:”Sì, ma a quell’età è tardi per avere una famiglia”
“Allora qual è l’età giusta per fare un figlio? “
“Beh un figlio bisogna farlo prima dei 30/31 anni anche perché per una donna poi diventa difficile rimanere incinta. Si può anche evitare di farli in assoluto, ma come puoi vivere senza un figlio? Dopo i 30 ci sono un sacco di cose da fare mentre siete in gravidanza. Per ora non prevedo il futuro, non si può mai sapere comunque se non dovessi trovare una ragazza che mi ami , aspetterò, meglio tardi che mai”
“La penna a voi”- “Essere lesbica nel 2017 secondo S.”
Ho chiesto ad una giovane ragazza se avesse voglia di raccontarci della sua esperienza.
“Cosa vuol dire essere lesbica nel 2017?”
Essere lesbica significa che provo attrazione fisica esclusivamente per le ragazze e il corpo femminile, e soprattutto che mi innamoro solo di una ragazza. Una delle maggiori differenze rispetto al passato è che più la società ne parla, più diventa facile scoprirsi ed accettarsi: e soprattutto accade di farlo prima, perché io che l'ho capito relativamente tardi (18 anni) un po' rimpiango gli anni dell'adolescenza e delle prime cotte che io da quel punto di vista non ho vissuto (ne ho avute, ma solo ora ho capito cosa fossero). Però vedo che i più giovani si scoprono prima e ne sono felice, è il modo migliore di viverla. E credo che la differenza la faccia il fatto negli ultimi 10 anni si è iniziato a parlarne più liberamente (persone famose che fanno coming out, personaggi queer nei film/telefilm, ecc). L’ho scoperto a 18 anni perché io e una mia amica ci siamo innamorate. Ci ho messo tantissimo per capirlo, ha dovuto fare praticamente tutto lei. Quando mi ha baciata non avrei voluto fare altro per il resto della vita che continuare a baciarla; e prima di allora non avevo mai capito perché la gente facesse dei baci una gran questione, a me non sembravano niente di speciale: infatti lo considero il mio vero primo bacio. Ci siamo messe insieme, ho iniziato a fare sempre più ricerche su internet (non conoscevo persone gay) e ho scoperto un mondo nel quale riconoscermi. Dopo un po’ però sono iniziati i guai, io avevo dei problemi personali alle spalle e in più la storia con lei non andava per tanti motivi (poi ci siamo lasciate, ha avuto e a quanto ne so ha tuttora molti problemi ad accettarsi, anche perché viene da una famiglia terribilmente chiusa) e ho avuto un crollo psicologico. Ho deciso di chiedere aiuto e mi sono rivolta al consultorio dove ho trovato una psicologa che - sebbene sia illegale e contro l’etica professionale - ha cercato di “guarirmi” imputando i miei problemi alla mia omosessualità e colpevolizzandomi per quello che sentivo. A quel punto sono peggiorata, e di molto. Per fortuna ne sapevo abbastanza da capire che quella donna stava facendo qualcosa che non avrebbe dovuto, così mi sono rivolta altrove e ho trovato una bravissima persona con cui fare una terapia seria. Mi è stato più volte consigliato di denunciarla (ci tengo a dirlo: ragazzi, se vi succede fuggite! Non lasciatevi ferire da questa gente. È un comportamento illegale e immorale. Dovete volervi bene!), ma non l'ho mai fatto – e mi sento in qualche modo responsabile per chi è capitato lì dopo di me - perché avrei dovuto spiegare tutto ai miei genitori, e ovviamente non potevo. Comunque questa brava nuova psicoterapeuta ha fatto un lungo lavoro con me, abbiamo dedicato un intero anno a "decostruire" i sensi di colpa e in generale i danni che quella ciarlatana aveva fatto in un paio di mesi. Poi ho iniziata ad affrontare i miei problemi originari, ma già allora stavo molto meglio. Accettarmi ha fatto la differenza Le discriminazioni capitano, anche perché non mi nascondo comportandomi da amica quando sto con una ragazza. Può capitare di tutto: dalle domande curiose (quelle in realtà non mi danno fastidio, sono felice che la gente cerchi di capire), a insulti, minacce, ragazzini che vogliono riprendervi per "mettervi su YouTube". Io ci rimango male perché sono timida e le "umiliazioni pubbliche" non so gestirle, così come l’odio gratuito; però penso che vivere liberamente sia più importante perciò mi rifiuto di cedere e tornare a nascondermi. Mi farebbe molto più male, sarebbe come tradire me stessa. Ovviamente bisogna valutare la situazione, se mi rendo conto che potrebbe essere pericolosa evito. La cosa che mi ha fatto più male probabilmente è la mamma che ha coperto gli occhi della figlia per un bacio a stampo, come fossimo chissà che cosa sporca da nascondere. Mi è capitato anche un ragazzo, un compagno di università che scopertolo mi ha sbattuta al muro in un corridoio deserto (era la fine della sessione estiva e non c'era quasi più nessuno) perché "ti faccio cambiare idea io" e solo per un colpo di fortuna in quel momento è passato un mio amico. Ovviamente poi mi sono tenuta a distanza dal soggetto in questione. Però ci sono anche esperienze positive, quelli che ti guardano male son sempre di meno e poi c’è la gente - magari la più inaspettata - che si schiera dalla tua parte e ti risolleva la giornata. Comunque so che le cose vanno meglio che in passato: in fondo sono libera, e lo apprezzo. Ho anche capito che l'importante non è chi mi sta intorno ma lo star bene con me stessa, anche se non sentirsi sempre osservata aiuta molto: per questo spero che le cose migliorino sempre di più, anche qui in Italia. Il coming out l’ho fatto con le mie amiche d'infanzia, fortunatamente è andato benissimo. So che mi vogliono bene davvero, qualcuna era già aperta e non ha avuto problemi, qualcun’altra ha fatto uno sforzo per comprendere (di certe cose non si sapeva niente né si parlava): l'importante però è che ci sono sempre state per me. E con il tempo hanno anche imparato a conoscere questa realtà diversa dalla loro. Con le nuove conoscenze non faccio annunci ma se capita lo dico serenamente (tranne in casi particolari). Non ho niente da nascondere, né interesse a relazionarmi con chi mi giudica: ho smesso di farmi del male Non ho fatto coming out in famiglia invece. Il lato paterno è molto conservatore (possiamo contare dei fieri partecipanti al Family Day) e ho paura della reazione. Mi piacerebbe parlarne con mia mamma e ci penso spesso, ma so che le darò un dolore e ho paura che si chiuda emotivamente e mi tagli fuori, e questo mi frena. Ritengo comunque che sia un passaggio fondamentale. Il non averlo ancora detto a casa mi pesa moltissimo, anche se dirlo agli amici e poter essere me stessa almeno fuori è un sollievo. Ogni volta che devo mentire o omettere mi sento come se stessi maltrattando quella parte di me, come se le mancassi di rispetto e la ferissi, vergognandomi nuovamente di lei. E credo che tacere sia ingiusto anche nei confronti delle persone amate, perché è come non fidarsi di loro e non permettergli di conoscere la vera te stessa. Lo dirò prima a mia mamma, poi agli altri: aspetto solo di poterlo gestire emotivamente (e vorrei anche trovare lavoro e avere un’indipendenza economica, sapere di avere una "via di fuga" se necessario sarebbe d’aiuto), non posso vivere mentendo, e come già detto non lo ritengo giusto nei confronti di nessuno. Infine, parliamo di stereotipi: due in particolare non sopporto. Il primo è quello delle lesbiche che hanno relazioni di serie b perché noi non possiamo fare "vero" sesso e non sappiamo cosa sia il “vero piacere” (però conosciamo gli orgasmi multipli gente ). È molto frustrante, come se le mie relazioni fossero guardate con compassione, un “accontentarsi”, quando magari io mi sento al settimo cielo. So che non dovrebbe importarmi di quello che pensano gli altri, ma... be', alla lunga è frustrante (per la cronaca: sì, esistono i giochini, ma sono un'opzione in più, non una necessità come molti pensano). L'altro problema riguarda il mio aspetto. Premetto che a causa del mio non essere dichiarata ho ancora poca esperienza con la comunità, quindi è una testimonianza limitata. A volte l’essere abbastanza femminile, come me, crea problemi. Gli etero non mi credono quando dico di essere lesbica, parte il discorso sull'essere confusa e sul non sai che ti perdi (aggravato dal fatto che non sono mai stata con un ragazzo. Già non mi piaceva baciarli, non sono mai riuscita a costringermi ad andare oltre). Certi ragazzi poi si eccitano all’idea di convertirti e diventa davvero difficile scollarseli di dosso. Oltre al fastidio, soffro sempre a veder negata una parta di me. Dal mondo Lgbt a volte arriva un pregiudizio simile, non mi riconoscono come "una di loro", non a prima vista (il che rende anche più difficile conoscere ragazze, ahimè) e alcuni non si fidano, mi prendono per una finta lesbica o qualcosa del genere. Ci rimango male quando mi sento rifiutata dalla mia stessa comunità, dovrebbe essere il mio porto sicuro. Mi dispiace anche perché mi sento sotto osservazione, giudicata per come appaio, come se il mio aspetto mi mettesse nella condizione di dover dimostrare qualcosa. Immagino che sia l'inverso del problema che vivono le ragazze mascoline, perché so che anche loro vengono discriminate su entrambi i fronti. Si tratta comunque di casi isolati e ci sono tantissime persone che vedono oltre gli stereotipi nella comunità. Anzi, devo ammettere che sono felice del mio piccolo gruppo di amici lgbt, persone con le quali sento di poter essere me stessa. È un mondo con i suoi riferimenti, il suo linguaggio, ed è bello a volte potersi semplicemente capire al volo Inoltre a modo mio sono felice della cosa: se fossi etero la vita sarebbe probabilmente più semplice, ma se anche potessi non cambierei. Sono felice di come sono, sono felice di amare le donne e di poter apprezzare fino in fondo le creature meravigliose che sono. Ritengo molto importante affrontare queste questioni. Molti sono davvero ignoranti. Lo dico senza accusare: avessi fatto studi diversi sarei stata ignorante anch'io, perché non se ne parla(va) e specialmente se non ci sei dentro non te ne interessi più di tanto. Invece sapere aiuta a non giudicare e a non discriminare, ma anche a non sentirsi sbagliati o malati e a viversi bene. E poi c'è la solitudine. Io quando l'ho capito ero spaventata e per molto tempo ho pensato di non poterlo dire a nessuno. Ma se se ne parla, scopri che ci sono altri come te, che non sei una bestia rara e non sei sola al mondo: e allora inizi a viverti bene. Per questo voglio ringraziarti per il lavoro che stai facendo, serve a dare più visibilità ed è una grande e bellissima cosa, i primi contatti con il mondo Lgbt li ho avuti tramite spazi come il tuo e mi hanno aiutata tantissimo. Mi hanno fatta sentire normale per la prima volta Sappi che stai veramente aiutando le persone. Grazie infinite per il tuo impegno. E per la possibilità che mi stai dando di sfogarmi e raccontare questa storia, spero davvero che possa aiutare qualcuno.
Palermo-Cesena 2-1 Damato 5
Palermo 19/10/2014 ore 15:00, Palermo-Cesena 2-1 Arbitro: Damato 5
Può far discutere la sua decisone di assegnare il calcio di rigore al Cesena nel secondo tempo per la trattenuta di Andelkovic su Magnusson, anche se l’ingenuità più grossa la commette il centrale del Palermo. Male nella gestione dei cartellini, manca un rosso a Coppola per un brutto fallo su Morganella
Assistenti: Barbirati - De Luca Iv uomo: Petrella Add 1: La Penna Add 2: Maresca