Ho letto un libro che parlava di una catena di lettere per salvare il posto di lavoro di una donna di un piccolo paese spagnolo, ma che alla fine ha legato e salvato molto più di una vita e di un lavoro. E allora ho pensato che anche io dovevo scrivere, perché non riesco a parlare se non mi sento in colpa per la persona che mi ascolta e altamente mortificata per me stessa. L'anno scorso mi sono laureata dopo anni in cui ho passato il tempo a prendere medicine per lo stomaco e gocce per gli attacchi di panico. Quando ho finito la triennale, che poi tre anni non è durata, ho deciso che non avrei ricominciato. E così ho fatto. L'unica cosa che rimpiango è la conoscenza che trovavo in quel posto. Non rimpiango la concorrenza, il sentirsi sempre non all'altezza e sbagliata. La cosa divertente è che anche adesso non mi sento molto meglio. Ho studiato ma la mia laurea non basta, ho lavorato, poco ma l'ho fatto, ma anche questo non è abbastanza. Anche adesso mi sento rotta e spezzata, mi sento in grata per la vita fortunata che ho, e pigra perché mi sembra di essere ferma.
Mi piace leggere e più o meno inconsciamente spero sempre che un giorno da sotto la porta passi una lettera che mi catapulti in una grande avventura. Perché il resto non basta. Qualche mese fa sono stata in Irlanda, e quella rimane l'esperienza più felice che abbia fatto. La mia avventura, io contro il mondo, io sopra il mondo. Ho scoperto che non sono rotta ed inutile come pensavo, che quello che io non vedevo in me era chiaro come il sole per gli altri e adesso sto dimenticando ancora.
Ed ora ho appena finito di controllare il profilo di una ragazza che domani sarà una mia avversaria in un colloquio (come si dice, conosci il tuo nemico) e forse è bene che abbia trovato solo il suo, perché già così mi sento male.
Che possibilità ho contro una con due lauree, un master, con esperienza in musei esteri, che speranze ho con una con tutta quella roba sul curriculum quando io ho un'esperienza all'estero e anni di babysitter alle spalle?
Mentre io raccontavo l'Odissea ai miei bambini, pretendendo di essere Polifemo, lei era in Francia, mentre io al call center spiegavo ad una arrabbiatissimo signore veneto che no, non sapevo perché un bancale di vino fosse sotto casa sua, lei terminava un master importantissimo e nel frattempo si occupava di immigrati come volontariato. E poi penso, se mi chiedessero “ Perché dovremmo scegliere lei invece della sua collega ?“ io cosa potrei rispondere?
Che anche se i miei voti non sono i migliore mi sono sempre presentata in orario a lezione e agli esami e che conservo con cura gli appunti di quelle lezioni? Che sorrido sempre a tutti? Che canto mentre riordino i magazzini e che sono bravissima a far sentire le persone a proprio agio? Gli direi che se una chiave rimane bloccata in una toppa con un coltello da filettatura la puoi sbloccare? Che so come far passare il mal di stomaco? Che mi piace leggere e raccontare quel genere di stori che alle persone normali fa esclamare “ Perchè sai certe cose?”. E direi questo perchè non ho niente di meglio da offrire? Quello che ho studiato non è diverso da ciò che sanno tante altre persone. Cosa convincerà loro a scegliere me?
Gli dovrei dire che il mio capo mi obbligava a fare le pause e mi cronometrava la pausa pranzo per accertarsi che la facessi? Che il mio collega tedesco mi reputava la persona più instancabile che avesse visto? Che i colleghi irlandesi mi ripetano che la cosa che rimpiangono di più è il mio buongiorno alla mattina? Che la collega francese diceva che vedermi sempre felice le faceva venir voglia di essere propositiva e impegnarsi di più, per quanto fosse lei quella veramente straordinaria?
Non penso che lo dirò...perché non fa di me la persona adatta al lavoro.
E allora questa lettera cosa dice di me?
Che sono insoddisfatta come molte altre persone e che mi vergogno. Ma non di dire che mi vergogno ben si di provare vergogna? Mi vergogno si sentirmi spezzata senza alcun motivo valido, è umiliante piangere sull'autobus durante un attacco di panico, senza sapere cosa rispondere quando ti chiedono cosa succede. Mi vergogno perché ho conosciuto una ragazza che è scappata in un altro continente, che fa un lavoro faticoso diverso da quello che desiderava per se stessa ma che non perde mai il sorriso e la forza. Quindi ora glielo vado a dire un attimo.
Ora vado a tagliare gli zucchini perché dubito che si siano auto-sminuzzati.