E ci vuole una forza immane per sopravvivere ai ricordi del passato.
seen from Norway
seen from United States
seen from China
seen from China

seen from United States
seen from Netherlands
seen from Germany
seen from United Kingdom

seen from Belgium
seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from Thailand
seen from Switzerland
seen from United States

seen from France
seen from United States
seen from Romania

seen from Switzerland
seen from Türkiye
seen from Germany
E ci vuole una forza immane per sopravvivere ai ricordi del passato.
“Sono così pateticamente intensa. Non riesco a essere in nessun altro modo.”
Sylvia Plath, “The Letters of Sylvia Plath, Volume I: 1940-1956”.
Kafka
Certo, Bruna, che t’amo, e con quale smisurata demenza.
Non ti dicevano gli stupidi telegrammi che ti mandavo dalla nave quando non avevo altri mezzi, che mi eri di continuo presente? Di continuo, di continuo... Amo per l’ultima volta, e come non ho mai amato, con disperazione. Sei il mio sogno della fine, assurdo, stupendo, orrendo. Ti sogno a occhi aperti, ti sogno nel sonno, sono in uno stato di sogno continuo, e so che sognarti è per me, non può essere per me che l’atto più amabile e più crudele che ci sia.
M’è rinata nel cuore la poesia, l’ha fatta rinascere la gentilezza d’una pura voce di poesia.
Giuseppe Ungaretti, dalle lettere a Bruna
Fulvio Roiter -Sicilia, la lettera, 1953
Lausanne, 8 aprile 1933
Cara Pie,
ECCO UNA LISTA DI COSE DI CUI NON C'È BISOGNO CHE TI PREOCCUPI:
• Non preoccuparti se le persone ti sembrano strane
• Non preoccuparti se le cose ti sembrano confuse
• Non preoccuparti se non capisci esattamente cosa vuoi
• Non preoccuparti per le persone che ami
• Non preoccuparti per le persone che non ti amano
• Non preoccuparti per la morte
• Non preoccuparti per il futuro
• Non preoccuparti se ti senti in colpa (ma cerca di capire perché)
• Non preoccuparti di essere felice
• Non preoccuparti di diventare famosa
ECCO INVECE UNA LISTA DI COSE DI CUI DOVRESTI COMINCIARE A OCCUPARTI:
• Essere gentile con gli altri
• Mantenere sempre la parola data
• Saper perdere con grazia
• Evitare l'invidia
• Non raccontare bugie
• Essere puntuale
• Usare bene il proprio talento
• Tenere la testa alta, sempre
Se riesci a ricordarti anche solo metà di queste cose, Pie, andrà tutto bene.
Ti voglio bene.
Papà.
- Lettera di Francis Scott Fitzgerald alla figlia. La lettera non fu mai spedita, venne ritrovata tra le sue carte alla sua morte
[...] Mi sei mancata, il tuo silenzio, il tuo ritardo mi hanno angustiato assai più di quello che tu possa immaginare. Ti scrivo subito, scendo subito a spedire, perché se non vieni domani, come spero con tutta l’anima, possa ricevere questa mia, lunedì. Voglio dirti che se ti ho salutato affettuosamente alla partenza, ti accoglierò al ritorno – la dirò quella parola amara e squisita, quella parola diffidente e fantastica, ti accoglierò con amore. Non amo questo telefono vedovo della tua voce. Per lavorare bene, ho bisogno che tu interrompi spesso il mio lavoro con parole, domande, tenere molestie. Il tuo corpo ha popolato questa casa; la tua voce è appesa al mio orecchio; la tua pazienza e insieme – come dirò? – il tuo esserelì, insieme sommessa e inevitabile, ha colmato i miei labirinti di tappeti e di segni, sotto i quali forse non c’è più traccia di pareti. Non ti avevo mai scritto in questo modo, non ti avevo mai parlato in questo modo, mai sentito così bruciante, insinuante, magra e languida abitatrice di un cervello che volta a volta ha forma di forca, di letto, di casa, di pianoforte a coda, di acqua, di giardino. Tutto ciò è lievemente risibile, vero? No, non lo è. Ho passato giorni istoriati di solitudine, di assenza; ora leggo il precipitoso riaffiorare di segni densi, intricati, allusivi e fitti. Sono i segni, gli ierogrammi con cui, lentamente, colmo il bianco della tua assenza coi primi indizi del tuo ritorno. Ti abbraccio.
Giorgio Manganelli
𝗗𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗶𝗹 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗻 𝗥𝗶𝗻𝗼 𝗔𝗽𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼𝗳𝗼 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗭𝗲𝗯𝗲𝗱𝗲𝗶
1ª Lettera. Carissimi, in questo tempo arido e codardo capisco il vostro eterno girare. Siete come dervisci rotanti, solo un po’ più ovali. Viviamo l’era in cui i pagliacci dettano la ragione e i saggi vengono sbeffeggiati dai leoni da tastiera sulla strada di Meta. Che non è la meta, e manco la metà. Vi confesso una cosa: continuo a stupirmi della stupidità degli stupidi. Anche quando sragiono io stesso, mi sento comunque meno ebete di certi stolti. Ho intrapreso la retta via da un pezzo, peccato che sia piena di curve: mi destabilizza, mi viene la nausea. Lungo il cammino incontro solo gente impegnata a lamentarsi e a condividere brutte notizie, senza mai controllare la fonte. Possibile che le belle notizie non le passi nessuno? Eppure esistono. Ne ho viste addirittura un paio, a tre giorni di marcia dal punto dove mi sono accampato stanotte. Il viaggio è ancora lungo, non sempre riuscirò a scrivervi. Se non ci sentiremo più, consideratevi tutti abbondantemente augurati. Sapete che ho smesso di perdonare? Sì. Perché oggi le persone sanno perfettamente il male che fanno. Si perdona la distrazione, il fraintendimento, il gesto involontario. Non si perdona la volontarietà e l’accanimento. Guardo il boccale di birra. Mi ipnotizzano le bollicine sottili che nascono dal nulla sul fondo e salgono, salgono, fino a perdersi nella schiuma. Sono come le idee che vengono dal basso, dal nostro io profondo, ma appena arrivano in superficie si mischiano con paure, problemi, contraddizioni. Schiuma mentale. Ci annebbia tutti. Nel frattempo ho iniziato a parlare con me stesso. Mi trovo bene, quasi sempre andiamo d’accordo. Qualche litigio c’è, ma sono rare eccezioni. Spero che voi non facciate come i Corinzi, che nemmeno la notifica di avvenuta lettura accettavano. Io, più modestamente, mi accontenterei di un segno di vita. San Rino Apostrofo (tra le parole ar'cazzo)