Pacata, di poche parole, ogni domanda pare soppesarla per valutarne risposte e reazioni. Ma forse tutta sta maturità non è poi così strana in una ragazza che lavora da quando ha quindici anni, che nei primi cinque è passata da modella a conduttrice ad attrice e che a venti ha mollato un programma che andava benissimo per ricominciare. Poi si è fermata, poi ha di nuovo cambiato, poi si è rifermata e poi ha ricominciato da tutt’altra parte. Schizofrenica? No, Sarah Felberbaum è semplicemente coerente e con un unico obiettivo in testa: la sua felicità.
In Maschi contro femmine sei una ragazza sessualmente ambigua, che inizia una relazione sia con Nicolas Vaporidis che Chiara Francini. Il triangolo sì?
Assolutamente no! Non è una situazione in cui mi sentirei a mio agio. Non riuscirei mai a vivere due cose contemporaneamente .
Con tutti quei comici nel cast, chissà quante risate sul set
L'atmosfera che vivevamo era molto allegra. Anche Fausto (Brizzi, il regista, ndr) è una persona che ama divertirsi. Ogni scena era un pretesto per una battuta o uno scherzo.
Chi ti è piaciuto di più tra i colleghi?
Ho legato molto con Chiara Francini, che non conoscevo. Ci sentiamo ancora. Fino a cinque minuti fa ero al telefono con lei. E non è una cosa comune, fra attori.
Non hai amici nel mondo dello spettacolo?
Solo una, Giulia Bevilacqua. Ci siamo conosciute per un film e siamo rimaste amiche, ci vediamo spesso.
Nicolas Vaporidis era un tuo amico?
Nì, non avevamo mai lavorato insieme, ma bene o male il giro di amicizie era quello. Mi succedeva spesso di incontrarlo in centro per un aperitivo, piuttosto che per una festa. Sai, Roma non è poi così grande…
Nella tua vita hai avuto momenti di notorietà seguiti ad altri di stasi. Hai lasciato Top of the pops nonostante il successo perché "non ti sentivi felice". Dopo Uno Mattina sei stata ferma due anni, dopo Elisa pure. La tua vita è sempre così altalenante?
Sì, sono proprio fatta così.
Cosa ti spinge a queste sterzate improvvise?
Questo è un mestiere che non devi fare per forza, non è un lavoro d’ufficio, non ci si deve guadagnare la pagnotta per arrivare a fine mese. Se una persona lo sceglie, deve farlo perché lo ama davvero e la fa sentire felice. Personalmente fare cose che non mi appassionano, non mi rendono orgogliosa o più semplicemente non mi divertono, non mi va bene. Devo avere una motivazione, altrimenti cambio strada.
E tu ne hai cambiate parecchie
Certo, non credo nel "vabbè lo faccio, seppur rassegnata". Non potrei mai accettarlo. Ho iniziato a lavorare a 15 anni, e ho sempre pensato che il mio obiettivo primario fosse essere felice. Costringermi a fare una cosa che non mi rendeva tale, a 15 come a 20 o a 25, lo trovavo una follia. Ho smesso di fare Top of the pops perché avevo la sensazione che non fosse la cosa giusta per me. Avevo voglia di cambiare, di capire quale era veramente la mia passione. Ho provato la conduzione, ho scoperto che non lo era, ho mollato tutto e mi sono messa a studiare recitazione.
Però anche dopo La figlia di Elisa hai avuto un momento di pausa. Lì da cosa dipendeva?
Non ho mai avuto la smania di dover per forza fare qualcosa, e le mie pause lo dimostrano. Avrei potuto lavorare il doppio, se avessi voluto, perché ci sono state mille occasioni che ho rifiutato. Dopo Elisa avrei potuto lavorare subito, ma non avrebbe aiutato il percorso che avevo in mente, non mi avrebbe fatto avere ruoli che poi ho ottenuto.
Hai cominciato a fare la modella a 15 anni. Lo rifaresti? E soprattutto, c’è un consiglio che daresti a chi comincia così giovane questa carriera, visto che se ne sentono di tutti i colori?
Per come l'ho vissuto io quel percorso, lo rifarei. Ma sta anche tanto ai genitori. Io lavoravo ma non ho mai perso un giorno di scuola. E se succedeva, veniva subito recuperato. Era una regola ferrea in famiglia. Non sono mai andata dai miei dicendo "Voglio fare la modella", è successo per caso e abbiamo scelto insieme di provarci per vedere come andava. Ad ogni occasione mi dicevano: "Fallo solo se ti va". Era sempre tutto molto controllato, guadagnavo i miei soldini ma non rinunciavo alla mia vita normale.
Hai raccontato però che quel lavoro ti ha creato dei problemi, delle ansie (disturbi dell'alimentazione, ndr). Che hai poi superato con l’analisi
Non credo sia colpa di quel tipo di lavoro, probabilmente ha solo tirato fuori una cosa che già c’era. Iniziare a farlo da molto giovane fa venire in superficie delle insicurezze che alcuni di noi hanno, altri no.
Ci parli del film di Molaioli, Il Gioiellino, di cui sei protagonista insieme a Tony Servillo?
Non posso dire molto. Un po' perché mi è stato vietato e un po' perché non so nemmeno quando uscirà. Andrea ci sta ancora lavorando, sta montando. Posso dirti che sono la protagonista femminile. L'argomento, si sa, è il crack Parmalat.
Avendo fatto molta televisione, ti chiedo un parere da addetta ai lavori: cosa ne pensi di questa televisione dell’orrore, da Meredith a Sarah Scazzi?
L’informazione è fondamentale, però a me di sapere l’opinione di presentatori o presentatrici vari mi interessa fino a un certo punto. Ci sono trasmissioni che guardo, che si occupano di cronaca e che permettono di approfondire notizie che solo attraverso i quotidiani non puoi sapere fino in fondo. Ma vedere persone che si mettono a sentenziare, soprattutto quando le cose non si sanno bene e ci sono ancora delle indagini in corso, non mi frega nulla. Leggo i giornali, non ho bisogno di guardare quattro persone che emettono giudizi. Perché parlarne se non sai le cose con certezza? Solo per fare spettacolo, ovviamente.
C’è un ruolo che vorresti interpretare in questo momento?
Un ruolo muto. Ovviamente è una provocazione, nel senso che vorrei interpretare un personaggio che non "passasse" per la parola, che giocasse più sulle emozioni. Le parole a volte ti tolgono, mi piacerebbe lavorare su altro. Sarebbe difficilissimo ma bellissimo.
Hai un'attrice fonte di ispirazione?
Ho sempre amato Meryl Streep per la sua versatilità. In qualunque ruolo riesci a seguirla e credere in quello che fa.
Tra la nuova leva di attori ce n’è uno con cui vorresti lavorare?
Ce ne sono tanti, non ne ho uno in particolare. È un momento felice per il nostro cinema, c’è davvero un bel gruppo di artisti interessanti.
Un regista da cui ti piacerebbe essere diretta?
Odio queste domande perché ogni volta faccio un nome e finita l’intervista me ne viene subito in mente un altro. Diciamo che mi piacerebbe tanto essere diretta da una donna, non mi è mai capitato. Credo che come esperienza mi arricchirebbe.
L’ultimo film visto che ti ha colpita?
Devo andare a vedere Gorbaciov che so che amerò, anche soltanto per Tony (Servillo, ndr)...
(Magazine Libero.it 26/10/2010)