Il graffio sul muro marcio della stazione accoglie la mia discesa sotterranea mentre con ansia aspetto di sapere se il prossimo treno (dopo quello appena perso) sarà tra due, tre o 5 minuti.
“prossimo treno tra 2 minuti”: perfetto, siamo in linea con il minimo garantito dall’accordo di servizio tra comune e municipalizzata dei trasporti.
So benissimo che il dato è assolutamente indicativo, anzi pienamente approssimativo: lo so e ad inaugurare questo fantastico lunedì di maggio è una sorta di indignazione tipicamente grillina.
Ad una settimana esatta dal compleanno di Giovanna ho deciso di risparmiare sul consumo di idrocarburi. Penso al suo regalo mentre di corsa guadagno la testa della banchina ostinandomi ancora, dopo 30 anni, che la prima vettura sia la migliore. Convinzione ridicola, in metro, a Roma, viaggiare comodi è solo una questione di culo. La metro di Roma è come il raccordo anulare di Roma, un giorno la trovi vuota alle 8, il giorno dopo sempre alle 8, è la Guernica di Picasso.
Dietro ad un omone con la cangiante divisa dell’AMA (unica vera operazione di rilievo dell’ex Veltroni aver ridato dignità a questi lavoratori cambiando la dicitura dei loro badge da nettezza urbana a a AMA ROMA), ritrovo il mio caro vicino di casa, Piero.
Piero, da qualche tempo è più sereno, forse anche più felice. Con Giovanna coltiviamo un dubbio lacerante, in realtà io, oltre al dubbio covo anche un’invidia latente. Piero è un architetto ed è dotato di una mascella maledettamente volitiva. Le sue sopracciglia si inarcano sempre in modo sincrono, mai un cenno di imbarazzo o di dubbio. Le sue certezze svelano una precoce adesione (forse intorno ai 23 anni) alle idee del socialismo riformista. Sì, sicuramente Piero a 23 anni occhieggiava D’alema , disprezzava i fascisti di sinistra e sapeva da che parte stare. A 27 anni aveva imparato come stordire le sue prede per sbrigare una scopata: occhi e tubero accattivanti prima di partire con una raffica di citazioni colte, riferimenti culturali e una cucina sublime. Piero si vanta di aver cucinato i migliori piatti senza aver mai bruciato uno spicchio d’aglio. A 30 anni si era laureato senza compromettere minimamente le naturali curve della sua schiena. Piero non fa sport ma ha un bel corpo, armonioso, anche se la maglietta (non ha mai sbagliato un abbinamento cromatico), svela nelle grinze laterali, dei fianchi piuttosto generosi e non perfettamente proporzionati al suo fisico esile ma tatuato.
A Piero piace profondamante la fica, non lo nasconde, anzi lo ostenta con delirante grandeur napoleonica. Piero non è geloso, ammette rapporti sessuali di ogni tipo, tra uomo e donna, tra donna e donna, tra uomo donna e uomo, tra donna e cavallo.
Piero, riformista, di sinistra, mascella volitiva, anche oggi a 40 anni sceglie se rientrare a casa la sera o no. Non ha dubbi su chi votare, quando si vuole incazzare con una donna lo fa e lo sa fare. Nella sua autorevolezza che non cede al pentimento non ha mai appreso un briciolo di miserabile pietà umana.
Piero abita sul mio stesso pianerottolo, ha tante donne e da qualche tempo, oltre ad essere più sereno e più felice è anche più stronzo e con un segreto inconfessabile.
Mentre continuo ad invidiarlo con la coda dell’occhio canticchio a bassa voce:
“Mio caro padrone domani ti sparo farò di tua pelle sapon di somaro ti stacco la testa ch'è lucida e tonda così finalmente imparo il bowling.”