Nell’ultima delle sette, brevi lezioni di fisica, Rovelli si concentra sull’argomento che forse ci tocca più sul personale: noi stessi.
Dopo sei lezioni - che ci danno una idea di quanto esteso e complicato sia l’universo e quanto poco sappiamo di ciò che ci circonda - l’autore ci pone una domanda. Cosa siamo noi esseri umani, che provano una miriade di emozioni, in tutto questo spazio immenso? Siamo solo particelle e quanti, o c’è altro?
Forse, tra tutto quello che cerchiamo di capire, quello che dobbiamo comprendere meglio siamo proprio noi.
La risposta che Rovelli prova a fornire è meravigliosa.
Noi siamo il soggetto che osserva il mondo, gli autori di un disegno che ci permetta di decifrare cosa è ciò che ci attornia. Ma non siamo esterni al mondo, ne siamo bensì parte integrante.
E non siamo unici come qualcuno può credere, non siamo al centro di tutto. O meglio, possiamo essere speciali per le persone che ci circondano, ma non per la natura. Per lei siamo solo una infinitesima parte della realtà, una delle tante.
Le immagini che ci costruiamo dell’universo sono ben lontane dal vero, ma il nostro pensiero si evolve in base alle nozioni che nel corso della vita scopriamo. La nostra stessa idea di mondo è in evoluzione, ed è una idea che cerca di definire precisamente (per quanto possibile) le leggi che governano la realtà in cui viviamo.
Queste immagini però non sono più frutto del mito, della immaginazione, ma di un processo di un’ osservazione rigorosa, sempre nella consapevolezza che gli errori sono possibili, che va avanti da innumerevole tempo. E tale osservazione è la scienza.
La domanda seguente con cui continua il fisico è più intricata: come può lo scambio di informazioni che avvengono in natura produrre i nostri pensieri?
Non è ancora chiaro, ma sono nate diverse affascinanti teorie al riguardo, tra cui quella dello scienziato Giulio Tononi. Giulio tenta di caratterizzare ciò che cambia in un sistema quando esso è cosciente (per esempio, quello che cambia da quando siamo svegli a quando siamo nel sonno non cosciente).
C’è un’altra sottoquestione che si pone. Cosa vuol dire essere liberi di scegliere quando i nostri comportamenti sono conformi alle leggi naturali?
Noi siamo liberi perchè i nostri comportamenti sono regolati dalle leggi della natura presenti nel nostro cervello. Non siamo una irregolarità della natura.
La nostra sensazione di profonda libertà, continua Rovelli citando il filosofo Spinoza, è data dal fatto che l’immagine che abbiamo di noi stessi è solo una bozza rudimentale di quello che realmente siamo, delle interazioni nel nostro cervello.
Noi siamo l’insieme di tutti i processi che avvengono nel nostro corpo e delle interazioni tra corpo e ambiente che ci circonda. Non siamo solo quello di cui siamo coscienti.
La sensazione di essere noi a decidere, quindi, è corretta. E le osservazioni scientifiche sul mondo non intaccano con questa idea, ma la rafforzano.
Tutti i valori di cui noi siamo coscienti non sono smentiti dalla realtà, ma anzi sono realtà.
Noi, del genere “Homo”, siamo l’ultima di circa una dozzina di specie di un gruppo. Rovelli pensa che forse ci estingueremo, e io concordo. Siamo una specie autodistruttiva, che non è in grado di sopravvivere a lungo come altre, e forse l’unica che è consapevole della propria fine.
La morte del genere umano deve essere superata come quella individuale. Siamo consci dell’inevitabilità di questo evento.La nostra vita è effimera quanto preziosa, come dice Lucrezio “il nostro appetito di vita è vorace, la nostra sete di vita insaziabile”.
Nasciamo e muoriamo, tutti, come le stelle, e la bellezza - e il mistero - del nostro mondo ci lasciano senza fiato.