L U C I B L U
Emma
- Analisi di un’anima guarita - “Luci Blu” è il titolo del nuovo singolo di Emma, terzo estratto dal suo ultimo lavoro discografico “Fortuna”, che porta la firma di Simone Cremonini e Davide Simonetta. Un titolo evocativo che incuriosisce l’ascoltatore, colto alla sprovvista da una traccia intensa e riflessiva che si incastona nella tracklist del disco come un diamante prezioso, nascosto tra brani più scanzonati, energici e che strizzano l’occhio a un pop dal sapore internazionale. Le espressioni più intense della vita umana, sin dai primordi, sono contraddistinte,secondo Jung, da un simbolo, un colore spesso ambivalente: Blu come il cielo, il mare, l’infinito, la pacatezza di un silenzio ma anche blu come la tristezza, la malinconia, la freddezza di un addio. Il Blu delle “luci” che canta Emma è simbolo di malinconia, di una tristezza intermittente sempre pronta ad “accendersi” nei momenti di riflessione che arrivano senza preavviso e sospendono la nostra quotidianità, il presente che ci affanniamo a rendere fulcro del nostro ritrovato benessere, di una stabilità dal sapore nuovo e consapevole. Saresti capace di affermare con certezza di aver reso felice qualcuno se ti dicessi che, da oggi in poi, non avrai più l’opportunità di chiederglielo guardandolo dritto negli occhi? Questo interrogativo accompagna il rammarico della protagonista del testo di Luci Blu, che affronta con dolore e disorientamento la perdita improvvisa della persona amata (che chiameremo in maniera fittizia “Riccardo”). Emma si trova a riflettere sulla caducità della vita e sull’impotenza dell’uomo di fronte ad eventi inattesi e più grandi della sua volontà. Girano così
Le cose sai com'è
Che sembra puoi far tutto
E invece non puoi fare niente Nel frattempo il ticchettio di un orologio in sottofondo scandisce l’intensità dei pensieri dell’interprete che si arrende all’idea di non possedere “la pillola del tempo”, che se esistesse le basterebbe prenderla per tornare indietro e rivivere nuovamente quell’amore, per cogliere l’essenza di un Adesso che invece lentamente scivola via nei suoi ricordi, sempre più intensi e, al tempo stesso, sempre più privi di particolari che il tempo sta portando via con sé. Io ancora non ce l'ho
La pillola del tempo
Che se la prendo torno
Torno e mi risveglio da te, eh La ragazza si strugge nella ricerca di un particolare che avrebbe reso quell’amore perfetto, all’interno di una scena onirica in cui rivive, nella vecchia dimora, i momenti vissuti assieme alla ricerca di una traccia, di un sintomo di “felicità” nell’altro che guarisca le pene di una mente che corre senza sosta e non riesce a smettere di pensare. E ci resto fino a quando
Non ho capito dove sbaglio
Finché non ho imparato a renderti felice
Finché non ho imparato a renderti felice Il ritornello si apre con un grido disperato (“EH!”) che accompagna la narrazione di un frammento onirico in cui la ragazza rivive confusamente momenti di intimità con la persona amata, avvolta dalle Luci Blu della tristezza, del silenzio assordante che quel sogno porta con sé al suo risveglio. Eh, ti prenderò in braccio
Senza stringere troppo
Per non farti male
Per non farti male
Ma abbastanza da non farti cadere giù
Oh, si accendono le luci blu che
Facciamo l'amore
Poi ti lascio andare, ciao Improvvisamente ci si ritrova nudi e soli di fronte alla realtà. E’ il momento del dialogo interiore: la ragazza si riappropria del presente, con la consapevolezza di un’assenza inevitabile, oramai. Porta con sé un’immagine che riguarderà quando ne avrà voglia o, forse, quando perdonerà se stessa per non essere arrivata in tempo per poter godere un’ultima volta di un prezioso sorriso del suo amato. Mettiamola così
Da oggi cambio tutto
E metto l'orizzonte
Appeso come un quadro sopra il letto E se voglio lo riguardo
Perché non so immaginarlo
Perché non ho imparato a renderti felice
Perché non ho imparato a renderti felice “Basta poco, sai? Un riflesso che prende vita sul vetro di una finestra, la parvenza di una luce lampeggiante proveniente da un auto in sosta vietata, una scia luminosa di quel colore “blu” che riattiva in me prepotentemente il ricordo di quella dannata sera. Se tornassimo a quel momento saprei benissimo cosa fare: ti prenderei in braccio e ti tirerei fuori da quell’auto cercando di procurarti meno dolore possibile, tanto quanto basta per poterti salvare. Ora faccio i conti con il tempo, con la poca lucidità con cui sono arrivata lì quella sera, confusa e avvolta da un fascio di luci blu e uomini senza volto che mi allontanavano dal tuo corpo esanime. Ogni volta che ripenso al tragitto compiuto da casa al luogo dell’incidente, mi chiedo che aspetto avesse il mio volto nell’attimo prima che il campanello suonasse e a tutti quei pensieri confusi che si fanno in momenti così intensi, mentre guidi in stato di incoscienza e con il cuore preso a calci da un ospite inatteso. Scalavo le marce e acceleravano nella mia testa le immagini della nostra vita insieme…” Eh, ti prenderò in braccio
Senza stringere troppo
Per non farti male
Per non farti male
Ma abbastanza da non farti cadere giù
Oh, si accendono le luci blu che
Facciamo l'amore “… Da lontano i miei occhi mettevano a fuoco progressivamente lo scenario che si poneva innanzi ai occhi: piccole luci blu che pulsavano ossessivamente. Poi sono scesa dall’auto. Quelle luci blu sono l’ultimo bagliore di quella notte buia, Poi ti lascio andare Non c’è niente da dire C’era tutto io e te e quelle luci blu “… Sono ancora qui, in questa casa vuota, per l’ultima volta. Mi aspettano giorni nuovi, me l’hai promesso tu. E io ti prometto che saprò accoglierli. Io ti prometto che di quelle luci blu resterà solo un attonito ricordo dentro me. Adesso ho il coraggio per non affondare. Non più. Me lo hai insegnato tu che la vita o la prendi a morsi o ti inghiotte nel suo abisso.” E si spengono le luci e tu Tu non volermi male Se ti ho lasciato andare ciao “Ciao Riccardo. Il blues non sarà più la colonna sonora della mia vita. Lo giuro.” E si spengono le luci e tu Tu Il brano termina con un interrogativo: “io spengo le luci della tristezza, della mia melanconia dove è imprigionato la tua immagine. Ma che ne sarà di te?” di D O M E N I C O G R A Z I A N O