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I legami più profondi non sono fatti né di corde, né di nodi, eppure nessuno li scioglie.
Lao Tze - Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
Lascia che il vento porta via la pioggia. Nessuno ci dividerà mai più.
Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepicolecose.)
Tieni un capo del filo, con l'altro capo io correrò nel mondo. E se dovessi perdermi, tu tira.
Labellezzadellepiccolecose - (via labellezzadellepiccolecose.)
Mai. ❤️
2. Scared of love.
Non ci credevo davvero che stesse accadendo a me. Il 27 aprile correvo come una pazza per le stradine del mio paese, per arrivare in tempo alla fermata del pullman. Avevo un paio di jeans perchè nonostante la giornata afosa, avevo paura di mostrare la mia ciccia al mondo; una canottiera a righe bianca e blu stretta in vita e un maglioncino in pizzo bianco. I capelli ovviamente ricci e ribelli, che cadevano a cascata sulle mie spalle. Ero preoccupata e allo stesso tempo spensierata. Quando voltai l'angolo per arrivare sulla strada principale lo vidi. Era seduto sul muretto di fronte alla fermata dell'autobus, con una maglietta blu e i jeans chiari. Con i gomiti appoggiati sulle ginocchia stava all'ombra degli alberi che correvano lungo il marciapiede, ai lati della strada. Ogni passo che facevo mi rallentava il respiro. Non avevo le farfalle nello stomaco, avevo un'intero stormo di rondini che girava su se stesso, come per dar vita ad un uragano. L'occhio del ciclone era dentro di me e io mi sentivo forte e sballottata, inerte eppure viva. Cosa dovevo aspettarmi? Sicuramente non un bacio. Eppure quando mi fermai davanti a lui con le guance ancora rosse per la corsa, si alzò e mi sorrise, mi prese il viso tra le mani e mi baciò. Dolcemente, come credevo lui non fosse capace di fare. E solo allora mi disse "ciao", con le labbra ancora attaccate alle mie. Ditemi come si fa a non sorridere in un momento del genere?
Da quel giorno ogni momento libero era dedicato a noi due, che neppure sapevamo definirci. Non stavamo insieme, non eravamo amici, non andavamo a letto insieme. Eravamo un groviglio di frasi, baci e sorrisi che non aveva descrizione. Non avevamo un nome, eppure eravamo una cosa stupenda.
Volete davvero sapere quando ho capito che eravamo insieme, quando ho capito che era mio e io ero sua e nessuno e niente sarebbe riuscito a separarci? Ci è voluto un mese, e tre giorni.
Era il 27 Maggio e aveva appena smesso di piovere. Un forte temporale se ne stava andando, lasciandosi dietro folate di vento quasi invernale. Eravamo in città, dalle sue parti. Io vivo in provincia e siamo ad una mezz'oretta di distanza. Avevo la mia felpa preferita e i ricci che sbucavano dal cappuccio come i primi fiori di primavera, timidi e ribelli. Quella sera non era solo il tempo ad essere diverso, eravamo noi due. Ci guardavamo negli occhi come se ne andasse della nostra vita, e abbiamo detto poche parole. Mi ricordo che ho fatto la stupida per la maggior parte del tempo, cercando di sdrammatizzare quell'ansia che era diventata palpabile. Eravamo seduti su una panchina e ridevamo, quelle risate nervose che fanno venire ancora più voglia di ridere, per mascherare l'imbarazzo. Di colpo si è alzato e mi ha preso la mano.
"Vieni con me". Come potevo dirgli di no? Abbiamo iniziato a camminare verso un parco, ero sicura volesse provare a combinare qualcosa di più con me, e stavo già pensando a mille modi per dirgli che anche se mi ero innamorata di lui (perchè era così, ma era ancora tutto un segreto) non avevo intenzione di fare niente, perchè non ero pronta. Arrivati in quel parco ci sedemmo su una panchina, lui sullo schienale coi piedi sulla seduta, e io in mezzo alle sue gambe, contenta di farmi abbracciare e riparare dal suo corpo.
"Qui ci giocavo da piccolo. Nascondino era la cosa che ci riusciva meglio." Disse indicando tutti i possibili nascondigli presenti nella zona. Sorrisi e gli strinsi le mani. Erano fredde, ma comunque molto più calde delle mie. Stavo iniziando a rilassarmi, così mi alzai e mi girai verso di lui, appoggiai le ginocchia dove prima c'erano le mie enormi chiappette e gli misi le braccia intorno al collo. Guardandolo meglio negli occhi mi resi conto che era seriamente nervoso, che c'era qualcosa che non andava e, quando stavo per chiedergli il motivo di tutta quell'ansia, mi prese il viso tra le mani, come aveva già capito che mi faceva impazzire, e mi baciò.
Un bacio lento, dolce. Si staccò dopo un minuto intero, mi guardò negli occhi. Eravamo talmente vicini da sfiorarci le ciglia a vicenda. Lo baciai io, un po' più forte, un po' più a lungo. Come una drogata che ha trovato la sua dose, come un vampiro che ha trovato un collo bianco in cui affondare i denti. Io avevo trovato la mia casa.
Mi scostò dolcemente e sospirò, preoccupato. Il mio cuore iniziò a martellare. "Oddio. E' stato con un'altra e non sa come dirmelo. Oddiooddiooddio. Magari mi dice che vuole derubarmi. Oppure vuole chiudere qui senza motivo, perchè dopo un mese non gliel'ho ancora data." Stavo per aprir bocca, giusto per dirgli che volevo rompere io con lui, in modo da difendermi, da tutelarmi, da innalzare ancora quel muro di indifferenza che avevo costruito all'inizio della nostra conoscenza. Ma..
"Ti amo."
Si è fermato tutto. Il vento non soffiava più, le nuvole non si mossero, perfino le foglie smisero di scricchiolare sotto i piedi dei passanti. Un silenzio globale accolse quelle parole. Lo guardai negli occhi sconvolta. Lui! Proprio lui, quello che non stava con una ragazza per più di due giorni, quello che ha avuto le più belle, quelle che mi fanno sentire una nullità ancora oggi. Lui. Era nervoso perchè non sapeva come dirmelo. Gli tremavano le mani mentre erano ancora appoggiate alle mie guance. Iniziò ad accarezzarmi con i pollici, facendo dei piccoli cerchiolini sulle mie guance morbide. I suoi occhi erano una calamita. Un blu così non c'è neppure nel più profondo degli oceani, ed era mio. Mi baciò, spaventato dell'assenza della mia risposta, spaventato dal fatto di essersi messo per la prima volta in gioco. Spaventato. Eppure orgoglioso di quello che aveva appena fatto. Gli staccai il viso dal mio e lo guardai sorridendo.
"Anche io ti amo."
guerraintesta
La matematica funziona sulla carta, non sulla vita, non funziona quando capisci che tutti i tuoi calcoli erano sbagliati, che i teoremi non portano a niente, che i risultati sono dettati dal caso e non dalle regole. La matematica non funziona, la metà di due non è uno. Nella vita la metà di due, la metà di noi due, è niente.
la solitudine dei numeri primi