Progetto di collaborazione tra Alessi e comune: rinascere attraverso la collaborazione
Che in Italia c’è la crisi è un dato di fatto. Che molte aziende si trovano costrette a licenziare dipendenti anche; quando le fabbriche non chiudono, spesso le sedi vengono trasferite all’estero, dove sia manodopera che materie prime hanno un costo inferiore, ma spesso il prodotto finale è di qualità decisamente inferiore rispetto a quelli fabbricai in Italia.
Ci sono però anche ditte che si oppongono a questa tendenza. Un esempio di grande rilevanza è quello dell’azienda Alessi, originaria di Omegna (provincia di Verbania), che ormai da molti anni esporta casalinghi di design in tutto il mondo. Nonostante il successo degli anni passati e presenti, anche per un’azienda di questa rilevanza la crisi si fa sentire; ma la famiglia Alessi ha sempre avuto la certezza di non voler trasferire all’estero la propria produzione, neanche parzialmente. Si è trovata però la scorsa primavera davanti ad una scelta: stabilito che i magazzini erano pieni e le vendite ferme, potevano mandare in cassa integrazione parte dei dipendenti, oppure trovare altro lavoro da fargli fare. Fortunatamente per molti, la scelta dell’azienda è ricaduta sulla seconda possibilità.
Nasce quindi così, un po’per scommessa e un po’per sfida, un progetto di collaborazione tra la ditta e il comune di Omegna, chiamato “Buon lavoro-La fabbrica per la città”. I dipendenti della ditta, su base volontaristica, potevano scegliere di partecipare a dei lavori utili per il comune, dalla manutenzione dei giardini pubblici a rimbiancare la scuole, vendendo regolarmente retribuiti dall’azienda. L’ingegner Alessi, organizzatore del progetto, aveva stimato che circa il 40% dei dipendenti avrebbe aderito e che questo numero sarebbe stato sufficiente per salvare l’industria. Le sue aspettative sono state però di gran lunga superate: ben l’85% dei dipendenti ha deciso di aderire, rendendo alla comunità 9000 ore di lavoro che al comune non costerà un soldo.
La famiglia Alessi spera che questo possa essere il primo di una serie di progetti che prevedano la collaborazione tra pubblico e privato; sono fermamente convinti, così come lo è l’amministrazione comunale, che solo la cooperazione potrà consentire alla comunità di uscire da questo momento di crisi. Per ora quel che è certo è che un progetto così innovativo ha reso il marchio Alessi ancora più noto in Italia e nel mondo, dato che moltissimi giornali e periodici ne hanno parlato.
Il progetto, cominciato in primavera, ha visto la fine (per ora) nel novembre 2013, quando la fabbrica ha avuto bisogno dei dipendenti nella produzione in vista degli acquisti natalizi; ma quel che resta di questo progetto non sono solo i muri delle scuole finalmente ridipinti o i parchi giochi riparati. All’interno della fabbrica è stato aperto un laboratorio artigianale nel quale possono trovar lavoro soggetti diversamente abili, che vengono affiancati per l’intera giornata lavorativa da dipendenti della fabbrica, a dimostrazione che il lavoro non è solo un dovere, ma un diritto per tutti, e che nessuno deve essere segregato, ma anzi integrato per sfruttarne al meglio le capacità.
Quel che si può dedurre dall’idea che ha generato questo progetto, è che certamente la crisi è una grande difficoltà di questo tempo, ma anche che se un’azienda decide di credere nella propria città e nei propri dipendenti si trova una via per uscirne. Si può leggere nell’idea che certo la tecnologia è importante, ma che le persone, il capitale umano, lo sono di più, perchè sono le sole a poter dare il via a progetti rivoluzionari; per imparare a rinnovarsi, ancora una volta. Per uscire da un momento che per quanto possa sembrare nero, proprio come i muri delle scuole, può trovare nuovo colore dalla buona volontà.