L’arrivo
09.03.2018
Terzo giorno a Zanzibar. Dopo i primi due giorni d’inferno dove mi sono rifiutato anche di scrivere faccio una mini riflessione sul mio arrivo in terra africana.
L’arrivo qui è stato piuttosto traumatico ed i pensieri erano tanti.
Sono atterrato in aeroporto, scendo dall’aereo e un caldo che si moriva, un’umidità mai provata prima. Ho subito sentito l’ansia ed il panico salire ed in quel momento ero lontano da chiunque e qualsiasi cosa. Non puoi fermare il caldo.
In aeroporto mi ferma il poliziotto e mi domanda cosa facessi qui e quanto volessi restare, ma non avendo il volo di ritorno vado un po' in panico, ma nonostante ciò lo guardo dritto negli occhi cercando di mostrare sicurezza. Mi lascia andare.
Mi vengono a prendere in aeroporto ed un tizio mi porta da un altro tizio che mi porta a Stone Town. Mi viene da ridere ma tutto è molto strano.
Arrivo al Kawa Training Center (KTC) e Suzanne mi sta aspettando. Lei è fredda e mi mostra la mia camera con un “here is your room”, fine. Mi mostra il resto della casa che non ha nessuna, e dico nessuna, comodità. Panico. Shock.
La sera mangiamo una pizza che Kenn, il mio compagno di appartamento 42enne mega gentile, decide di offrirmi e nel mentre guardiamo un film. Durante il film, “Coco”, non faccio altro che pensare e pensare, e per un momento ho pensato addirittura di voler tornare a casa. Questo è stato il momento più brutto, e lo sapevo che sarebbe successo ma quando si hanno queste emozioni è davvero dura. Lo shock culturale è una teoria ed una serie di emozioni molto interessante. Grazie a dio ne ero e ne sono consapevole e ciò mi ha permesso di comprendere le mie prime emozioni.
Ad ogni modo durante il film mi sono calmato piano piano, e finito il tutto ho parlato un po' con Suzanne ed i suoi due figli, Tessa e Rashid.
Vado a letto grazie a Dio. Dormo anche bene la prima notte 😊











