RECENSIONE / Mario & The Kadath - Mario
Improvvisare e al tempo stesso esplorare nuovi generi contemporanei.
E’ questo che sono riusciti a fare i Mario & The Kadath, quartetto nato tra le province di Lucca, Pisa e le montagne della Garfagnana. Vediamo meglio come sono riusciti nell’impresa.
Mario è un album è molto particolare, a partire dal fatto che le tracce non hanno titolo, sono solo numerate. Il primo brano parte molto fluente e pensieroso, con un accordo prolungato di synth e chitarra. Poi dei fischi e rullate cadenzate, in controtempo con il charleston. Un buon intro, che carica e prepara ad affrontare il resto del lavoro.
La seconda traccia ha ancora più groove, si finisce quasi sul funky, chitarre piene di flanger e una voce concitata che ogni tanto scandisce strane parole. Il basso è pienissimo di chorus e ha un suono spesso, denso. Molto particolare il terzo brano, per la chitarra che sembra scordata e i suoni come di starnuto che ricorrono ad intervalli regolari. Il basso fa risuonare una serie di bending talmente vistosi che sembrano elaborati al computer. Nel quarto brano una voce distorta sembra prima narrare qualcosa (“spegni la sigaretta sul pavimento”) per poi urlare, dopo aver ricevuto una secca risposta (“signorsì”). Anche qui il tempo è molto concitato, la voce continua a declamare qualcosa. Quinta canzone, le cose si fanno ancora più bizzarre, con i groove della batteria che perseverano, compaiono rumori assurdi come di amplificatori che fischiano e la voce che cambia intonazione in modo velocissimo, probabilmente per qualche effetto di pitch control. La chitarra, che stacca un accordo dietro l’altro con molto release, è a tratti quasi fastidiosa, come volutamente fastidiosi sono i suoni di elettronica.
Sull’altra “side” del disco invece abbiamo un’unica traccia di ventotto minuti a fare da contraltare al "lato A", che presentava tutte e sei le tracce brevi e separate. Inizia con un mid-tempo ed un echeggiare delle parti vocali, facendo pensare a una congrega di stregoni che intonano un mantra. Continua il mid-tempo, ma inframezzato da rallentamenti e scariche di rullante, nonchè molti fraseggi di chitarra prettamente funky che sembrano sempre stare per arrivare a conclusione, senza arrivarci mai. Il tutto continua con scampanellii impazziti e suoni da elettronica minimal che ogni tanto ammiccano ai margini della scena. Qua e là ancora risate, versi ironici come l'imitazione del suono del charleston con la voce. Qualche parola sparsa, “mother” e “like a spider”, ripetuta a più riprese. Accenni di cowbell, sotto a un rullio persistente di tom e timpano. Così continua tutta la “side B” di questo coinvolgente lavoro.
In conclusione, questo disco esplora veramente, come era l’intento di Mario & The Kadath, tutte le nuove frontiere dell’elettronica, del post-rock e del jazz. Può apparire un modo di suonare disordinato, ma solo a chi non è entrato nell’ottica dell’improvvisazione. Si spera di avere presto un loro nuovo lavoro, magari per confrontarlo con questo e chiarire alcune cose che qui sono rimaste oscure. L’attesa è fiduciosa.
<a href="http://manzaneralabel.bandcamp.com/album/mario" data-mce-href="http://manzaneralabel.bandcamp.com/album/mario">Mario by Mario & The Kadath</a>