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Il gioco della raccomandata
Al gioco della raccomandata si inizia presto la mattina, perchè è un gioco lungo e gli ostacoli da superare sono molti. Si gioca in maccchina, perchè anche se apparentemente le tappe sono vicine, la strada si allunga sempre.
Si pesca la prima carta: andate all'ufficio postale di via Parma.
Partenza: 7,30 arrivo: 7,45 km: 2
Le persone in coda sono già 3, si aspetta. Apre alle 8,15. Un ufficio spazioso e confortevole, due stanze di 5 metri quadrati che spesso accolgono fino a 40 persone, le quali infatti devono aspettare in strada.
Ci dicono che la prima che abbiamo pescato era sbagliata: la nostra raccomandata non è in quell'ufficio. «Non si preoccupi, le risolviamo subito il disguido», avrebbero detto in un qualsiasi ufficio che vi ha perso un documento. Ma questo ufficio è speciale: è pubblico. Quindi si pesca un'altra carta: via Reiss Romolo. C'è anche un numero di telefono. «Controlliamo prima se hanno la sua raccomandata», avrebbero detto in un altro ufficio. Invece, nell'ufficio speciale: «Provi a sentire se ce l'hanno loro». Chissà.
Partenza: 8,20 arrivo 8,45 km: 5
Non è un ufficio postale aperto al pubblico, ma il centro di smistamento della posta di Torino. C'è una portineria. I portinai sono due, entrambi molto indaffarati. Uno è seduto e osserva. L'altro è in piedi e osserva. Non è facile capirli perchè non parlano bene l'italiano, ma sono molto cordiali: non chiedono i documenti a chi deve entrare nel centro dove viene smistata la posta di tutti i torinesi. Ci sono dei tornelli, ma sono rotti. Ci sono delle barriere, ma sono alzate.
Si aspetta fino alle nove. I concorrenti in attesa sono già due.
Per accedere agli uffici non si attraversano corridoi ma due parcheggi. Si capisce subito che l'ambiente di lavoro è molto sereno: sui tre piani delle scale antincendio ci sono sei persone che bevono il caffè e chiacchierano.
Si entra nel magazzino e un addetto allo smistamento ci manda in un ufficio. Osservare le operazioni di smistamento è davvero istruttivo. Tecnologia di alto livello: scatoloni sui quali sono appiccicati dei foglietti. Dentro gli scatoloni ci sono le raccomandate di mezza Torino.
Arriviamo al nostro ufficio. Il primo concorrente è subito eliminato: la carta che aveva pescato era sbagliata, la sua raccomandata è in un altro ufficio. Il secondo sembra che possa continuare.
Io devo aspettare il collega. Il collega è perplesso: come mai non sono andato in via Parma? Ma come...ho pescato la carta! Dunque devo aspettare il collega del collega. Che parsimonia! Per non usare il telefono in questo ufficio si grida, proprio come cinquant'anni fa!
Il collega del collega ha una risposta: la raccomandata c'è, ma per finire il gioco c'è un prezzo da pagare: 17 euro.
Come biasimarli, tutte le cose belle hanno un prezzo, e il divertimento del gioco della raccomandata è impagabile!